La viticoltura del Lambrusco, così come il comparto vitivinicolo in generale, sta vivendo già da alcuni anni un momento di grande crisi e di prospettive future poco entusiasmanti.
Il generalizzato calo dei consumi di vino, con la complicità dei nuovi stili di vita, comportano una riduzione della domanda e un incremento delle giacenze di vino nelle cantine. Nel territorio reggiano, così come in quello modenese, alla vigilia della vendemmia 2026 si stimano giacenze medie nelle cantine del 30% superiori a quelle dello scorso anno, a fronte di una produzione attesa che si stima essere superiore a quella dell’annata 2025. Queste tendenze vengono presentate come irreversibili e portano con sé la conseguente riduzione dei prezzi causata dall’eccesso di offerta.
È evidente che il settore vitivinicolo locale, quello del mondo dei Lambruschi, sarà chiamato nei prossimi anni a profonde trasformazioni, a partire dalla riduzione delle produzioni e delle superfici coltivate. La situazione sta iniziando a preoccupare molto seriamente i giovani che hanno deciso di fare della viticoltura la loro professione. In questo contesto così incerto, sono proprio loro che hanno deciso di intraprendere iniziative per individuare le strategie idonee a risollevare un settore che merita molto più di quanto stia attualmente raccogliendo.
Nel tardo pomeriggio dello scorso 22 giugno, il gruppo giovani della cantina Emilia Wine (nata nel 2014 dall’aggregazione fra la Cantina Sociale di Correggio, quella di Prato e quella di Arceto) ha organizzato un incontro tecnico presso la sede della cooperativa ad Arceto di Scandiano. Si è trattato di un momento particolarmente interessante, soprattutto perché un gruppo di oltre sessanta giovani viticoltori under 40 ha saputo coinvolgere l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi, il direttore di Confcooperative Agroalimentare Emilia-Romagna Paolo Bono, tutti i rappresentanti delle organizzazioni agricole e di Confcooperative e Legacoop locali.
I temi in questione erano certamente rilevanti, a partire dal futuro di queste giovani aziende viticole; ma il fatto che la volontà di incentivare il dibattito e la definizione di strategie urgenti per contrastare la crisi del settore siano partite proprio dai più giovani è un segnale importante di cambiamento dei tempi e di grande maturità.
Dall’incontro è emerso che in questo momento storico diverse cantine cooperative sono in difficoltà, a causa delle forti differenze fra costi di produzione e valore di vendita del prodotto. Di conseguenza, già da diversi anni i prezzi di liquidazione delle uve ai soci non coprono i costi di produzione e il settore sta vivendo un momento di forte scoraggiamento.
Le conseguenze più preoccupanti riguardano le aziende condotte da giovani, che vorrebbero investire il loro futuro in questo comparto che però al momento non offre certezza.
Ad Arceto sono stati affrontati vari temi a partire dall’esigenza più immediata, che è quella di eliminare la competizione fra cantine sociali che operano sullo stesso territorio. Questo, infatti, fino ad oggi ha ottenuto il solo risultato di favorire l’abbassamento dei prezzi di un prodotto che peraltro è unico e ricercato, e come tale non merita queste speculazioni. Tutti gli attori presenti all’incontro hanno concordato sulla necessità di fare aggregazioni mirate a ottenere un interlocutore unico, forte, capace, moderno e in grado di risollevare le sorti di un prodotto che oggi non viene valorizzato per quello che effettivamente vale.
Il vino del nostro territorio è unico, il territorio in cui viene prodotto è circoscritto e la qualità enologica eccellente. Ovviamente rimane il problema della riduzione dei consumi, che finirà con l’imporre una riduzione delle superfici e dei quantitativi prodotti, anche se da questo punto di vista è emersa la volontà di insistere nel cercare di dar vita a collaborazioni e sinergie con il mondo dell’aceto balsamico di Modena (non quello tradizionale, per intenderci), cha al momento non contiene uve del territorio. Grazie all’adozione di prodotti autoctoni, potrebbe fare un enorme salto di qualità, anche nei confronti del consumatore. L’adozione di uve del territorio nella produzione dell’aceto balsamico di Modena Igp potrebbe rivoluzionare le sorti della nostra viticoltura.
Nel corso dell’incontro è infine emersa la necessità di rivedere e riprogettare il ruolo dei consorzi di tutela e promozione dei nostri vini, e di lavorare sulla gestione degli espianti e del ricambio generazionale. Tutti i presenti all’incontro si sono dichiarati impegnati nell’adoperarsi concretamente per il raggiungimento in tempi brevi degli obiettivi necessari a dare risposte ad un settore in forte crisi e ai giovani così fortemente motivati.
Tutti, ad ogni livello di responsabilità, lavoreranno su vari fronti a partire da quello delle aggregazioni, ormai univocamente ritenute irrinunciabili e rispetto alla quali hanno assicurato di stare già lavorando.
Vigneto: il futuro non sia una resa
Quando si parla delle sorti future della viticoltura locale, il pensiero corre immediatamente all’estirpo e alla riduzione delle superfici viticole, che molto probabilmente inizieranno ad essere realizzate dai viticoltori meno giovani e senza ricambio generazionale.
In diversi ambiti si inizia a ventilare l’ipotesi degli incentivi comunitari all’abbandono definitivo della viticoltura, come accadde a metà degli anni Novanta del secolo scorso, quando nel correggese vennero estirpati il 20% dei vigneti mentre a livello provinciale la superficie complessiva fece registrare un decremento del 35%.
Al di là delle scelte politiche che indirizzeranno le decisioni di diverse aziende, in un periodo storico di riduzione dei consumi resta fondamentale credere nel nostro prodotto, che è unico, moderno, leggero, fresco, giovane e soprattutto di prezzo adeguato, e nella sua promozione. Ovviamente non potranno più esistere bottiglie di Lambrusco di prezzo inferiore ai 4 euro, anche in considerazione del fatto che la sopravvivenza della coltura tipica del territorio deve poter contare su una produzione lorda vendibile per ettaro che sia finalmente dignitosa.





