Chiesa e Ospedale di Santa Maria della Misericordia

La costante necessità di reperire fondi per sostenere le ingenti spese di gestione dell’Ospedale di Santa Maria degli Esposti, spinse i Confratelli, nel 1613, ad assecondare i desideri del principe Giovanni Siro da Correggio d’Austria, cedendogli le tele componenti il Trittico, sostituite da copie di inferiore qualità. Gli originali presero la volta di Mantova dove furono dispersi in collezioni private. Oggi il ‘Redentore in gloria’, di cui si è dimostrata l’autenticità, è esposto nella Pinacoteca vaticana.

Nel 1699, con l’acquisto di un’altra casa dietro la Sagrestia, il complesso dell’Ospedale raggiunse la sua massima espansione. La facciata della Chiesa fu modificata: l’antico portico in colonne di pietra fu sostituito da una più solida struttura in muratura, composta da pilastri quadrangolari e volte a crociera a sostegno di un’ampia cantoria. Nel sottoportico esterno, ai lati della porta d’ingresso, nel 1689 furono eseguite dal pittore cartografo correggese Marco Bianchi due pitture raffiguranti l’Annunciazione e la Natività, oggi completamente scomparse.

Nella primavera del 1735, con l’arrivo in città di un contingente di truppe francesi alleate dell’esercito estense, la Chiesa fu adibita a magazzino, costringendo i Confratelli ad allestire una cappella provvisoria al primo piano dell’Ospedale, nella Camera delle Congregazioni. L’occupazione durò tre anni e causò notevoli danni agli stucchi e alle dorature delle ancone.

Dal 1756 al 1758, tutto il complesso di Santa Maria fu interessato da un nuovo grande intervento di restauro, finalizzato a ridonare funzionalità e ‘prestigio’ alle vecchie strutture. I lavori iniziarono dal cortile, quindi fu rifatto lo scalone, poi tutti gli ambienti del primo piano, compresa la Camera delle Congregazioni che fu alzata e coperta con una nuova volta a padiglione in muratura, tinteggiati e decorati gli ambienti e rifatto il selciato in cotto.

Nel 1782, nel contesto delle politiche riformiste del ducato Estense, anche a Correggio furono attuate soppressioni di diverse Confraternite religiose, fra cui quella della Misericordia con la soppressione dell’Ospedale e della Chiesa per devolvere i beni alla Congregazione religiosa di Modena. La Chiesa, privata degli arredi sacri e degli altari, fu destinata a magazzino. L’Ospedale, ridotto al solo nucleo originario, fu chiuso e dato in affitto come privata abitazione.

Ma la popolazione correggese non si piegò all’ingiunzione estense, e dopo tredici anni alcuni devoti ed ex Confratelli decisero di rientrare in possesso della Chiesa per restaurarla e riaprirla al culto a proprie spese. Costituirono, al posto della Confraternita soppressa, una semplice associazione di devoti, la Pia Unione, che evitò un’ennesima soppressione nel 1798, con l’editto della Repubblica Cisalpina che prevedeva l’incameramento dei beni e l’immediata chiusura di tutte le Confraternite e degli Istituti religiosi. Si cercò di recuperare, per quanto possibile, gli antichi arredi della Chiesa (un tempo adornata da sette altari), e di dotarla dei nuovi paramenti per le celebrazioni liturgiche. S’innalzò la nuova torre campanaria, e il 24 dicembre 1796 il canonico Corrado Corradi, arciprete della collegiata di San Quirino, benedisse solennemente la Chiesa riaperta.

La Pia Unione di Santa Maria della Misericordia rimase attiva fino agli anni Quaranta del Novecento, poi la Chiesa passò in proprietà della parrocchia di san Quirino. Nel prosieguo del tempo la Chiesa subì il danneggiamento di anni di abbandono e di terremoti, recuperato da interventi di messa in sicurezza dell’immobile.

Ricostruzione ipotetica dell’ancona dell’altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Misericordia in Correggio, con le tre tele del Trittico dipinte da Antonio Allegri, detto il Correggio, e con al centro il gruppo scultoreo in terracotta policroma della Madonna con Bambino

Curiosità

Abito dei Confratelli: in ossequio allo spirito del sodalizio che voleva tutti i membri ‘figli uguali’ dinnanzi alla Madre Celeste, l’abito dei Confratelli prevedeva, oltre alla cappa, il cappuccio; molto più di un semplice retaggio del passato di ‘battuti’, il volto coperto era espressione dell’anonimato della carità e l’annullamento della vanità umana.

Gonfalone della Confraternita: fin dal principio la Confraternita si dotò del proprio Gonfalone (stendardo) che per vecchiezza fu rinnovato nel 1600 e nel 1772, quando fu acquistata una tela raffigurante la Madonna della Misericordia e due Confratelli oranti, di proprietà dell’Ospedale di Santa Maria Nova degli Infermi di Reggio Emilia. Il nuovo Gonfalone doveva avere notevoli dimensioni: sormontato da una grande croce dorata era sorretto da tre aste di legno, anch’esse dorate, dalle quali pendevano otto fiocchi di bavella gialla. Purtroppo pochi anni dopo (1782) la Confraternita fu soppressa e il Gonfalone fu acquistato da una famiglia legata al sodalizio.

La statua della Madonna della Misericordia, messa all’asta dopo la soppressione della Confraternita, era stata acquistata da Domenico Timolini e donata a sua figlia, suor Giacinta, clarissa di Santa Chiara, la quale di buon grado la restituì alla sua Chiesa d’origine il 24 settembre 1797. Per proteggerla, i responsabili della Pia Unione decisero di riadattare il Gonfalone come ‘velario’ della statua. Fu costruita, dietro l’ancona dell’altare, una macchina scenica che consentisse, all’occorrenza, di calare a scomparsa il quadro, scoprendo, in concomitanza con particolari festività liturgiche, la sottostante nicchia con il simulacro della Madonna.

Il cronista locale Pietro Vellani racconta che nel 1795, in occasione della ristrutturazione della Chiesa (dopo la soppressione) a opera dei devoti, mentre si guastava il selciato esterno per rifarlo, furono riaperti i sepolcri sottostanti, e in uno ritrovarono la cassa dove era stato riposto, in quarti, il corpo di un certo Luigi Rossi di Campagnola, giustiziato ventiquattro anni prima. Luigi Rossi, detto Brisabello, era un ciabattino di Campagnola con fama di ladro, dedito al gioco e scialacquatore. Nel 1771, in procinto di sposarsi e volendo con la sposa fare bella figura coi regali, rapinò don Domenico Pignagnoli. Di fronte alla reazione del prete, lo uccise a martellate assieme alla nipote. Scoperto, fu condannato a morte: fu mazzolato, decapitato, squartato e la sua testa esposta come monito.

La Camera delle Congregazioni sita al primo piano dell’Ospedale, a livello storiografico è meglio conosciuta come Sala della Congiura, appellativo derivante da un avvenimento ivi accaduto il 29 marzo 1634 quando, a seguito della riunione segreta del Consiglio Generale del Principato, si deliberò l’allontanamento del Principe Siro da Correggio dallo Stato. Da lì si concluse definitivamente la parabola della Signoria dei ‘da Correggio’ sul feudo correggese.

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