Voja

Nella cultura popolare il termine voja (voglia) assume una molteplicità di significati.

 

Desiderio

Nella vita di tutti i giorni ci si confrontava con problemi concreti di assoluta gravità quali la penuria di alimenti, la fatica del lavoro: non vi era un grande spazio per i sogni, per le voglie. Quando qualcuno esprimeva un desiderio inconsueto, originale, strano… si usava dire:

 

L’è na voja ed pom brusch.

È una voglia di mele brusche.

 

L’espressione mele brusche assumeva una valenza che travalicava il semplice significato di mele aspre. Connotava il desiderio di provare qualcosa di diverso, nuove emozioni, nuovi sapori, curiosi, anche un po’ illogici…

Questa ricerca alle volte sconfinava e portava a vivere esperienze sgradevoli. Pierangelo Bertoli lo ricordava in una sua canzone.

 

Auguri Caterina bouni fest

Auguri Caterina, buone feste

 

a t’augur d’e n’turner più a la risera

   ti auguro di non tornare più alla

risaia

 

e de a to fiola che la staga ateinta

e di a tua figlia che stia attenta

 

la vaga a l’erba brusca menga amera…

   raccolga l’erba brusca non quella

amara…

 

Al contrario, quando qualcuno desiderava qualcosa di scialbo, banale, povero, misero si diceva:

L’è na voja ed figh sech.

È una voglia di fichi secchi.

 

I fichi secchi da sempre sono considerati un alimento di scarso valore che non forniva particolare piacere, inadeguato a generare soddisfazione, allegria, euforia.

 

A s’pol mia fer un nos cun i figh sech.

Non si può fare un nozze

con i fichi secchi.

 

Angioma cutaneo – Neo

Si usa il termine voja anche per alcuni tipi di angiomi cutanei che, secondo le credenze popolari, sono generati da un desiderio insoddisfatto.

Quando una donna era incinta si pensava che la voglia insoddisfatta di un alimento potesse trasmettersi al bambino, che sarebbe così nato con una macchia sulla pelle (vòia) dello stesso colore dell’alimento desiderato.

 

Voja ed cafelat

Voglia di caffelatte (angioma di

colore beige/nocciola)

 

Voja ed vein

Voglia di vino (angioma di colore

rosso scuro)

 

Voja ed fravla

Voglia fi fragola (angioma di

colore rosso chiaro)

 

Voja ed semia

Voglia di scimmia (neo peloso)

Vi è una simpatica credenza che riguarda le donne in dolce attesa. A causa della povertà delle famiglie non sempre i desideri potevano essere esauditi. Per ovviare al problema si è diffusa una simpatica credenza: per “scaricare” la macchia in un posto non visibile la donna incinta si metteva una mano tra le chiappe del sedere.

 

Scargher la voia in dal cul

Caricare la voglia nel culo

 

Dedizione – Desiderio

In una realtà caratterizzata da fame e miseria l’impegno, lo spirito di sacrificio, la dedizione al lavoro sono qualità indispensabili. Le persone che non hanno voglia di lavorare vengono derise.

 

L’a vòia ed lavurêr /

c’me ed caghêres adôs

Ha voglia di lavorare /

come di cagarsi addosso

Voja ed lavurer seltem ados /

che ed fer gnint a n’in pos più

Voglia di lavorare saltami addosso/

che di non fare niente

non ne posso più

 

Agganci per il futuro

Quando veniva costruita una casa e non vi erano le risorse necessarie per realizzare l’abitazione delle dimensioni di cui la famiglia aveva bisogno si lasciavano nella muratura gli agganci (mattoni sporgenti) per poter attaccare in futuro il muro del nuovo edificio “in continuità”.

 

Laseregh la voia

   Lasciarci la voglia

Dotazione

Quando si parla di desiderio sessuale il termine voglia assume un significato particolare.

Vi è una trasposizione semantica: il termine voglia viene usato per esprimere il concetto “assumere le qualità di…”, “avere la dotazione di…”.

 

Averegh la voja d’esen

Avere la qualità, la dotazione

dell’asino (potenza sessuale)

 

Averegh la voja ed lumega

Avere la dotazione molliccia

della lumaca

(impotenza sessuale)

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