Viva l’esame di storia alla maturità

La conoscenza storica nella formazione è strumento di crescita civile

A Correggio sono quasi 500 gli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie superiori coinvolti dalla decisione del Ministro all’istruzione di non prevedere l’esame di storia tra le possibili prove di maturità. La scelta del Ministro leghista Marco Bussetti, già docente di educazione fisica, è stata criticata da numerosi intellettuali e uomini di scuola, tra i quali anche la senatrice Liliana Segre, ex deportata ad Auschwitz che ha fatto dell’impegno per ricordare quello che è successo, la sua ragione di vita. Gabriele Tesauri, regista teatrale, appassionato di storia e consigliere comunale con delega al patrimonio della Memoria, ci ha inviato questo commento che volentieri pubblichiamo.

 

Lo studio della Storia è fondamentale per il progresso di ogni attività umana. Ogni decisione che prendiamo rischia di ricadere in errori già compiuti dalle generazioni che ci hanno preceduto se non si è consapevoli del percorso temporale che l’umanità ha intrapreso. Per me chi sminuisce l’importanza di questa materia di studio rientra in una di queste due categorie: i tecnorati e i populisti. Per tecnocrati intendo coloro che non comprendono l’utilità della Storia perché ritengono che le nuove generazioni debbano avere una preparazione più “specialistica”, togliendo così di fatto agli studenti lo strumento di uno sguardo complessivo sull’evoluzione della società: il rischio di questa scelta è di formare intere generazioni di ottimi tecnici specializzati, ma totalmente impreparate a leggere i mutamenti politici e sociali della comunità in cui operano. I populisti invece attuano questa scelta con la consapevolezza che togliere, confondere e riscrivere la Memoria di una comunità serva unicamente a loro stessi per mantenere il potere politico ed amministrativo.

In entrambi i casi si ottiene la formazione di cittadini docili da governare: la confusione che si crea quando si hanno informazioni insufficienti o contraddittorie sul proprio passato, amplificata da un galoppante sviluppo tecnologico, non può che giovare ad élite politiche insensibili ad ogni tipo di confronto con l’elettorato.

Lascio a chi ci legge la libertà di decidere in quale delle due categorie ricada la scelta del Governo di eliminare la traccia di argomento storico nel nuovo esame di Maturità. L’ambito storico rimane solo nel testo di tipo argomentativo (tipologia B), come già era presente nel saggio breve. Si tratta di una magra consolazione, se pensiamo poi che la traccia sul tema storico è stata scelta ogni anno da un numero esiguo di studenti: nei dieci esami di Stato dal 2008 al 2017 per otto volte il tema storico è stato praticamente ignorato. Facendo una media, solamente il 3% dei maturandi lo ha scelto. Il record negativo è stato nel 2010, quando la traccia sulle ‘Foibe’ è stata svolta da meno di 1 su 100, lo 0,6% (fonte SKuola.net).

Il dato è ancora più paradossale se si pensa che le tracce di storia hanno sempre proposto argomenti relativi alla seconda metà del Novecento, spesso non affrontati in classe per mancanza di tempo: questo è un segnale chiaro che le nuove generazioni  escono dal loro percorso formativo quasi completamente prive di strumenti per decifrare il loro presente. A quale futuro possono andare incontro? Questo ulteriore impoverimento nella preparazione civica dei futuri cittadini italiani, quindi europei, non ha lasciato indifferenti tanti rappresentanti del mondo della cultura del nostro paese, che a gran voce stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica. La voce della cultura è però solo una leggera brezza in questo paese dove il caldo soffocante dell’ignoranza si è diffuso anche dentro le nostre case: apriamo le finestre e cerchiamo di far circolare questo venticello che ci chiede soltanto di poter continuare a pensare con la nostra testa.

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