Uova da record, a chilometro zero

La famiglia Righi, tra galline ovaiole e VIGNETO

Il recente periodo Natalizio di restrizioni negli spostamenti e di ristoranti chiusi ha determinato un incremento della vendita di uova del 30% rispetto allo scorso anno. Il dato emerge dall’autorevole osservatorio dell’azienda agricola Righi Uberto, che è il più importante allevatore di galline ovaiole della nostra provincia. L’azienda è unica nel suo genere in quanto ovi-viticola: produce uova, nell’allevamento di San Martino in Rio, e coltiva ben 40 ettari di vigneto di proprietà, 14 dei quali in territorio correggese.

Un’azienda importante non solo nella singolarità dell’orientamento produttivo ma anche nei numeri, che vede il motore di una attività che risale al 1963 in Uberto, la moglie Angela, il figlio Francesco e gli otto dipendenti quotidianamente impegnati su più fronti. Righi, che vanta un modernissimo allevamento con 36.000 galline che producono circa 32.000 uova fresche ogni giorno, è stato un pioniere dell’allevamento a terra: intuendo con ampio anticipo la necessità di modificare il metodo di allevamento delle galline privilegiando il benessere animale ha dato vita, già 11 anni fa, al sistema di allevamento a terra di tipo tradizionale.

Tre anni dopo la comunità europea vietò i sistemi di allevamento dei polli cosiddetti “in batteria”, confermando la sua intuizione. «Appena ho sentito iniziare a parlare di galline allevate a terra nelle pubblicità delle grandi catene di supermercati – spiega Uberto Righi – mi sono reso conto che bisognava organizzarsi subito e su questo siamo stati tempestivi.

Siamo riusciti ad anticipare i tempi, se non altro nel nostro territorio, tanto che i nostri attuali capannoni sono derivati dagli allevamenti di polli da riproduzione e trasformati secondo le nostre esigenze di allevamento di polli da uova».

Interviene il figlio Francesco: «Abbiamo fatto un po’ da cavia anche per le ditte che ci hanno fornito i materiali; abbiamo messo a punto insieme tanti aspetti, raggiungendo un risultato veramente soddisfacente e del quale siamo orgogliosi, tanto che il prossimo anno realizzeremo un ulteriore capannone in grado di ospitare altre 20.000 ovaiole».

«L’allevamento nelle gabbie, anche arricchite, avrebbe sicuramente dei costi di produzione inferiori – puntualizza Uberto – non solo perché permetterebbe di triplicare la capienza di polli nei capannoni ma soprattutto perché è una tecnica più semplice sotto l’aspetto della gestione.

Le galline allevate a terra mangiano di più e l’organizzazione nel suo complesso richiede maggiore professionalità ed attenzione. Noi abbiamo deciso di intraprendere questa strada e siamo soddisfatti dei risultati».

Oggi l’allevamento di Righi è costituito
da tre lunghissimi capannoni gemelli, eleganti, dotati di areazione e raffrescamento in grado di rendere l’ambiente estremamente confortevole agli animali. Non un semplice pollaio, quindi, ma una sorta di monumento a tre ampie navate di cui quella centrale, la più confortevole, diventa il cosiddetto “nido”, riservato alla deposizione delle uova.

Dal nido si diramano una suggestiva serie di nastri trasportatori che raccolgono le uova e le fanno confluire, attraverso un articolato percorso che deve assecondare i punti di accesso, in una enorme spirale simile ad una giostra.

Da qui le uova vengono indirizzate ad una calibratrice che, dopo averle disposte automaticamente tutte nella stessa posizione, permette il loro controllo, codifica e selezione in funzione del peso, prima di procedere al definitivo confezionamento. A questo punto le uova di giornata sono pronte per essere consegnate.

A chi arrivano le vostre uova?

«Vendiamo il nostro prodotto direttamente nelle provincie di Reggio, Parma, Modena ed in tutta la Toscana rifornendo supermercati, negozi, forni, pastifici e pasticcerie con consegne quotidiane. Siamo anche organizzati con uno spaccio aziendale per la vendita diretta presso la nostra sede di via Roma 151 a San Martino in Rio, nel punto vendita aperto dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 dove è possibile trovare il vero chilometro zero.

Il sistema di tracciabilità accompagna il nostro prodotto fino alle tavola del consumatore, che può riconoscere le nostre uova dal codice che riportano e che nel nostro caso è “2 IT 037 RE 075”: il 2 indica che si tratta di allevamento a terra, IT indica il paese di produzione, 037 indica il comune, RE la provincia e 075 la matricola del nostro allevamento».

«Un altro aspetto a cui teniamo in modo particolare – puntualizza Francesco Righi – è quello della sostenibilità del nostro allevamento. Utilizziamo imballaggi ecologici e completamente riciclabili:  per tutto il processo produttivo, che va dalla gestione dell’allevamento fino al confezionamento finito, utilizziamo energia autoprodotta dai pannelli fotovoltaici installati sui tetti dei capannoni; da questo punto di vista siamo completamente autosufficienti».

 

Ed i vigneti?

«I vigneti e l’allevamento sono fra loro complementari. Il nostro personale lavora sia nell’allevamento che nel vigneto: questa opportunità ci permette di ottimizzare l’organizzazione dei due comparti a seconda delle esigenza del momento. Oltretutto i nostri vigneti possono beneficiare di un prezioso sottoprodotto dell’allevamento, la pollina, un ricercatissimo fertilizzante organico  costituito dalla lettiera dei polli arricchito dei loro escrementi, che noi distribuiamo nei nostri vigneti come nutrimento completamente naturale».

 

Meno allevamenti, maggiore professionalità

L’Emilia Romagna da sola produce il 21% delle uova italiane: in questo ambito, secondo i dati regionali aggiornati al giugno 2020, la provincia di Reggio incide per il 4,6% del totale.

Oggi gli allevamenti emiliano-romagnoli sono poco più di 200, un terzo rispetto a quelli presenti 10 anni fa ed un misero 2,2% rispetto al numero di aziende con galline da uova presenti nella nostra regione alla fine del secolo scorso, senza che però in questo lungo periodo di tempo sia minimamente variato il numero di capi allevati.

Oggi in provincia di Reggio il numero medio di capi per allevamento è di circa 10.000 polli, quando la media regionale è leggermente superiore ai 50.000. Addirittura rispetto a 20 anni fa nella nostra regione si è assistito ad un incremento del numero di ovaiole allevate del 10%, mentre il consumo pro-capite di uova a livello nazionale è aumentato dell’ 1,7% negli ultimi 2 anni.

Oggi ogni italiano mangia mediamente 214 uova in un anno, il 40% delle quali però sotto forma di ovo-prodotto, poiché questo insostituibile alimento entra comunemente nella composizione di molti preparati alimentari, a partire dalla pasta per finire nei dolci. Oggi quasi il 58% delle ovaiole viene allevato a terra, anche se dal punto di vista strutturale occorrerebbe distinguere l’allevamento a terra tradizionale rispetto al sistema a voliera, nel quale le galline si muovono anche in verticale su più livelli.

Gli allevamenti in gabbia sono ancora in deciso calo, pur essendosi dovuti già da tempo adeguare adottando le cosiddette “gabbie arricchite”, che prevedono più spazio e comfort per gli animali. L’Italia produce il 12% delle uova europee, collocandosi al quarto posto dopo Francia, Germania e Spagna. In Italia si allevano 500 milioni di polli da carne e 50 milioni di polli da uova.

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