Uno del popolo? Troppo comodo

Libertà di voto e democrazia chiamano responsabilità

Nel segreto dell’urna Stalin non ti vedeva, ma Dio sì. Assodato ciò, a distanza di alcuni decenni, tanto elettorato deve aver concluso che sarà anche vero che Dio ti vede, ma non gli deve interessare poi tanto. È il progresso, bisogna accettarlo.

E così l’elettore può sfogare i suoi rancori e fargliela vedere, ai politici. I quali politici, in verità, se la son ben meritata. Prima Tangentopoli (rubavano per il partito), poi “La Casta” di Rizzo e Stella (privilegi che si son dati da sé medesimi), e fino a ieri ancora corruzione a gogò (danari stavolta nel proprio conto).

Così fra gli uni e gli altri si è creato un abisso. Ma la nostra è una democrazia rappresentativa, funziona ancora la delega, e qualcuno lo dovranno pur sempre delegare. Forti di ciò, è cambiato il modulo di gioco. Il leader non sta più là in testa a tirare il gruppo verso destini gloriosi, ma passa in coda, a orecchiare gli umori del momento, e poi torna là in testa e se ne fa megafono. E se fossero gli istinti più luridi? Sarà anche meglio, che qualcuno non se la sentirà di sostenerli e ci sarà meno concorrenza.

La ricetta ha funzionato, ma negli anni si è reso necessario aumentare sempre più la dose. Da una pioggerella nata nel cielo di Arcore (il nuovo miracolo italiano) si è passati al temporale (i vecchi da rottamare) e poi al nubifragio (a casa i clandestini a calci in culo).

Poco importa se poi, avuto il consenso, non s’è concluso nulla, tutto sta nel far passare la formula magica “sono uno di voi”. Se passa, tutto sarà perdonato, e basterà trovare uno a cui dare la colpa. Facile no? Sono uno di voi… diceva Groucho Marx: “non mi iscriverei mai a un circolo che ha fra i suoi soci gente come me”. Uno come me?… se permettete, a guidare la baracca vorrei di meglio.

Ma ammettere la propria ignoranza, incompetenza, o semplicemente non sentirsi all’altezza è ormai diventata merce rara. Esperti di qualsiasi argomento sono fra noi: basta leggere un articolo su internet per sentirsi all’altezza, anzi, di sopra a qualcuno che ci ha studiato da una vita. Tutte le rilevazioni lo confermano: dispersione scolastica esplicita ed implicita, analfabetismo funzionale, effetto Dunning – Kruger (bassa conoscenza/convinzione di sapere: il primo sempre fermo, il secondo in costante aumento).

Che dire? Non si può rinunciare alla delega (l’alternativa sarebbe la dittatura). E se esistono cialtroni che ottengono il consenso, il problema è nel manico. La libera scelta è insindacabile, ovvio, ma l’altra faccia della libera scelta è la responsabilità, e questo fatto tende a essere ignorato, addirittura negato. Responsabilità, per giunta, verso l’intera comunità.

Salireste su di un Boeing il cui pilota non ha mai volato? Oppure su un pullman il cui autista non ha la patente? Non esiste proprio. Sarebbe come mettere ai comandi uno dei passeggeri, “uno di noi”, appunto. Per avere la patente di guida devi superare un esame, per avere un prestito devi dare garanzie, per mandare il bambino a scuola lo devi vaccinare, per l’assunzione nel pubblico devi passare un concorso, per detenere un’arma devi ottenere il porto d’armi, per servire cibi e bevande non devi avere malattie infettive, e via andare. In questi casi, al posto di uno dei citati attestati, nessuno si sognerebbe di invocare la libertà. Perché, oltre a te stesso (qui forse si potrebbe invocare la libertà), puoi far danno agli altri: qui non c’è libertà che tenga.

E per votare, e di conseguenza determinare il destino del proprio Paese, dell’intero Paese, niente del genere?

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