Una nuova frontiera di chirurgia uditiva

Operazione riuscita per l’équipe di Giovanni Bianchin

Orecchio artificiale impiantato con un robot 3D. Non è fantascienza, accade nel 2021 a Castelnovo Né Monti – Ospedale Sant’Anna.

L’innovativo intervento è stato eseguito dall’equipe della Struttura Dipartimentale di Audiologia e Otochirurgia diretta dall’otorinolaringoiatra correggese Giovanni Bianchin, professionista molto conosciuto e stimato in città per le visite ambulatoriali che continua a garantire due volte a settimana presso l’Ospedale San Sebastiano e per le numerose iniziative di formazione e sensibilizzazione sul tema della disabilità uditiva; qualcuno forse lo ricorderà anche come attivo volontario negli anni di nascita della locale sezione della Croce Rossa, ritrovo in quel periodo di tutti gli studenti Correggesi di Medicina, o per aver militato nelle file della pallacanestro locale con lo scutmai “il Giocatore cieco”, titolo acquisito per via degli occhialoni a spessa montatura nera che la mamma gli faceva indossare durante le partite; per questo negli spogliatoi si narrava della sua capacità di non vedere mai la palla ma di sentire il rumore che questa faceva battendo sul canestro e allora di saltare, prenderla e metterla nel cesto.

Il dottor Bianchin, dopo la laurea in medicina presso l’Università di Modena, ha svolto l’attività di guardia medica nel territorio correggese e per qualche tempo di medico del lavoro per visite periodiche in fabbrica. La scelta della specializzazione in Otorinolaringoiatria è stata legata a motivi prettamente pragmatici, ritenendola una specialità che gli avrebbe garantito maggiori possibilità occupazionali in una epoca di pletora medica. Nel tempo questa è poi divenuta per lui una vera vocazione. Ha lavorato 4 anni a Castelfranco Veneto per poi approdare presso l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove si è ulteriormente specializzato nella chirurgia dell’orecchio. Lo ha affascinato la complessità di questo organo, composto da parti estremamente piccole e che debbono essere curate con l’ausilio del microscopio operatorio.

Grazie ad un’intuizione dell’allora Direttore Generale Dott. Fausto Nicolini che ha sviluppato il progetto dell’equipe specialistica itinerante per utilizzare al meglio tutti i comparti chirurgici dei cinque ospedali della nostra provincia, è stata creata la Struttura Dipartimentale di Audiologia e Otochirurgia con sede presso l’Ospedale Santa Maria di Reggio Emilia e presso l’Ospedale S. Anna di Castelnuovo Monti. Presso l’Ospedale Sant’Anna è nata una focus factory con l’obiettivo di potenziare il territorio montano, focalizzandosi sulla chirurgia e microchirurgia dell’orecchio.

Il delicato e raro intervento di chirurgia è stato eseguito su una paziente con sordità progressiva non più correggibile con le protesi tradizionali; il microscopio robotizzato è impiegato da tempo nella chirurgia oncologica cerebrale, epatica, gastrointestinale e nella chirurgia vascolare e plastica ricostruttiva, ed è stato impiegato, tra le prime volte in Italia, nella chirurgia dell’orecchio, sperimentandone le potenzialità e fornendo utili informazioni allo staff bio-ingegneristico che lo sta sviluppando per questa nuova funzionalità, come ad esempio per trovare l’inclinazione corretta a poter intervenire sull’orecchio. Grazie all’analisi radiologica e alla ricostruzione tridimensionale dell’orecchio interno (coclea, ndr) si è potuto utilizzare un elettrodo intracocleare su misura per la paziente, permettendo di stimolare selettivamente le aree danneggiate della coclea.

Questo tipo di intervento è proposto a coloro che sono affetti da sordità profonda, dalla nascita o nel corso della vita; la possibilità di utilizzarlo nei bambini è legata alla specificità della coclea, che ha le stesse dimensioni sia nel bambino che nell’adulto e questo favorisce l’utilizzo della tecnica di stimolazione elettronica. Stimolare l’orecchio interno consente di superare le sordità. Beethoven, che soffriva di un blocco della catena degli ossicini dell’orecchio, è riuscito a comporre le sue ultime opere grazie alle vibrazioni propagate da un bastoncino che teneva tra i denti e appoggiava sui tasti del pianoforte.

I bimbi sordi spesso non acquisiscono la parola: gli screening neonatali con l’identificazione alla nascita della sordità ed il precoce intervento sia protesico che chirurgico con gli impianti cocleari hanno permesso di limitare fortemente il sordomutismo.

Giovanni Bianchin racconta di come qualche anno fa stesse visitando un bimbo piccolo, e alla visita oltre alla mamma era presente anche il fratellino di qualche anno più grande, molto vivace e attivo. Il dottore si ricordò di aver inserito un impianto cocleare solo dopo le parole della mamma: “Si ricorda di noi?”. Il bimbo conduce una vita assolutamente normale. Negli adulti, nei casi di sordità progressiva, l’impianto permette di tornare a “vivere”. Una signora che decise di operarsi dichiarò poco prima: “La cosa che più mi dispiace è l’idea di non sentire la voce del mio nipotino”. Sì, perché la voce dei nostri cari è qualcosa di intimo, è uno strumento che ci permette di creare legami e relazioni.

Il fatto che certi interventi di eccellenza vengano eseguiti e sviluppati dal Servizio Pubblico è un valore aggiunto, così come le protesi fornite gratuitamente, gli interventi di miglioramento ambientale, di abbattimento delle barriere comunicative e di magnetizzazione degli ambienti pubblici (teatri, cinema, trasporti ecc.), e come tutte le campagne di informazione e prevenzione.

Non trascuriamo il fatto che il 14-15% della popolazione soffre di problematiche legate all’orecchio e all’udito, spiega Bianchin, percentuale che sale al 50% dopo i 70 anni, e questo a causa di due fattori principali: l’inquinamento acustico e l’invecchiamento della popolazione. Per questo tutta l’attività di informazione e prevenzione è fondamentale per una buona qualità dell’udito che si traduce in qualità di vita. Senza contare il fatto che in Emilia Romagna da tempo lo screening neonatale viene proposto a tutti, alla nascita, e in caso di diagnosi precoce, dopo 4 o 5 mesi viene proposto l’apparecchio acustico fino all’anno di vita, e in seguito se non vi è un recupero viene proposto l’impianto cocleare.

Il dottor Bianchin da un paio d’anni coordina il tavolo regionale per le disabilità uditive, nato proprio per il monitoraggio e l’implementazione dello screening uditivo neonatale e allargatosi poi alla sordità adulta. Si tratta di un tavolo di consultazione della Giunta Regionale che ha contribuito anche alla promulgazione, nel 2019, di una delle leggi tra le più innovative in Italia sull’inclusione sociale delle persone sorde.

L’utilizzo del microscopio 3D nella chirurgia dell’orecchio permette una precisione estrema, poiché i sensori sono controllati dal movimento degli occhi del chirurgo. Si tratta di una tecnologia al servizio del professionista e del paziente, che permette e permetterà interventi precisissimi e poco invasivi. Il futuro della chirurgia sarà sempre più questo: robotica e specializzazione. La specializzazione non sarà appannaggio esclusivo dei medici e dei chirurghi, che dovranno certamente dedicarsi sempre più alla formazione. La chirurgia dell’orecchio infatti si occuperà sempre più di sordità, e questo richiederà molta dedizione e pratica poiché la curva di apprendimento è molto lunga: dapprima si opererà su modelli artificiali e animali e poi sui pazienti, un investimento lungo, almeno decennale; ma anche altre figure professionali saranno coinvolte, in particolare i tecnici di audiometria, figura professionale fondamentale, difficile da reperire e formare, tanto più che attualmente in Regione non è attivo alcun corso di laurea specifico.

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