Una grande famiglia che aiuta gli ultimi

La Coop l’Ovile e i suoi primi trent’anni

Lo scorso sabato 4 marzo, nei locali della Polveriera a Reggio, la Cooperativa di Solidarietà Sociale L’Ovile ha festeggiato un traguardo importante: i suoi primi trent’anni di attività.

Da sempre L’Ovile aiuta le persone in stato di disagio a sviluppare le proprie capacità individuali, al fine di conseguire una migliore integrazione sociale attraverso servizi di cura e politiche attive del lavoro. Pur avendo la sua sede sociale a Reggio Emilia e le sue molteplici attività in tutta la provincia, la Cooperativa vanta una presenza radicata a Correggio e nei Comuni vicini per alcuni servizi inerenti all’accoglienza, alle disabilità, al lavoro; temi ai quali Primo Piano dedica una costante attenzione. Di qui la nostra intervista ad un sammartinese e ad un correggese che hanno ruoli di primissimo piano nella Cooperativa: Valerio Maramotti, che ne è presidente, e Gabriele Mariani, direttore generale.

Cominciamo da Valerio. Puoi raccontarci come nasce e di cosa si occupa la Cooperativa l’Ovile?
«L’Ovile nasce trent’ anni fa, per rispondere al bisogno lavorativo delle persone ospiti nella casa famiglia del parroco di Pratofontana. Fin da subito, quindi, abbiamo iniziato con l’inserimento lavorativo di persone fragili ed indigenti. Dopo due anni dalla fondazione abbiamo dato vita ai primi servizi di accoglienza abitativa, in particolar modo per i ricoverati nell’ ex-ospedale psichiatrico giudiziario. Ora svolgiamo tanti servizi diversi. Direi che, pur essendo un unico corpo, ci sono tante membra che si supportano vicendevolmente per il bene del corpo stesso».

Qual è la vision che vi ha accompagnati in questi anni?
«Essere al servizio dei bisogni delle persone e delle comunità che abbiamo incontrato, senza nessuna distinzione. L’Ovile si è messa davvero al servizio di tante e di tanti, ciascuno con i propri bisogni e le proprie fragilità».

Come riassumeresti questi trent’anni in alcune parole chiave?
«Lavoro: ci siamo sempre mantenuti con i guadagni, frutto del nostro lavoro. Accoglienza: tutti coloro che abbiamo incontrato hanno potuto sentirsi a casa, membri di una grande famiglia, di un “gregge” molto numeroso ed eterogeneo che vede i suoi “pascoli” in quasi tutti i comuni della nostra provincia. Legalità: abbiamo sempre cercato di operare nella piena legalità e crediamo di esserci anche riusciti».

Quali sono le prospettive per il futuro?
«Continuare ad essere fedeli alla nostra mission, pronti al servizio di bisogni vecchi e nuovi, camminando insieme agli enti locali e a tutte le varie realtà della nostra provincia, sia laiche che ecclesiali».

Passiamo a Gabriele e alla parte più operativa. Puoi dirci quali sono i progetti che l’Ovile svolge oggi?
«L’Ovile è una cooperativa sociale di tipo misto A e B. Nei servizi A (servizi alla persona) gestisce centri socio-occupazionali rivolti a persone con disabilità e vittime della tratta; inoltre progetta percorsi di accoglienza in servizi residenziali nell’ambito della salute mentale, delle misure alternative alla detenzione e dell’accoglienza a migranti e persone senza dimora. La cooperativa, attraverso la divisione Ecosapiens, coinvolge il territorio in percorsi educativi, orientati a stili di vita sani e sostenibili, e attiva processi di mediazione sociale e penale. Nei servizi B, attraverso l’inserimento lavorativo, valorizza e prepara persone che si trovano in condizioni di fragilità e vulnerabilità, per integrarle nel mercato del lavoro ordinario. Facciamo servizi di Igiene Ambientale (raccolta carta, spazzamento e gestione di centri di raccolta), manutenzione del verde, pulizie industriali, lavorazioni conto terzi in tre capannoni e all’interno del carcere. Abbiamo anche negozi dove vendiamo i prodotti del Progetto K-lab e gestiamo l’edicola/merceria all’interno dell’ospedale S. Maria.
Giusto per dare due numeri: quasi 500 persone accolte in servizi residenziali e centri socio-occupazionali; 250 persone coinvolte in attività di inclusione sociale, mediazione e sostegno all’abitare; 385 dipendenti di cui più di 150 svantaggiati inseriti in percorsi di inserimento lavorativo».

Come siete presenti nella nostra città di Correggio?
«A Correggio gestiamo per conto di Iren il centro di raccolta rifiuti, facciamo servizi di pulizia e lavorazioni per diverse aziende storiche del territorio Correggese: ciò è possibile grazie alla legge regionale che permette loro di ottemperare in parte all’assunzione di persone con disabilità, esternalizzando commesse ad una cooperativa sociale. Abbiamo appartamenti per l’accoglienza dei richiedenti asilo e accogliamo profughi ucraini inviati dalla protezione civile. Collaboriamo con iniziative culturali e di educazione ambientale. Abbiamo attivo un gruppo di volontari che recupera beni alimentari prossimi alla scadenza e li distribuisce a famiglie bisognose».

Cosa orienta le vostre scelte? Quali attenzioni sono prioritarie?
«All’art. 3 dello statuto c’è scritto: “La Cooperativa, nella convinzione che il padrone del servizio è il bisogno, si rivolge a tutte le persone, con particolare attenzione alle più abbandonate e più bisognose di aiuto”. Questo è il “mantra” che ci accompagna nel cercare di dare risposte alle nuove marginalità, ai nuovi poveri, agli ultimi. Siamo Onlus (senza scopo di lucro), ma allo stesso tempo siamo un’impresa sociale con responsabilità verso i propri soci/dipendenti. Questo è il compito della Direzione, in equilibrio tra il provare a dare risposte alle nuove marginalità e la sostenibilità aziendale necessaria per portare avanti i progetti, garantendo 385 stipendi che contribuiscono a sostenere altrettante famiglie».

Quali sono i desideri futuri?
«Stiamo vivendo un momento particolarmente difficile, vista la riduzione delle risorse e l’aumento dei costi: un’emergenza sociale è già in atto e riscontriamo un aumento di richieste d’aiuto. Io penso che da questa situazione si possa uscire, anche rafforzati, facendo rete: non solo all’interno del privato sociale o con il volontariato e l’associazionismo, ma anche e soprattutto in collaborazione con il Pubblico ed il mondo delle Imprese, condividendo competenze e risorse per un nuovo modello di welfare. Inoltre l’Ovile ha investito e crede nella sostenibilità ambientale: abbiamo raccolto il grido di allarme lanciato di Papa Francesco nella “Laudato sì”, cominciando a fare scelte “sostenibili” all’interno della cooperativa e promuovendo all’esterno formazioni ed iniziative».

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