Un triangolo di borgo, tra storia e avventure

Piazza Padella
In Piazza Padéla ci furono naturalmente grandi partite di calcio e gare in bicicletta giù per la discesa che allora ci sembrava ripidissima; nel giardinetto andavamo a spiare le coppie e, grandissime faccediculo, con espressioni innocenti chiedevamo informazioni nei momenti più caldi rimediando, un paio di volte o tre, schiaffoni e scappellotti; nel negozio d’antiquariato facemmo scoppiare un paio di petardi che per poco Bice non ci lasciò le penne dietro il suo banco; nella lavanderia comunale giocavamo a nascondino e una volta quasi non ci lasciai un occhio, per un disperato “tana”, contro uno dei fili di ferro su cui stendevano il bucato.

Oggi Piazza Padella è una piccola piazzetta triangolare che si chiude al termine di via Munari e sfocia su via Asioli. La sua denominazione deriva da un’antica piazza molto più estesa, dove non esistevano i fabbricati che l’hanno ristretta a partire da fine Seicento, quando il Duca di Modena, siccome vi era penuria di terreno fabbricabile entro le mura, nel mezzo di quel terreno permise la costruzione di un isolato che costituì la via Munari e i prolungamenti di via Azzo e via del Carmine.
“Plaza Padilla” (piazza Padelletta) era una denominazione che gli Spagnoli, a fine Cinquecento, avevano attribuito alla loro piazza d’armi che richiamava la forma di una padella, dove il recipiente era la piazza e il manico la via detta, allora, “lunga” (via Cairoli).
Ma che ci facevano gli Spagnoli a Correggio? Nel 1584 un presidio di soldati spagnoli era stato chiamato dal Conte Camillo per la difesa della Contea e del bastione di san Francesco dai continui violenti attacchi del cugino Alessandro, in relazione ad aspri dissidi familiari. Mentre i vertici spagnoli occupavano la Rocchetta, il resto del battaglione alloggiava nelle misere case con porticato edificate in Borgonuovo, terzo nucleo correggese (il primo era Castelvecchio, il secondo Borgovecchio) dalle parti di san Francesco. Di fronte a queste abitazioni degli spagnoli esisteva un vasto prato che serviva ai militari come piazza d’armi per la sistemazione dei loro carriaggi, cavalli, masserizie e bocche da fuoco, appellata Plaza Padilla per la forma del prato. Il presidio spagnolo rimase a spadroneggiare a Correggio per ben settantun anni, e quando fu cacciato la “piazza d’armi” fu ricoperta di costruzioni tuttora esistenti. L’antico appellativo, tuttavia, rimase e si riscontra fin da antichi atti notarili, poiché nella seconda metà del Settecento rappresentava uno dei sei quartieri che suddividevano la città di Correggio:
1. quartiere di San Quirino
2. quartiere del portico lungo (Borgovecchio)
3. quartiere del Filatoio
4. quartiere di San Domenico
5. quartiere di San Francesco
6. quartiere di Piazza Padella
Nel passato questo rione era densamente popolato da famiglie artigiane o di misere condizioni, e lo testimoniano le case piuttosto modeste ed il ricordo delle numerose osterie, sempre frequentatissime. Sul fianco settentrionale si trova un basso portico che veniva anticamente chiamato “Portico dei Ladri”.

Dopo una “tagliata” rinacque il Borgonuovo

In seguito all’assedio di Correggio del 1557, per ragioni di difesa si attuò un’imponente tagliata tutt’attorno alla città: case, chiese e conventi situati nelle aree a ridosso delle mura vennero completamente distrutti per garantire una maggior visibilità dell’eventuale nemico. Dopo la pace di Cateau-Cambresis del 1559, per Correggio iniziò un periodo di ricostruzione e una nuova fase di crescita. Gli ordini religiosi e i contadini, penalizzati dalla tagliata, optarono per una riedificazione delle loro sedi entro le mura. La zona che maggiormente disponeva di aree edificabili era il Borgonuovo che, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, si raccoglieva intorno al fulcro religioso della chiesa e del convento di San Francesco. Non c’è dubbio che i bassi strati della comunità correggese fossero diventati i maggiori inquilini di Borgonuovo.

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