Un Little sempre più big

Un Little sempre più big

Taver, venticinque anni di carriera musicale.

Incontro Little Taver alle Piscine di Correggio, dove si sta preparando per inaugurare la prossima stagione del locale. Parliamo insieme del suo nuovo cd, dei prossimi concerti e ripercorriamo questi primi venticinque anni di carriera, dei quali mi sono trovato a condividere, con grande divertimento, un breve tratto iniziale come membro degli Alligators, la sua band.

Cominciamo da una domanda che mi sta molto a cuore: quanto hanno inciso i primi Alligators sulla carriera di Little Taver?
«Tutto è iniziato per puro divertimento, con un gruppo di amici. Però, senza quell’esperienza, non ci sarebbe stato il resto. La primissima band, formata da Rocky-Skyfer-Tequila-Celentano-Narciu alla batteria, Boppin’ Luigi (ovvero tu!) al basso, Magnesia-Rasoio-Saxophone e, ovviamente, Liga Chili Guitar, mi ha permesso di capire che potevamo fare le cose sul serio, se così si può dire».

Ricordo che è stato emozionante, le prime volte, vedere tutte quelle persone che venivano ad ascoltarci…
«Esatto, come il primo concerto alla festa della birra, col capannone pieno; poi quello alla festa dell’Unità, sul palco piccolo e l’anno dopo nell’arena centrale. Le persone che venivano ai nostri spettacoli ci ritornavano e ogni volta si aggiungeva altra gente. Se non fosse stato così, probabilmente avrei smesso».

Oggi, invece, sei attorniato da una band di super professionisti.
«Negli anni ho cambiato diversi gruppi. La prima svolta è stata con l’ingresso di Toni Pambianco al contrabbasso, che ha portato una vena più rockabilly. Poi c’è stata l’uscita di Marco Ligabue, quando ha deciso di intraprendere la carriera coi Rio. Questo forse è stato il momento più difficile.
La band attuale è formata da musicisti che vantano collaborazioni con Michael Bublé, Vinicio Capossela, Irene Grandi, Mario Biondi e tanti altri big, come ad esempio Corrado Terzi, il sassofonista che accompagnerà Luciano Ligabue nel prossimo tour. Poi, ovviamente, non può mai mancare il maggiordomo Trixie, per la gioia di tutti i fans».

Veniamo all’ultimo disco, “Taver Night”. L’ho ascoltato e ne ho apprezzato i suoni e gli arrangiamenti. Mi è sembrato un disco di ottima fattura, molto piacevole all’ascolto.
«In effetti sono soddisfatto: il cd ha ottenuto ottime recensioni e viene trasmesso per radio. Può essere apprezzato sia da chi ama il rock, sia da chi cerca canzoni più tranquille. Grazie alla sezione di fiati, il sound è diventato molto più swing e orecchiabile e si presta particolarmente alle esibizioni dal vivo. Puoi scrivere che è il mio “album della maturità”, anche se detto da me può far ridere».

Mi sembra che tu sia ritornato un po’ a quello che facevi agli inizi, con le cover di cantanti italiani anni Sessanta, sullo stile di “Buona sera signorina”, per intenderci.
«Infatti è un disco dedicato agli urlatori degli anni Sessanta: Celentano, Gaber, Ghigo Agosti, Little Tony, Clem Sacco e altri. Sono musicisti che ho sempre ascoltato e ammirato, perché sono riusciti a svecchiare la scena italiana di quegli anni, anche per i temi che affrontavano nelle loro canzoni. “Coccinella” di Ghigo Agosti, ad esempio, era dedicata a Cocinelle, uno dei primi travestiti nel mondo dello spettacolo. Anche Clem Sacco era uno molto “avanti”, più volte censurato per i testi delle sue canzoni e per le provocazioni durante i concerti».

Questo ci rimanda alle tue collaborazioni con Platinette e Ape Regina, professionisti che hanno sempre giocato con l’ambiguità.
«Platinette si è sempre dimostrato entusiasta, sia quando abbiamo registrato insieme “Una fetta di limone”, sia quando l’abbiamo eseguita dal vivo alla festa dell’Unità di Correggio. Con Aldo Piazza-Ape regina, noto per i personaggi di Mara Maionchi e Trump nel programma tv di Chiambretti, c’è un rapporto di amicizia e collaborazione che dura da anni. Un bestione di due metri, a cui non devi mai dare le spalle».

Taver, sono passati 25 anni dai tuoi inizi, nel 1992. È il momento di fare un bilancio?
«Come ti dicevo, in questi anni ho spesso cambiato la band che mi accompagnava e, di conseguenza, si è evoluto anche il sound e l’approccio alla musica col tempo è diventato più professionale. All’inizio su un’ora e mezzo di concerto facevo anche quaranta minuti di parlato, spesso improvvisando, mentre ora gli sketch sono più preparati e si alternano alle canzoni. Ciò che conta è che ti chiamino a suonare dal vivo e, dopo che ti hanno ascoltato, ti tornino a chiamare. Finché succederà questo, continuerò a cantare».

Si può vivere, oggi, di sola musica?
«Io considero la musica un hobby impegnativo. Ci sono stati anni, agli inizi dei Duemila, in cui si poteva contare su un certo ritorno economico. Poi, con la crisi, tutto è cambiato: locali che chiudevano, soldi sempre meno… Ora il mio primo lavoro, quello che mi dà da vivere, è alle Piscine di Correggio».

Puoi parlarci del tuo rapporto con gli “altri” rocker di Correggio?
«Con Marco Ligabue ho condiviso un bel pezzo di strada agli inizi. Lui portava nel gruppo, oltre alle idee musicali, anche una visione più professionale, grazie alla sua esperienza al fianco di Luciano. Verso Luciano, invece, ho un vero debito di riconoscenza. A lui devo la popolarità del personaggio di Kingo in “Radiofreccia”, che mi ha fatto conoscere a livello nazionale. Se prima, quando si usciva dalla provincia, eravamo il gruppo “del fratello di Ligabue”, dopo siamo diventati il gruppo di Kingo di “Radiofreccia”».

Quando vi incontravate a calcio, però, era lui che ti marcava. Tu eri il Maradona, lui il Bagni della situazione.
«Su questo non ci sono dubbi. Faceva fatica a vedere la palla».

Ricordo che spesso Luciano veniva ad ascoltarti dal vivo. Una volta, se non sbaglio, fu lui a suggerirti di fare una scena nella vasca da bagno e da lì nacque la cover di “Splish Splash”.
«È probabile, anche se non ricordo bene. Veniva ad ascoltarci sia per seguire Marco, sia perché davvero gli è sempre piaciuto quello che faccio. Abbiamo aperto alcuni suoi concerti, anche molto importanti: allo stadio Euganeo di Padova, oppure a Modena e a Roma, nel 2000, per la festa di Capodanno. Ci siamo esibiti anche al primo raduno del Fan Club all’Italghisa e in quello di Firenze dello scorso anno ho fatto un paio di sketch come Kingo, col vestito che non mi entrava più».

Prossimi impegni?
«Durante l’estate avremo parecchie date in giro per l’Italia. Il programma è ancora in fase di definizione: forse suoneremo alla festa del Pd di Correggio, di sicuro a Mandrio a fine agosto. Ci esibiremo anche alla notte bianca di Locarno e nella serata clou del Summer Jamboree Festival di Senigallia, un appuntamento molto noto fra gli appassionati del genere, con ospiti internazionali di grande livello».

Da un po’ di tempo capita di ascoltarti anche per radio su K-Rock.
«Sono due anni che conduco una trasmissione con Bruno Bocedi, ogni mercoledì mattina dalle 10 alle 13. Ci divertiamo a proporre brani di rock classico e rock’n’roll, alternandoli con battute e chiacchiere con gli ascoltatori. Siamo anche in diretta Facebook».
Saluto Taver, che deve tornare ai suoi impegni di imprenditore. «Ho un colloquio per assumere le nuove bariste», ci dice, con una strizzata d’occhio. In attesa di vederlo su qualche palco della nostra provincia, ci diamo appuntamento alle Piscine.»

Luigi Levrini

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