Un correggese presiede l’uec

Enrico Della CASA ai vertici dell'Unione Europea di Ciclismo

In questo numero ci occupiamo ancora di ciclismo, ma quello con la C maiuscola: professionisti, dilettanti, élite. Più precisamente del vertice del ciclismo europeo, dove da pochi giorni si è insediato un nostro concittadino, Enrico Della Casa. Non avendo mai avuto l’occasione di incontrare un qualsivoglia “presidente europeo”, lo ringraziamo per aver accettato di incontrare Primo Piano. Parliamo della sua recente nomina a Presidente della Unione Ciclistica Europea (UEC) che ha sede a Aigle in Svizzera. Un grazie anche a Roberto Bizzoccoli, Presidente della “Ciclistica Correggio”, che ha facilitato l’incontro. Entrambi gentilissimi.

Un breve curriculum di Enrico Della Casa è d’obbligo. Correggese di origine, ha vissuto in Svizzera dove il padre era emigrato; da ragazzino tornava sempre a Correggio per le vacanze estive e per fare qualche corsa in bicicletta per la gloriosa società sportiva “Strucchi”, accompagnato sui circuiti dal mitico, e mai dimenticato, Alfio Sberveglieri. Abita a Correggio, per quel poco tempo che gli lascia la sua professione, da 19 anni.

 

Partiamo da qui: le piace Correggio?

«Molto, per quel poco che riesco a starci. Qui vive mio padre, qui ho cresciuto i miei figli, qui mi rilasso dai miei continui viaggi che sono tanti. Qui ho un ufficio-deposito dal quale faccio partire tutti i materiali che servono per le manifestazioni: accrediti, striscioni, premi, medaglie, dorsali e altro., aiutando un po’ anche l’economia locale. Comunque qui conto di invecchiare».

 

Ci spiega cos’é la U.E.C?

«La UEC fa parte della Unione Ciclistica Internazionale (UCI) e riunisce le Federazioni di 50 paesi europei. Diciamo che siamo nel ciclismo quello che è l’UEFA nel calcio, quindi organizziamo i campionati europei per Nazioni, di tutte le categorie (sia su strada, che su pista), partendo dai bimbi di 7 anni nelle BMX, fino ad arrivare al “ciclo-palla” ed al ciclismo artistico. Ovviamente si tratta dei campionati per squadre nazionali, non quelli che riguardano singoli club».

 

Che regole avete per l’ammissione delle federazioni nazionali?

«Ogni federazione nazionale ha uno statuto, approvato dal proprio Comitato Olimpico, che deve contenere norme basilari come, ad esempio, l’indipendenza dal sistema politico, la libertà di stampa e di espressione. Poiché la Unione Europea associa federazioni nazionali dal Portogallo all’Azerbaijan, va da se che esistono tra le aderenti delle diversità oggettive, come nel caso del finanziamento delle attività sportive, che in certe nazioni sono regolate da leggi dello Stato».

 

È la UEC. che detta i criteri organizzativi e di sicurezza ai quali debbono attenersi gli organizzatori di avvenimenti ciclistici? Ha anche competenza sul controllo antidoping?

«Esiste un unico regolamento internazionale al quale la nazione organizzatrice deve attenersi. In questo periodo di pandemia ci adattiamo al sistema di prevenzione che vige nel paese ospitante. Si organizza la convivenza per atleti, tecnici, meccanici e giornalisti in sottogruppi, cioè le ormai famose “bolle”, che possono essere continuamente monitorati ed in cui si realizzano le condizioni di sicurezza. Ogni federazione nazionale, poi, organizza i controlli sanitari con proprio personale prima della partenza da casa, durante la manifestazione e prima del rientro. Invece non abbiamo nessun ruolo nei controlli antidoping, che sono di competenza dell’organo specifico nell’ambito dell’organizzazione internazionale WADA (Agenzia Mondiale Antidoping)».

 

Il ciclismo è lo sport ecologico per antonomasia, ma spesso durante le corse si vedono borracce buttate, involucri di barrette, brick vuoti, perfino giubbini, rifiuti che trasformano il dopo corsa in un campo di battaglia. La UEC è intervenuta in questo senso?

«Grazie per la domanda, teniamo molto a questo aspetto. Da quest’anno i ciclisti posso disfarsi del superfluo solo in determinate aree, dette “green zone”, che vengono immediatamente ripulite e bonificate. Gli atleti che non rispettano il regolamento sono penalizzati in varie forme, fino all’estromissione dalla gara e alla squalifica a tempo. Inoltre, anche il materiale di supporto, dagli striscioni fino al cordino per gli accrediti, vengono prodotti con materiali di riciclo e raccolti a fine gara».

 

Per finire, le chiedo qualcosa di personale: come ha iniziato la carriera da dirigente?

«Premetto che anch’io ho corso nei dilettanti, in Svizzera, dove ho vissuto dal 1983 al ’92, sia su pista che su strada. Poi, sfruttando gli studi in economia e commercio, nel 1998 sono stato assunto all’U.C.I e ci sono rimasto 4 anni. Nel 2002 sono passato alla Federazione Ciclistica Italiana come coordinatore del settore pista e della logistica delle squadre nazionali nei grandi eventi (Mondiali e Olimpiadi). In questa veste ho organizzato la presenza ciclistica italiana in tre Olimpiadi (Atene, Pechino e Londra) e in tutti i mondiali fino al 2020. Nel 2013 sono diventato segretario generale, e quest’anno ho avuto l’onore di essere eletto presidente dell’organizzazione europea per il prossimo quadriennio».

 

Ringraziamo il presidente Enrico della Casa per averci fatto l’onore di concederci questa chiacchierata informale e per averci fatto conoscere un po’ cosa avviene dietro le quinte di uno sport popolare come il ciclismo. Gli formuliamo un grosso in bocca al lupo per la prosecuzione della sua carriera, orgogliosi che, ai vertici dello sport europeo, sia rappresentata un po’ anche la nostra Correggio.

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