Un bel calcio a quel soffitto di cristallo

Tra i mille impegni che la tengono lontana da Correggio, la nostra concittadina Milena Bertolini, commissario tecnico della Nazionale Italiana di calcio femminile, trova il modo di dedicare a Primo Piano un po’ del suo tempo. Non possiamo che ringraziarla per questo privilegio che così gentilmente ci concede.
Ed eccoci qui con lei. Il calcio femminile torna finalmente a far parlare di sé dopo un lungo periodo. Per la verità sembra sempre che la passione popolare per le avventure delle nostre calciatrici stia per diventare un nuovo fenomeno di massa, uno spettacolo da prima serata TV, quando c’è la concomitanza dei successi della Nazionale. Poi ci si accorge che il calcio femminile finisce per essere snobbato e marginalizzato da tutti i mass media, quando ritornano in campo le partite di routine, per campionati e coppe meno blasonati. Non è così, Milena? «Le attenzioni dei media si sono un po’ affievolite, ma è fisiologico, quando manca il grosso avvenimento sportivo. Poi c’è stato l’effetto della pandemia che non ha certamente aiutato, perché altri erano i pensieri di tutti. Ma il nostro movimento è cresciuto, la professionalità ulteriormente aumentata. Il calcio femminile è stato conosciuto, se ne parla. Anche il legislatore ha riconosciuto la cosa facendo la sua parte. Non è poco. Gli spettatori sono aumentati in buon numero e nascono nuove squadre femminili un po’ ovunque in Italia. Credo che si possa essere ragionevolmente ottimisti».
L’ultima volta che abbiamo incontrato Milena, allora neo CT della Nazionale di calcio femminile, aveva portato le ragazze della squadra tricolore a giocarsi i quarti di finale nel Mondiale di Francia del 2019. Adesso la ritroviamo tra un incontro e l’altro del girone di qualificazione per i prossimi mondiali, che si disputeranno in Australia e Nuova Zelanda dal 10 luglio al 20 agosto 2023.

A che punto siamo con la qualificazione della nostra Nazionale?
«Si qualifica solo la prima di ogni girone, le seconde vanno ai playoff. Nel nostro girone, noi primi lo siamo già! E quel posto, davanti alla Svizzera, ce lo siamo meritate proprio battendo la Nazionale Elvetica nell’ultima gara disputata. Adesso mancano ancora due partite a settembre. Che posso dire? Tutto dipende da noi. Siamo padrone del nostro destino! Posso assicurarvi che faremo di tutto per andare alle fasi finali nella terra dei Canguri».
Per chi pensa che durante questi pochi anni trascorsi dopo il boom mediatico del calcio femminile messo in moto dal mondiale francese, le tante promesse fatte nelle stanze del potere calcistico siano state disattese, la risposta di Milena è chiara: «Non mi sento di condividere alcun senso di delusione rispetto alle aspettative che si erano create circa il futuro del calcio femminile. La prova più evidente dei passi in avanti compiuti è quanto si è deciso in questi giorni. La Federcalcio, come sapete, ha adottato le norme che consentiranno l’introduzione del professionismo nella serie A femminile a partire dalla stagione sportiva 2022/23. Un primo grande passo verso la parità di genere nello sport, per uguali diritti tra uomini e donne che praticano il calcio. Una decisione di grande importanza, maturata in un clima che è cambiato in positivo e in poco tempo».
Era questo uno dei principali obiettivi dichiarati della nostra concittadina, appena nominata Commissario, per aiutare le ragazze a coltivare la loro ambizione senza barriere insuperabili. Per fare in modo che il pallone calciato da loro non sia più respinto da un soffitto di cristallo. La sua soddisfazione è del tutto comprensibile.

Vuoi spiegarci cosa comporterà e perché era tanto desiderata questa decisione sul professionismo per il calcio femminile?
«Finalmente si riconosce, anche se solo per la serie A, la professione di calciatrice, aprendo orizzonti nuovi per tutte le ragazze che vogliono intraprendere questo sport. Allineandoci, tra l’altro, a quanto già avviene in Europa. Vi ricordo che delle otto squadre qualificate ai quarti di finale del Mondiale di Francia solo quella dell’Italia era fatta da dilettanti. Una differenza di status che penalizza la nostra capacità competitiva.
Oggi per una dilettante c’è solo una passione vissuta totalmente a proprio rischio e pericolo. Hai solo dei minimi rimborsi spese, rubi ore gratuite alla famiglia ed ai figli, se ti infortuni sono dispiaceri e tanto altro. Ora con il riconoscimento del professionismo si introducono finalmente le tutele del caso: previdenza, minimo salariale, maternità, contributi versati, premio di fine carriera.
Un enorme passo in avanti; speriamo venga riconosciuto anche a tutte le atlete di livello che vorranno intraprendere lo sport come professione. Sarà un bello stimolo per le bambine che non si sentiranno da meno degli amici maschietti. Per le famiglie che avranno meno remore per assecondare i loro sogni. Per giovani donne che per due o tre lustri di sport praticato pressoché a tempo pieno non dovranno poi pentirsi. E mi fa piacere constatare che quella del calcio è stata la prima Federazione sportiva a compiere questo passo».

Ma questa conquista non potrebbe essere anche l’inizio della fine per società meno strutturate, meno forti economicamente, realtà anche benemerite e pioniere del calcio femminile che dovranno giocoforza, per cercare di sopravvivere, rimanere dilettantistiche?
«Per i primi tre anni di applicazione della legge, lo Stato con un decreto ha stanziato aiuti per dodici milioni di euro, assieme alla Federazione Gioco Calcio che sosterrà le società permettendo una crescita graduale verso il professionismo. Dopo un grande primo passo servono misure di accompagnamento. E mi pare si intravedano».

Approfittiamo della tua sensibilità politica, Milena, per chiederti delle donne che provengono da Paesi in cui ritorna il burqa o si subisce una violenza inaudita e dove il calcio potrebbe essere uno strumento di liberazione.
«Lo sport è inclusivo per definizione. Supera ogni tipo di discriminazione, di genere, di religione, di razza. Dove maggiori sono i divieti, maggiore è il bisogno di sport. Penso a quelle parti del mondo dove la libertà è violata per tante ragioni. Ma penso anche qui in Italia, dove in realtà persiste il pregiudizio e dove per le donne resta più difficile fare sport. L’impegno per la diffusione del calcio e dello sport al femminile, ecco, io lo vivo come un impegno per abbattere ogni tipo di tabù, di pregiudizio, di discriminazione. Qui e in ogni parte del mondo».

Grazie Milena. Un grande in bocca al lupo per le prossime partite della nazionale e per un ottimo piazzamento in Oceania nel 2023. Forza Mister, forza azzurre, forza Italia.

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