Umberto Borghi, cuore generoso

Un uomo esemplare, a scuola e nella comunità

“Chi non fa scuola animato da un grande amore, non faccia scuola”
Don Lorenzo Milani

 

Era una mattina di circa quattro anni fa, certamente prima della pandemia, ma la ricordo come se fosse ieri. Incontro sotto i portici di Correggio il mio ex Direttore Didattico, Umberto Borghi. Ci salutiamo e ci fermiamo a parlare un po’. Lui è sempre disponibile, come al solito. Sembravano i classici cinque minuti di convenevoli e invece dopo mezz’ora siamo ancora lì, indecisi fra prendere un caffè per continuare la nostra conversazione o stare in piedi, sempre sul punto di salutarci. Ci risentiamo nel pomeriggio, per telefono, perché deve leggermi alcuni suoi appunti e raccontarmi di sé, com’è solito fare. Sarebbe un’impresa davvero ardua elencare le innumerevoli attività di cui si è occupato e gli svariati interessi che, fino alla fine, hanno reso la sua vita ricca di impegni. È stato assicuratore, insegnante, segretario poi direttore di patronati scolastici e dell’Opera Nomadi di Reggio, direttore delle scuole (oggi si direbbe Dirigente Scolastico), consigliere comunale, scrittore-giornalista, co-fondatore della Proloco di Correggio.
Grande appassionato di storia locale e di toponomastica, si è sempre occupato di ricerca nel suo territorio affinché tutti, soprattutto i giovani, potessero conoscere le proprie radici. Ha pubblicato diversi articoli, sia sulla storia dei luoghi a lui cari (Prato, San Martino in Rio e Correggio) che sulle vicende della propria famiglia d’origine, composta da dieci figli e di cui ha sempre “benedetto” le origini contadine. Non lo hanno di certo indebolito né l’età né le disgrazie della vita: la grave malattia e poi la morte della figlia Marcella, ancora bambina, nel febbraio del 1976, il problema al cuore che l’ha tenuto lontano dalla “sua” scuola per un anno, la scomparsa della cara moglie Bruna nel 2017.
È sempre rimasto un uomo molto curioso, attento e grande osservatore di ogni avvenimento. Ricordo con affetto alcune intelligenti risposte alle mie domande.

Fra le tante attività che ha svolto nella sua lunga carriera, quale le ha dato maggiore soddisfazione?
«Le ho svolte tutte con impegno, dedizione e a volte con abnegazione, rubando tempo alla famiglia e ad altri impegni. Se dovessi fare una scelta, direi che la professione che mi ha dato maggiore gioia e contentezza è stata sicuramente la scuola, non come direttore ma come insegnante. Già ai miei tempi i direttori erano sommersi dalla burocrazia… mentre non c’era niente che mi appagasse come il contatto con i bambini. La loro gioia era la mia. Io tra l’altro ho insegnato a Mandrio proprio negli anni in cui avevo la mia bambina Marcella, che si è ammalata gravemente ed è scomparsa all’età di sei anni. Ecco, io su ogni mio alunno ho sempre riversato l’amore che avevo per la mia Marcellina».

Rivolgendo uno sguardo al passato, rifarebbe le stesse scelte? O c’è qualcosa di cui si è pentito?
«Rifarei tutto, perché tutto mi ha formato ed arricchito, ma anche in questo caso una preferenza va alla scuola».

Guardando invece al futuro, cosa consiglia ai giovani d’oggi per rendere la loro vita piena?
«Di non buttarla, di non perdere tempo, perché la vita è breve. Cogliete tutte le opportunità che vi vengono offerte: al giorno d’oggi sono tante. Ai miei tempi si facevano molti sacrifici: la mia era una famiglia di contadini, c’erano tanti fratelli. Studiare voleva dire farcela ad ogni costo, per non sprecare tempo e denaro e per non deludere. Oggi i giovani hanno tante opportunità, che le sfruttino al meglio per seguire i loro sogni e realizzarsi, senza mai perdere d’occhio il prossimo e i valori trasmessi dalle generazioni passate».

Nel gennaio 2020 lei ha festeggiato con parenti ed amici i suoi primi novant’anni; ci vuole raccontare il suo grande gesto di umanità?
«Ho pubblicato una cartolina raffigurante un’opera a mosaico realizzata da un’insegnante (maestra Evelina della Vedova, della scuola mosaicisti del Friuli), proprio per ricordare il mio compleanno; ho distribuito una poesia-preghiera scritta di mio pugno, che voleva essere un augurio di pace e di ben per tutti. E soprattutto ho fatto la grande scelta di donare la mia casa alla “Fondazione Cuore Domani”, per aiutare la ricerca scientifica in campo cardiochirurgico». Beh! Che dire! Non ci sono parole di fronte ad una vita tanto generosa e dedita agli altri. Buon viaggio, caro Direttore. Già da un po’ non la incontravamo sotto i portici, alla vicina edicola o a Messa: negli ultimi anni ci aveva già abituati alle sue assenze. Adesso sarà di nuovo insieme a Bruna, alla sua adorata Marcella e ai tanti colleghi che l’hanno preceduta, mentre noi la ricorderemo continuando a fare tesoro della sua testimonianza, profondamente umana e cristiana. Nella mia esperienza di insegnante di scuola primaria, devo dire che lavorare per parecchi anni con Umberto Borghi è stato come vivere in un’atmosfera da libro “Cuore”. Oggi non sarebbe possibile. Un’altra era.

 

DUE FRASI PER I POSTERI

Vi riportiamo due citazioni di Umberto Borghi, tratte dalla pubblicazione “Umberto Borghi – Il primo Circolo di Correggio – Appunti per una storia della Scuola Correggese, 1979/1995” – Correggio, 1995).

“Ciò che ho fatto, l’ho fatto per amore, ho sempre considerato ogni alunno come fosse mia figlia e ogni insegnante come fosse l’insegnante di mia figlia, col solo rammarico di non poter fare di più”.

“Ho sempre pensato che la scuola deve essere una comunità di studenti, famiglie e insegnanti, dove tutti lavorano e collaborano per formare i ragazzi come persone complete, cittadini consapevoli e uomini liberi, attraverso le attitudini di ciascuno ed elevati livelli di istruzione per tutti. Mi sono adoperato, sia come insegnante che come dirigente, per la crescita e la valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ogni alunno”.

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