Tre Terrachini in mostra a Correggio

Renzo Testi, cicerone d’eccezione e amico di Bruto, racconta

Renzo non si ferma. È un vulcano.
Ricordi personali e frammenti di ricerche minuziose si affollano nelle sue parole.
La storia locale, gli albori del socialismo, i primi passi del movimento cooperativo sono le sue passioni.
Accendono i suoi occhi di stupore e commozione, mentre attingono senza sosta al suo ricco catalogo mentale: il tutto mentre narra di persone, fatti, episodi, avanti e indietro nel tempo, instancabile.

Renzo Testi è uno che a Correggio non ha bisogno di presentazioni.
Sono con lui nel Museo civico, alla mostra sui tre Terrachini: Pier Giacinto, Bruno e Bruto, aperta fino al 18 ottobre.

Padre e figli. Artisti ben noti, qui, nei luoghi patri.
Disegni e progetti, architettonici e decorativi del primo; vignette e figure del secondo; cartoline, caricature di guerra, formelle in terracotta del terzo.
Il materiale della mostra, in buona parte, è concesso in comodato gratuito dalla cooperativa Boorea di Reggio al “Fondo Terrachini” del Museo di Correggio.

Per Renzo Testi, i Terrachini sono icone-cult di quegli ideali che lo appassionano tanto.
Al nostro Renzo, un segugio da penna (da scrivere), va il merito di avere ritrovato le tracce di tante loro opere, pezzi di un patrimonio artistico e storico che rischiava di essere perduto o confinato in gran parte entro mura private.
E di aver contribuito, in modo determinante, a riportarlo nel giacimento pubblico dell’arte e della memoria della prima metà del novecento della nostra terra. 

Riporto qualche spunto della narrazione renziana.

«Il nome di Pier Giacinto Terrachini a Correggio evoca il Torrione, ville e altri edifici noti.
Appena più in là, a Massenzatico, nel 1893 si inaugura la Coop di consumo Artigiana, in un edificio progettato da lui, con una facciata liberty-simil-cattedrale, che si ispirava all’art nouveau della Maison du peuple di Bruxelles, sede della Coop di consumo e poi del Partito Operaio belga.
Primordi cooperativi e socialismo. 

In quell’anno a Reggio c’è il congresso del Partito dei lavoratori che approva il nuovo statuto e prende il nome di Partito socialista.
E tra i suoi leader c’è Camillo Prampolini: al suo messaggio di solidarietà, giustizia e uguaglianza i Terrachini si ispirano profondamente».

«Quello schizzo su pergamena con il cupolone simil-rinascimentale che svetta e con l’atrio circolare al centro verso cui convergono i bracci dei settori cooperativi a guisa di corporazioni arti e mestieri, è il progetto del “Pantheon della cooperazione”, realizzato da Pier Giacinto nel 1903.
Lui, architetto del socialismo, nella cooperazione ci credeva davvero».
Ma probabilmente, si conviene con Renzo stesso, un pantheon così solenne avrebbe fatto discutere i probi pionieri cooperativi dell’epoca, abituati a praticare tanta sobrietà in usi e costumi.

«Bruno Terrachini (con lo pseudonimo di Giordano) era il vignettista del “Risveglio democratico”, giornale radicale correggese di ispirazione liberaldemocratica, molto vicino ai socialisti.

L’avvocato Arnaldo Ghidoni, quello che dà il nome all’asilo per l’infanzia correggese (donato alla città di Correggio dagli eredi per sua espressa volontà), era un fondatore del giornale.
Vedi? Tutto si lega, tutto ritorna».

Ecco, vedo, alcune delle caricature di Bruno Terrachini, di tono libertario e antimilitarista, argute e satiriche.
Infine, Bruto: l’artista delle terrecotte. 

Renzo Testi l’ha conosciuto da vicino, negli anni sessanta, fino alla sua morte nel 1972, solo e anche un po’ abbandonato.
Proprio Renzo fu determinante per ricoverare all’ospedale di Correggio un Bruto ammalato e stanco, negli ultimi tempi.
Lì condivise, non facilmente, la stanza con Prospero Codeluppi, detto Dudoun, uno dei primi cultori dello yoga e grande spirito libero.

«Bruto: uno straordinario modellatore e caricaturista, impareggiabile nel manipolare la creta.
Riprende gente comune, di Correggio, mentre fa il suo mestiere, accentuandone i caratteri somatici e i difetti.
Animo irrequieto, fatto tutto da sé; Bruto sfrutta un talento naturale che lascia esterrefatti anche i più celebri artisti reggiani dell’epoca.
La sua produzione è incredibile. Chi non ricorda il suo giardino, lungo la circonvallazione, pieno di statuette appese ai rami degli alberi, alla siepe, al cancello?
Mezza Correggio era plasticamente raffigurata, accanto ai grandi personaggi della storia, in quell’indimenticabile orto delle crete.
E i bambini che andavano spesso a fargli visita restavano incantati nel vedere quei piccoli miracoli in terra.
Il rosso era il colore preferito da Bruto: rosso come il garofano socialista, rosso come il buon lambrusco, rosso come il cravattone esibito sul petto». 

Qui in mostra si vedono le cartoline di Bruto spedite a casa dal fronte, durante la prima guerra mondiale, dal Friuli, dalla Carnia e dal Veneto.
Sono indirizzate al padre Pier Giacinto, al fratello Arnaldo, alla sorella Flora e alla fidanzata Artemisia, che chiama Arte, facendo così sintesi verbale dei due amori della sua vita. 

«Cartoline con messaggi arguti, inneggianti alla vita. Rivelano il pensiero di Bruto, le sue intuizioni: era un uomo profondo che ragionava con la sua testa, andando contro gli stereotipi dominanti e anticipando il futuro.
Un uomo libero. Lo vedo ancora su quella sua bicicletta con la quale andava dappertutto, dove lo chiamavano per una decorazione, una scultura.
Tutto per un tozzo di pane… e un bicchiere di vino.
Era profondamente attaccato a Correggio, ma si sentiva cittadino del mondo.
Forse in pochi lo sanno: con quella bicicletta, più di una volta, il 14 luglio andò fino a Parigi a festeggiare la presa della Bastiglia, da cui derivava la sua trilogia di fede: libertà, eguaglianza, fraternità.
Che uomo quel Bruto!». 

Ringrazio Renzo Testi, cicerone d’eccezione dei Terrachini e di quello scorcio di passato. Grande passato. Al punto che, talvolta, ti sembra che il presente, tanto per stare in tema con la mostra, ne sia una caricatura … vero Renzo? 

 

Per chi non conosce Renzo

Renzo Testi è stato sindaco di Correggio dal 1963 al 1976.
Al momento della sua elezione, aveva 24 anni e venne menzionato dalla stampa di quel periodo come il più giovane sindaco d’Italia.
Nel 1976 diventò presidente della Coop Nordemilia, ora Coop Consumatori Nordest e lo è rimasto fino al 2001.
Dopo di allora si è occupato di storia del movimento cooperativo curando convegni e pubblicazioni.
È componente di Istoreco di Reggio Emilia, dell’Istituto Cervi, del Circolo Camillo Prampolini e dell’associazione studi storici di Correggio.
È solito dire, quando mi vede, che dopo di lui a Correggio siamo caduti in basso.
Ricordo, per chi non lo sa, che il suo successore nella carica di sindaco… sono stato io.

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