Tra capienza e folla, saliamo sul bus

Le criticità dei nostri trasporti scolastici

Mai come in questo momento, parlare della scuola significa anche parlare dei trasporti. Siamo da sempre abituati a vedere grandi quantità di studenti ammassati alle fermate degli autobus: a Correggio approdano ragazzi sia dalla bassa reggiana che da Carpi; alcuni di loro percorrono delle tratte di quasi un’ora per andare e tornare ogni giorno da scuola, in mezzi spesso affollati. Quest’anno però, un corretto funzionamento dei trasporti scolastici è di vitale importanza per la salute degli studenti e delle loro famiglie, e per il buon funzionamento del sistema scolastico. Per saperne di più, ci siamo rivolti ad alcuni studenti e a Seta, azienda che si occupa della gestione del nostro trasporto pubblico locale. Tutte le interviste sono state realizzate prima del DPCM dello scorso 18 ottobre che ha, tra le altre cose, aperto a modifiche sulla gestione degli ingressi scolastici, cosa che potrà rendere necessari ulteriori interventi anche a livello dei trasporti, con tutte le conseguenze del caso. Quindi, cerchiamo intanto di capire quali siano le problematiche ricorrenti che vivono ogni giorno gli studenti, e se queste siano state risolte con l’inizio dell’anno scolastico.

Incominciamo parlando con Simone Aristarchi, responsabile dello stabilimento Seta di Reggio Emilia, cui abbiamo chiesto quale sia stato l’impatto del lockdown sui trasporti e in che modo sia stato gestito l’inizio dell’anno scolastico. «Dal punto di vista economico, i mesi di lockdown sono stati disastrosi» ha ammesso, «abbiamo dovuto fare un grosso lavoro di riduzione del servizio in quei mesi, e la pianificazione richiede molto tempo: il servizio del trasporto non è particolarmente flessibile. La riapertura delle scuole è già solitamente un momento complicato, e quest’anno il problema è ulteriormente accentuato. La pianificazione di Seta prende circa venti giorni e il servizio, che parte il 15 settembre, ha visto la sua genesi attorno al 15 agosto. Non è facile nemmeno informare e venire incontro agli utenti». Programmare tutte le corse è dunque molto impegnativo, e a questo si sommano ora altre sfide: alcune scuole hanno scaglionato gli orari, e i mezzi devono avere una capienza dell’80%. Il timore di molti è che tutto questo rischi di mandare in tilt l’intero sistema. Cosa è stato fatto per far fronte a tutto questo? «Abbiamo fatto una specie di censimento di tutte le risorse private attivabili» spiega Aristarchi, «anche autobus a noleggio e via dicendo. Abbiamo attivato delle corse di potenziamento, fatto tavoli con le scuole e previsto di attivare dei privati che hanno messo a disposizione autisti e bus per fare delle corse all’ora di punta, per sgravare le tratte più frequentate. Non sarebbe infatti possibile comprare dei nuovi autobus in tempi rapidi: il processo di acquisto dura circa un anno. Direi comunque che il piano abbia funzionato». C’è poi la spinosa questione della capienza: è davvero rispettata? Aristarchi sostiene di sì: «Noi dobbiamo seguire il limite dell’80%, ma è chiaro che anche se il numero viene rispettato, la percezione che un passeggero ha è che il mezzo sia pieno. È una questione di percezione: abbiamo verificato i conteggi e ci sono stati anche controlli della polizia, ma non abbiamo avuto problemi sulla capienza, specialmente sulla tratta extraurbana».

Percezione o no, gli studenti che prendono le corriere la pensano però diversamente. «Non credo che questo limite venga rispettato», confessa Aria Tolve, studentessa del liceo Rinaldo Corso. «Abito a Carpi e prendo la corriera da cinque anni, ci sono sempre stati molti studenti sui mezzi e lo stesso accade quest’anno. Infatti, ci sono varie persone che hanno smesso di usare la corriera proprio per paura degli affollamenti che si vengono a creare: nella mia classe io sono rimasta l’unica a usarla». E non finisce qui: «Quando sono in corriera, non tutte le persone hanno la mascherina», afferma la Tolve. «Ci sono ragazzi che spesso la tengono abbassata in modo che non copra il naso, e ho visto anche gente che proprio se la toglie. Mi è successo di avere un ragazzo in corriera senza mascherina che, nonostante il sollecito di chi era intorno, ha continuato a viaggiare come se niente fosse, senza indossarla». Si tratta di episodi che non dovrebbero accadere, che a causa dell’indifferenza di pochi mettono a rischio la salute di molti.
Casi di questo tipo non sono isolati: una storia molto simile è quella raccontata da un’altra studentessa del liceo Corso, Irene Bussei, che spiega: «L’altro giorno mi è successo che in corriera un ragazzo non voleva mettersi la mascherina. A quel punto, l’autista si è fermato in mezzo alla strada, ha aperto le porte e ha detto che lui non sarebbe più ripartito se quel ragazzo non fosse sceso». Il giovane si è poi messo la mascherina e l’autobus ha ripreso la propria corsa, creando però un episodio che rischia solo di complicare le cose e creare tensione tra gli studenti. Ma i controlli, ci sono? «Per quello che ho visto», spiega Bussei, «i controlli vengono effettuati soprattutto all’uscita da scuola. Capita spesso che i controllori lascino giù dei ragazzi dalla corriera, per non avere una capienza eccessiva. A quel punto però quegli studenti devono farsi venire a prendere in macchina». La tratta percorsa da Irene è quella che collega Rio Saliceto a Correggio, e anche lì le corriere si confermano essere molto affollate. «Mi sembra che le misure che dovevano essere prese non siano state attuate», spiega, «e non sono state aggiunte delle corse. Il distanziamento a bordo non è possibile, dal momento che ci sono troppe persone che prendono la stessa corriera: io al ritorno cerco proprio di non prenderla. Ci sono dei miei amici che pur di non prendere la corriera vengono in bici da Rio Saliceto».

Il quadro che emerge da queste descrizioni è controverso: per quanto la pianificazione dei trasporti sia stata attenta e in accordo con le nuove normative, quello che vivono gli studenti nel loro quotidiano è ben diverso. La sensazione di chi prende i mezzi è che questi siano sempre pieni: il problema non è forse l’80% di adesso, ma il 100% di prima. Le corriere sono da sempre affollate, e in momenti delicati come questo emergono tutti i punti critici con cui gli studenti si confrontano da anni; a questi si sommano anche gli spiacevoli momenti di tensione scatenati da chi non vuole indossare la mascherina. In un momento così difficile per la didattica, non bisogna abbassare la guardia nei confronti di tutti i servizi che contribuiscono a tenere a galla le nostre scuole. Lo sforzo richiesto alle famiglie è notevole, e di pari passo va quello richiesto agli stessi studenti, cui mai come ora si sta insegnando il valore inestimabile di una didattica umana e presente. Non possiamo dimenticare tutto questo.

Giacomo Bigliardi

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