Tra violini e chitarre, ecco il liutaio appassionato

Giuliano Covezzi e i segreti di un’arte antica

L’affabilità è la dote che colpisce incontrando per la prima volta Giuliano Covezzi. Si ha subito la sensazione che qui la fretta e l’impazienza non siano di casa. 70 anni, grandi baffi e fisico asciutto, mi riceve nel laboratorio di via Buonarroti dove trascorre buona parte del suo tempo, in compagnia del suo fido cane da caccia, dedicandosi, ora che è in pensione, alla sua passione principale: la liuteria. Il liutaio, che svolge uno dei cosiddetti “mestieri d’arte”, progetta, realizza e ripara gli strumenti musicali ad arco, come violini e violoncelli, e a corda pizzicata, come chitarre e mandolini. Si occupa di ogni fase della loro creazione: dalla scelta dei materiali alla realizzazione dei pezzi, verniciatura, assemblaggio e regolazione del suono.

Caro Giuliano, com’è scattata questa passione per una attività che sembra rivestire caratteri quasi esoterici, un sapere antico e che richiede un alto grado di competenza, conoscenze di materiali, sensibilità musicali?
«Voglio innanzitutto chiarire che in questo campo non vi sono segreti. Vi sono ottime scuole che insegnano questo mestiere ed un giovane può scegliere questa professione tradizionale, studiando e facendo esperienza in botteghe affermate.

Per me il desiderio di costruire strumenti musicali è nato da ragazzo, combinando la passione per la musica con l’amore per quel meraviglioso materiale che è il legno. Verso i sedici anni ho studiato chitarra andando a lezione dai maestri correggesi Malmusi e Parmigiani, mentre la capacità di lavorare il legno l’ho appresa da mio nonno, bravissimo a riparare gli attrezzi che erano d’uso comune in una azienda agricola. La mia vita professionale, tuttavia, prese un’altra direzione: frequentai l’istituto professionale di meccanica a Carpi e a diciassette anni andai a lavorare presso la ditta GS, ora SNAP-ON, di Correggio. La passione per la musica e gli strumenti musicali, comunque, non venne mai meno. Prima di andare a militare avevo già costruito alcune chitarre, molto semplici, con un suono piuttosto grezzo. Nel corso degli anni venni in contatto con la liuteria Lodi di Carpi, già allora molto affermata, che mi diede le nozioni fondamentali per la costruzione degli strumenti. La liuteria Lodi riparava strumenti importanti, come le chitarre di Antonio De Torres; ebbi cosi l’occasione di conoscere da vicino le tecniche tradizionali».

Oltre alle chitarre hai costruito altri tipi di strumenti?
«Inizialmente mi appassionai al violino e ne costruii sette o otto. Di solito si riproduce uno strumento storico, tipo Stradivari o Guarneri, ma la realizzazione è veramente difficile ed impegnativa: dalla scelta dei legni, alle bombature, alle “effe” e alle numerose fasi della lavorazione. Alla fine poi deve essere dotato di buona intonazione, suonabilità ed emissione sonora. Come in ogni mestiere, per avere buoni risultati ti devi specializzare e così decisi di dedicarmi alla chitarra classica, acustica ed al mandolino napoletano e americano».

Potresti raccontarci le fasi principali della costruzione di una chitarra classica, caratteristica per le sonorità calde e rotonde date dalle corde di nylon e dalla forma della cassa?
«Una nota particolare va alla scelta dei legni, che non solo devono essere stagionati ma anche specifici per le varie parti dello strumento. Quelli della cassa e della tavola armonica hanno la funzione di garantire la qualità del suono. Il legno che spicca per importanza è quello per la tavola armonica: deve essere un legno di risonanza, con una particolare attitudine sonora. Io utilizzo preferibilmente il legno di abete della val di Fiemme, che mi viene fornito dalla Guardia Forestale; bisogna essere in grado di selezionarlo e serve una buona dose di competenza ed esperienza, ormai patrimonio di pochi. Purtroppo la tempesta Vaia, che qualche anno fa si è abbattuta su quelle valli, ha fatto strage anche di questi abeti. All’interno della cassa sono applicati listelli di abete che ne rinforzano le caratteristiche strutturali e sonore. Per le fasce ed il fondo utilizzo legni duri e compatti come l’acero, il palissandro, il mogano o il cipresso. Per la tastiera utilizzo l’ebano e per il ponte, al quale si legano le corde, principalmente il palissandro. Si procede poi con le lavorazioni, usando sagome di riferimento per la tavola armonica ed il fondo, tagliando il legno con idonee seghe elettriche. Il legno delle fasce viene curvato con particolari procedimenti a caldo. Il manico poi è costituito dalla giunzione di tre pezzi di legno: ai lati due pezzi più grossi di mogano e al centro una lamina sottile di ebano o acero per la tastiera. In una chitarra classica il lato estetico non è secondario ed è concentrato in particolare sul rosone centrale intorno alla buca; con un compasso a taglio vengono effettuate due incisioni concentriche, profonde circa un millimetro, e con un piccolo scalpello viene asportato il legno fra di esse ricavando lo spazio per la rosetta decorativa, che va incollata nella sua sede e successivamente levigata. Tutti questi pezzi vengono poi incollati mettendoli in pressione, poi si passa alla verniciatura. Per quest’ultima operazione utilizzo resine che vengono diluite in alcool, ma cerco di stenderne il meno possibile perché la vernice influenza la voce dello strumento».

È una lavorazione con una forte presenza di manualità, ma vedo che nel tuo laboratorio hai anche elettroutensili particolari.
«Grazie alla mia esperienza meccanica ho costruito personalmente alcuni macchinari o adattato macchinari esistenti per potere eseguire lavorazioni di precisione sul legno. Mi sono così dotato di piccole seghe a nastro, seghe circolari, trapani ed un tornio, che mi permettono di ridurre i tempi di lavorazione. Per esempio per la chitarra classica cui sto lavorando ora possono servire otto o nove mesi di tempo, ma non ci lavoro assiduamente».

Mi accompagna nel magazzino a fianco del laboratorio: in un armadio sono appese cinque chitarre tra acustiche e classiche, di colori e dimensioni diverse. Giuliano prova qualche accordo per farmi sentire i diversi suoni che escono da quei legni scuri e levigati. In un altro armadio sono appesi cinque mandolini, tre napoletani e due americani, veri gioielli di artigianato dove ogni superficie è curva e impreziosita da legni pregiati. Il brano che Giuliano esegue al mandolino napoletano è semplicemente bellissimo. Ma questi strumenti sono in vendita? «No, i miei strumenti non hanno mercato. Uno strumento di liuteria costa molte migliaia di euro: un musicista si rivolge ad un marchio affermato mentre un prodotto industriale si compra con qualche centinaia di euro. Ho diversi amici musicisti, a volte presto loro i miei strumenti, a volte suoniamo assieme per divertirci e a volte teniamo piccoli concerti di beneficenza in centri sociali o in case protette per anziani, così, per passione».

Nel 2012 la liuteria tradizionale cremonese è stata iscritta nella lista del patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO.

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