Tra le moto e il Rock s’è accesa una luce

Andrea Maccaferri e le sue lampade vintage

È capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di avere un’idea geniale, quella trovata fuori dal comune che in pochi minuti proietta la mente in un futuro ricco di successo.
Dopo una prima fase di stupore, inizia inevitabilmente la fase di ricerca per capire se davvero quell’idea non sia già stata pensata. Alla fine è sempre la stessa storia, da qualche parte nel mondo qualcuno l’ha già fatta propria. E l’illusione svanisce lasciando il posto a quell’amaro “peccato, era una bella idea” che riporta inevitabilmente con i piedi per terra.

Ad Andrea Maccaferri, “Macca” per gli amici, è andata diversamente. Una notte di qualche tempo fa ha provato a digitare su Google “lampade create con pezzi di Harley-Davidson” e ha ottenuto 0 risultati. Zero. Un terreno ancora inesplorato, un mondo nuovo su cui gettare le fondamenta.
Andrea, classe ’66, nasce e vive a Modena fino al 2003, anno in cui decide di trasferirsi per avvicinarsi a Nicoletta, correggese doc, che diventerà sua moglie.
Approdato nel piccolo borgo reggiano, Andrea si lascia alle spalle la frenesia e i clacson della città. Scopre una nuova quotidianità fatta di biciclette, ragazzini che giocano a pallone in strada, negozianti che ancora fanno credito perché si fidano, tanto poi in un qualche modo ci si rivede. Per lungo tempo verrà accompagnato dalla sensazione di vivere in vacanza, in un luogo fuori dal tempo e dai problemi quotidiani.
Ha cambiato provincia, ma non sogni. Si porta dentro il forte desiderio di possedere una Harley-Davidson, la motocicletta americana per eccellenza. L’occasione arriva nel 2005, una Road-King 1450 usata, a suo dire «bellissima». Si sa che da cosa nasce cosa, e così la passione per le moto diventa un vero e proprio mestiere.

Andrea entra a far parte dello staff di Onorio Moto, storico concessionario correggese, in cui comincia a lavorare da meccanico, con la possibilità quotidiana di immergersi nel fantastico mondo delle Harley.
Un sogno che si avvera, un altro traguardo di una vita vissuta ai cento all’ora. Poi, nel novembre 2009, arriva il buio e tutto improvvisamente cambia.
Andrea si ammala e la diagnosi non lascia spazio ai dubbi: meningite acuta.
In un primo momento il suo corpo è in stato di paralisi, poi in seguito a otto mesi di ricovero e a un’intensa riabilitazione, torna a casa. Con tanti sacrifici e grazie all’aiuto della moglie e dei suoi due figli, Andrea torna anche a camminare per brevi tratti, seppur aiutato dalle stampelle. Da quella fase non ne è uscito solo, ma in compagnia della sua fedele carrozza, accessorio che mai avrebbe voluto conoscere ma che quotidianamente lo assiste.
Come avrete già capito Andrea è un tipo tosto: le sue idee e i suoi sogni volano alto, oltre i limiti.Il suo nuovo stato fisico non gli permette più l’occupazione di un tempo, così è costretto a reinventarsi. Senza lavoro e costretto su una sedia a rotelle, comincia a sistemare le moto di amici, che in quel momento personale così duro non lo hanno mai abbandonato. Gli lasciavano a terra i pezzi rovinati e Andrea li buttava tutti in una cassetta.

Nasce da qui, da questo momento di estrema difficoltà, la cosiddetta “illuminazione”. L’idea prende vita proprio da tutti quei pezzi di scarto accatastati uno sopra all’altro che gli passavano quotidianamente tra le mani: per Andrea assumono un significato, non sono rifiuti ma materia in grado di dare vita a qualcosa di nuovo ed estremamente bello. Quei pezzi meritano una seconda possibilità.

Ma non è tutto. Andrea non solo ha la passione per i motori, ma ha anche una forte dipendenza dalla musica rock. Fino al 2003 ha lavorato nel mondo della musica per Studio’s di Modena, come addetto alla sicurezza. Poi una lunga pausa fino al 2017, anno in cui ha ripreso a collaborare in ambito musicale, settore attualmente fermo causa Covid.

Il suo progetto “LampadeRockvintage” combina queste due passioni: i motori e la musica rock. Non esiste alcuna lampada che non sia stata creata con del rock in sottofondo. Andrea valuta i rischi imprenditoriali del progetto e a tratti finisce quasi per abbandonare l’idea, ma grazie agli esercenti di Correggio, in particolare di Rita del negozio Norma e Stefania di Vanità riceve l’incoraggiamento di cui aveva bisogno.
Un progetto di questo tipo non nasce casualmente, ma da più di trent’anni di esercizio di creatività e di manualità. Le lampade di Andrea iniziano ad abitare nei negozi del paese e incomincia il passaparola, oltre a una accurata attività di storytelling sui social, dove ogni creazione viene raccontata con grande cura. Con la sua pagina Instagram, LampadeRockVintage_macca cerca di interagire con i propri follower e di coinvolgere sempre più amici all’interno del progetto. È il caso di Hjena, fotografo professionista, Lenny addetto ai dettagli fotografici e Sara Rasori, esperta nella stesura dei testi.

Quando gli è stato chiesto che nome darebbe alla sua arte, ha risposto: «non credo che la mia arte abbia un nome, sono solo un hobbista che si ingegnia per necessità».
Non sa quanto tempo impiega per creare una lampada, l’unica certezza che ha è che la prima cosa che fa al mattino è accendere la radio, perché senza musica rock neanche si parte. Creare una lampada è come scrivere una canzone. Può uscire di getto in pochi minuti o rimanere in sospeso per mesi. Serve pazienza, perché non sempre l’idea arriva già definitiva, spesso la si deve cogliere e sviluppare.
Si procede per tentativi: «io smonto, assemblo, costruisco e rismonto finché non sono soddisfatto della creazione. La base di ogni mia mia lampada è in alluminio Anticorodal, il resto è ricerca. Parto da pezzi di moto o qualsiasi pezzo Vintage che mi dia l’input per una possibile creazione».

La maggior parte dei pezzi provengono dagli Stati Uniti, li acquista attraverso aste notturne o mercatini tenuti su portali, sia Italiani che europei. Un pistone, una chiave inglese arrugginita, una coppia di fanali di una vecchia Citroen 2 cavalli, l’antico che si mescola al nuovo attraverso la tecnologia Led.

Aggiunge: «Mi piace lavorare con materiale antico, usato. Mi permette di vivere la bellezza del passato, ma con occhi rivolti al futuro. In questo periodo sto lavorando con pezzi vintage che hanno e fanno parte della nostra storia, che ci ricordano momenti vissuti e persone care. Mi fa piacere sapere che qualche Correggese custodisca a casa propria queste lampade. Possono essere utilizzate per fare luce, o rimanere anche spente da ornamento, ma sono lì, e raccontano qualcosa».

Negli ultimi mesi le creazioni hanno fatto il giro del web, arrivando fino a Massimo Cotto, conduttore del programma mattutino Rock and Talk su Virgin Radio. Andrea lo ha incontrato e ci ha confidato: «mi ha detto che dopo aver visto le mie lampade ne è rimasto letteralmente “folgorato” (ride)». Infine conclude: «mi entusiasmo quando mi portano un pezzo vecchio che fa riaffiorare i ricordi, come un fanale di una bicicletta che usava il nonno in tempi di guerra oppure il fanale dell’auto avuta in gioventù salvato prima di mandarla al macero. Ho la possibilità di accendere le emozioni che quegli oggetti hanno dentro, è una responsabilità che mi rende felice».
Ringraziamo Andrea per la sua infinita passione e disponibilità. Chiudiamo con il suo motto, che in questi difficili tempi può esserci d’ispirazione: “Resilienza sempre”.

Francesca Nicolini

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