Tra l’Aquila e l’Ardita, la grande storia delle quattro ruote

Gianni Zagni e il museo dell’automobile di San Martino in Rio

È il 1956 e a San Martino in Rio prende vita il Museo dell’Automobile dalla raccolta di vetture “vecchie”, salvate dalla distruzione da tre personaggi: il bolognese Domenico Gentili, i sammartinesi Giulio Campari ed Emilio Storchi detto “Barighin”. Quest’ultimo ebbe il merito di recuperare l’Auto Avio Costruzioni 815, la prima macchina costruita da Enzo Ferrari, ora in possesso del collezionista Mario Righini. In quegli anni transitano nel museo oltre 400 vetture appartenenti alle più prestigiose case automobilistiche mondiali. Negli anni ’70, a seguito della morte di Barighin, il Museo affronta un periodo buio, superato nel 1983 grazie ad un gruppo di sammartinesi che, uniti nella passione per le vetture d’epoca, hanno regalato una nuova vita a questa importante esposizione. Ed è proprio allora che comincia la storia di Giovanni “Gianni” Zagni, classe 1936, correggese, titolare della CGM SpA di via Modena, alla guida di un piccolo ma rilevante Museo automobilistico di provincia.

Come nasce la tua passione per le vetture d’epoca?
«Da ragazzo, avrò avuto 13/14 anni.
Vivevo a Fazzano, vicino all’officina OMEG (Offi cina Meccanica Gasparini): una delle officine storiche, probabilmente antecedente anche alla Goldoni, dove costruivano i trattori (o “carioche”), derivati dall’assemblaggio dei pezzi di automezzi e di residui bellici. Così qui arrivavano tutte le automobili e le demolivano, specialmente Fiat 501 e 525. Tutte le volte che vedevo queste macchine distrutte era per me un colpo al cuore… soffrivo! Poi
col trasferimento nell’82 a San Martino sono entrato nel vero covo degli appassionati».

Sei approdato qui nella “fase buia” del Museo, come l’avete superata?
«Spinti da Romano Vellani, padre di Roberto (attuale Presidente della Scuderia San Martino) e di Vittorio Vicenzi (detto “Vic”), insieme ad altri del vecchio gruppo di appassionati nato intorno al Museo si decise di comprare la attuale sede (parte vecchia del Museo), ma c’era da trovare una formula che ci mettesse tutti insieme e che garantisse la sopravvivenza dell’istituzione anche qualora qualcuno, causa morte o disaffezione, mollasse il gruppo. Così William Tirelli ed io abbiamo pensato a creare una società plurima: nasce così la Museo dell’Automobile SRL».

Per quanti anni hai ricoperto il ruolo di Presidente del Museo?
«All’incirca 18 anni, non consecutivi».

Qual è stata la prima auto d’epoca che hai acquistato?
«L’MG del 1939 che è esposta in Museo. L’ho acquistata a Reggio Emilia dai F.lli Medici, anche loro amanti delle vetture d’epoca. Successivamente ho scoperto che proprio quella MG faceva parte di un piccolo gruppo di automobili (5/6 circa) che potevano dirsi prototipi, perché l’Azienda non aveva ancora le idee chiare su come realizzare la carrozzeria nella parte posteriore.
Per giunta, quell’esemplare è letteralmente unico: ha i vetri che scendono, tutte le altre MG non hanno vetri!».

Tra le tue vetture più belle del Museo, c’è la FIAT NSU ARDITA del 1935: ci racconti qualcosa di quella macchina?
«Quell’Ardita è particolarmente interessante perché fu utilizzata dal generale tedesco Kesserling, durante la campagna d’Africa. Essa faceva parte del gruppo di auto acquistato da Barighin per Gentili, che poi la cedette a sua volta: l’ho scovata da un collezionista di Parma, così l’ho ricomprata e restaurata. Non è stata certo un’impresa facile, ci sono voluti circa 4/5 anni di ricerca e 1500 ore di lavoro per capire com’era in origine: un tempo i
restauri erano finalizzati unicamente a ripristinare il funzionamento della vettura, non importava riportarla alle perfette condizioni estetiche e meccaniche della nascita. Così per eseguire un restauro adeguato, era necessario ripulirla dagli interventi fatti durante gli anni precedenti e scoprire quale era la sua vera forma».

Come si fa a reperire queste informazioni?
«La letteratura in merito è quasi assente, perciò si fanno ricerche d’archivio, si vanno a visitare musei che hanno esposta la stessa vettura o vetture del periodo, si parla con esperti del settore, si fanno confronti tra mezzi del periodo o della stessa casa automobilistica, si apre la macchina e si inizia a smontarla e a ricostruirla pezzo per pezzo per vedere se mancano o eccedono dei componenti. Un altro restauro da manuale è stato quello operato sulla Zedel 10 HP del 1907, la macchina della Regina Margherita di Savoia ospitata in Museo, un vero pezzo unico -si pensi che erano numerate perfino le rondelle e le viti, ciò significa che non ci sono molti pezzi di ricambio e che esisteva un ordine di assemblaggio- che ha richiesto 4 anni e mezzo di lavoro quasi quotidiano e di lunghi viaggi tra Torino e Reggio Emilia, oltre alle tante ore di confronto condotte da un team composto da esperti. Ne è valsa la pena, la stilizzazione della Zedel è anche il logo del nostro museo».

Dentro il Museo c’è una foto che ti ritrae durante una delle rievocazioni della Mille Miglia. Com’è stato partecipare?
«È stata un’esperienza interessantissima: direi che per un appassionato fare la Mille Miglia almeno una volta nella vita sia indispensabile, tuttavia è davvero faticosa! Si tratta di una gara su tre giorni dove si mangia poco e si dorme ancora meno. Non è più una gara di velocità ma di regolarità, ciò
nonostante c’è sempre chi rievoca le folli corse della vera Mille Miglia di un tempo. È comunque entusiasmante perché si rivivono i fasti dei grandi piloti della Mille Miglia: quando si transita nei centri abitati la gente ti acclama, è entusiasta di poter osservare da vicino le macchine».

Qual è stato il tuo ultimo acquisto (ed il tuo ultimo restauro)?
«L’Aquila Italiana del 1910. È una vettura di una marca completamente scomparsa, di cui ne esistono ad oggi solo due esemplari universalmente conosciuti: uno è al Museo Biscaretti Di Ruffi a a Torino, l’altro è il mio al Museo dell’Automobile di San Martino in Rio».

Per concludere, cosa diresti per invogliare a visitare il Museo dell’Automobile di San Martino in Rio?
«Il nostro è un museo di ridotta superficie ma di grandissimo valore culturale: al suo interno è raccontata la storia dell’automobilismo dalle origini all’epoca moderna».

MUSEO DELL’AUTOMOBILE
Via Barbieri 12-42018
San Martino in Rio (RE)
0522 636133
info@museodellauto.it
www.museodellauto.it
Apertura: ogni Domenica
10-12.30 / 15.30-18.30

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