The Morsellis, sonorità irlandesi

Un album per i giorni di pioggia

Ci sono almeno due validi motivi per presentare l’album dei Morsellis, ”The Primavera Session”, sul nostro giornale. Innanzitutto in questo gruppo suonano due correggesi, Gianni Campovecchi e Lele Borghi, il cui percorso artistico merita sicuramente la nostra attenzione. In secondo luogo, l’album è davvero gradevole, perfetto per i “giorni di pioggia” che ci attendono nei prossimi mesi. Abbiamo rivolto alcune domande ad Alberto Morselli, già cantante dei Modena City Ramblers e ora anche cantautore, chiedendogli di cominciare proprio dal momento in cui è uscito dal gruppo…

«Il percorso dei MCR fa parte di un passato che, per il momento, ho archiviato, pur essendo stato uno dei fondatori della band. Lasciai il gruppo per una serie di motivi che, ora, preferisco non rivangare. La musica, però, quando ti entra dentro, non ti lascia più… In tutti questi anni non ho mai smesso di suonare, cantare e scrivere canzoni. Ho partecipato ad alcuni dischi di amici, come i Roots Connection di Fabrizio Tavernelli e ho inciso un unico album, intitolato “Da un’altra parte”, prodotto da Riservarossa di Claudio Maioli, anche se ora è fuori catalogo (ma che può essere ascoltato integralmente su Spotify, ndr).»

 

Come sei arrivato a pubblicare questo album, il tuo secondo da solista?
«In realtà non si tratta di un disco da solista, ma di una vera band, The Morsellis. Mi sono ritrovato qualche anno fa con Filippo Chieli (che aveva già suonato i violini del primo album dei MCR), Gianni Campovecchi e Gianfranco Fornaciari (già frontman e voce dei Clan Destino, band che ha accompagnato Luciano Ligabue nei primi album) e abbiamo formato il primo embrione del gruppo, al quale si sono poi aggiunti Lele Borghi e Mauro Buratti del Nucleo. L’opportunità offertaci dallo studio Esagono di tenere un concerto nei suoi locali ha coinciso con la voglia di incidere pezzi, vecchi e nuovi, in vista di un possibile album. Riascoltando le registrazioni, ci siamo resi conto che il risultato ci rappresentava perfettamente. Quindi, abbiamo pubblicato il disco, sia in cd che nella versione vinile, senza effettuare modifiche o sovraincisioni».

 

Le sonorità irlandesi, proprie dei primi Modena City Ramblers, qui sono molto forti. Il primo amore non si scorda mai…
«È proprio così. Io ascolto di tutto e ho migliaia di dischi e cd, ma il cuore resta in Irlanda perché, lassù, la musica è parte stessa della vita, essendo eseguita ovunque e a qualsiasi ora, suonata e ascoltata da persone di tutte le età. Nel disco penso che si respirino i colori e i profumi di quella terra e spero che anche chi lo ascolterà possa provare queste mie stesse sensazioni».

 

Nel nuovo album ci sono, oltre a brani inediti, anche alcune cover e pezzi dei primi Modena City Ramblers, che è sempre un piacere riascoltare…
«Il periodo MCR è stato a tratti entusiasmante e, a tratti, decisamente pesante. Ci sono pezzi del primo disco, però, che considero molto “miei”,  come “Canto di Natale” o “Ninnananna”. Mi piace eseguirli dal vivo e penso che si sposino molto bene con le altre canzoni del disco. È come se fosse un unico percorso, iniziato allora, che in qualche modo si integra e si completa con quello che faccio adesso».

 

Com’è cambiato il tuo rapporto con l’Irlanda, dagli anni Novanta a oggi? C’è un filo segreto, che tu sappia, che lega noi emiliani al mondo celtico?
«Non so se ci siano delle radici comuni, dal punto di vista storico o culturale. Non ho fatto studi veri e propri al riguardo. Il mio rapporto nasce in modo spontaneo, viscerale: è un amore che mi sono trovato dentro e che, da allora, non è mai cambiato. Anzi, si è semmai rafforzato, con l’età e l’esperienza. Il risultato è in questo disco, in cui mi riconosco».

 

Come mai la scelta di pubblicare un album dal vivo?
«Come dicevo, noi ci consideriamo principalmente una band da concerti: ci divertiamo a suonare dal vivo e cerchiamo di farlo il più possibile, con i vantaggi e gli svantaggi che questo comporta. Credo che incidere separatamente le nostre parti, come si fa solitamente negli album da studio, avrebbe molto raffreddato il prodotto finale. In più nel disco si sente la presenza del pubblico di nostri amici, che aggiunge calore e dà senso al nostro suonare insieme».

 

La registrazione dell’album chiama in causa un altro correggese, Stefano Riccò, titolare dello studio Esagono. Com’è nata e come si è svolta la vostra collaborazione?
«Con Stefano avevamo inciso qualche anno fa una serie di provini, inseriti poi nel CD come bonus tracks. Stefano è un ottimo professionista, oltre che un amico. L’aspetto umano per noi è fondamentale e la scelta non poteva che cadere su di lui, soprattutto dopo che aveva rilevato questo storico studio di registrazione».

 

Anche la collaborazione con Gianni Campovecchi e Lele Borghi, quindi, nasce da motivazioni sia tecniche che personali…

«Sono grandi amici, oltre che validi musicisti. Ci divertiamo quando suoniamo insieme e anche quando stiamo senza suonare. Cerchiamo sempre la sintonia perfetta e credo che questo si senta anche nell’album. L’aspetto personale viene prima di quello tecnico ma, in qualche modo, lo completa e lo rafforza, tanto che le cose, poi, ci riescono più facili. Ci siamo sorpresi, infatti, nel riascoltare le tracce registrate in diretta di questo cd, perché erano praticamente prive di errori o sbavature».

 

Un’ultima domanda, su musica e impegno politico. I Modena City Ramblers e la musica irlandese ci hanno abituati a pensare che con la musica si possa contribuire in qualche modo a cambiare il mondo, a renderlo migliore o più vivibile, soprattutto per le classi più povere. Ci credi ancora?

«Questo è un discorso complesso. Credo che con la musica e le canzoni si possano influenzare le opinioni degli ascoltatori, ma per cambiare il mondo, come dici tu, secondo me si deve agire a livelli più alti. Io non penso di esserne in grado, mi limito a scrivere e cantare quello che sento. Se altri si riconoscono nelle mie idee e se ho contribuito ad aggiungere un po’ di felicità o di consapevolezza, mi fa piacere. Ma è una responsabilità che non mi sento le forze di assumere».

 

Grazie, Alberto, della tua onestà intellettuale e della trasparenza con cui canti e dici le cose. E grazie ai Morsellis per le emozioni che ci hanno regalato, anche attraverso il racconto delle “piccole cose”.

Il cd è acquistabile al Muzik Station di Correggio o ordinandolo all’indirizzo info@mondomusica.re.it.

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