Tempo incerto per le nuvole di carta

Il mercato del fumetto secondo Guido Silvestri, papà di Lupo Alberto

Negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sè Zerocalcare, fumettista che, con il lancio della serie tv “Strappare lungo i bordi” su Netflix, ha raggiunto il grande pubblico, anche quello che solitamente non legge fumetti.

Prendendo le mosse da questo fatto ci siamo chiesti: che periodo è questo per l’industria delle “nuvolette”? Per parlarne raggiungiamo Silver, al secolo Guido Silvestri, correggese autore di Lupo Alberto. Da anni vive a Milano, ma appena può torna in visita nella sua amata Correggio. Silver parla non solo come autore premiatissimo e amatissimo, ma anche come editore di se stesso, offrendoci quindi uno sguardo completo su una realtà sfaccettata, che vede addensarsi alcune nubi sul futuro.

«Il fumetto, come tutto ciò che è scritto e stampato, non sta godendo propriamente di una stagione d’oro. Sicuramente il lockdown di due anni fa ha dato una spinta all’editoria in generale e dunque anche al fumetto… ma si tratta di numeri frutto di una contingenza particolare, che da soli non possono sanare la situazione disastrosa in cui versa la stragrande maggioranza delle case editrici. Del resto, i giornali vendono sempre meno e le edicole chiudono una ad una. Zerocalcare è un fenomeno che rappresenta l’eccezione, non la regola. La regola sono purtroppo gli autori che si vedono proporre mille euro a fronte di un lavoro che li impegnerà per parecchi mesi a tempo pieno».

 

Come va allora il mercato del fumetto in Italia?
«Il 90% dei fumetti venduti sono manga, i fumetti giapponesi. Questi prodotti stanno incontrando un larghissimo favore di pubblico. Ma se parliamo del “nostro” fumetto, il fumetto italiano, la situazione cambia molto; rischia di essere sommerso da questa ondata di manga. Intendiamoci, sono prodotti ben confezionati, che funzionano per qualità e particolarità delle trame, oltre ad attirare pubblico per la connessione con serie tv animate e videogiochi. Dal punto di vista degli editori, i manga hanno però un grandissimo vantaggio: hanno costi molto bassi, e non mi riferisco al prezzo finale di copertina che viene pagato dai lettori. Mi spiego meglio: produrre un fumetto in Italia, che difficilmente si spingerà oltre il mercato nazionale, ha un costo altissimo, perché l’editore non può pagare meno di 150 euro (cifra molto bassa) a pagina un autore che scrive o disegna per un paio d’anni. Il manga è invece acquistato in diritti e all’editore italiano costa 15 o 20 euro a pagina. Rimangono solamente le spese vive di stampa, e tutto ciò che avanza è guadagnato. Se poi l’editore ha la fortuna di imbattersi in una serie manga che ha un improvviso successo, anche magari grazie a serie animate o videogiochi, il successo economico è assicurato».

Si sente nelle parole di Silver la passione e la dedizione ad un mestiere, quello di fumettista, che rischia di non pagare più. «Mi dispiace quando sento affermazioni trionfalistiche, quando si dice che c’è una rinascita nell’ambito del fumetto. Lo vorrei, con tutto il cuore. La realtà purtroppo è molto più complessa e amara. Si rischia di illudere tanti giovani che vorrebbero intraprendere questa carriera, senza sapere quanto in realtà sia difficile, sempre più difficile. Il lavoro di anni, presentato agli editori, viene spesso ripagato con mille euro iniziali, e solo dopo la vendita di un numero prestabilito (e quasi sempre irraggiungibile) di copie l’autore inizierà a percepire i diritti.  Per questo ribadisco che nascondere la verità sulla crisi di un settore fa male anche alle giovani generazioni. Di più, fa male al settore stesso, perché può portare a pensare che non ci sia necessitò di aiuti o sovvenzioni da parte di enti ed istituti per le case editrici in difficoltà».

 

Il discorso di Silver si lega anche alla profonda crisi che stanno attraversando le edicole, sotto gli occhi di tutti anche nella nostra Correggio. Di questo Primo Piano ha parlato anche nei numeri precedenti. A questa situazione di difficoltà endemica si aggiungono ora le difficoltà date dall’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, che stanno ovviamente colpendo tutti i settori produttivi. «Io, che sono editore di me stesso, sono sempre stato attento a limare attentamente i costi alla ricerca del pareggio. Ma, con i rincari annunciati, so che andrò in perdita». Una delle soluzioni, già annunciate da alcuni editori, è quella di aumentare il prezzo di copertina. Purtroppo spesso queste iniziative sono accolte con vive proteste da parte dei lettori. Silver sta cercando di non aumentare il prezzo, spingendo invece verso altri canali, come la lettura online. Ma i tempi non sono ancora maturi per questo.

 

Come vedi le nuove generazioni di autori che si affacciano?
«Oggi ci sono dei ragazzi veramente bravissimi che fanno cose strepitose perché con il fumetto ci sono nati, cresciuti. Nel frattempo sono cresciute le scuole di fumetto. Una volta c’era solo quella di Milano, nata negli anni Ottanta. Io però noto che ci sono più studenti di fumetto che lettori, forse perché un certo periodo l’ha fatto diventare una moda. Poi però, quando ci provi, ti rendi conto che la realtà è un’altra.

Gli editori italiani si trovano a far fronte a vendite in calo e guadagni che si assottigliano. Per evitare il peggio riducono i compensi, il personale, i costi interni… ma chi vende la carta non fa sconti. E la carta ha dei costi spaventosi, aspetto che penalizza e penalizzerà la stampai. Anche perché spesso i produttori privilegiano il prodotto per confezioni e imballaggi, di cui c’è grandissima richiesta, a discapito di quella per libri e giornali».

 

Quali prospettive per il futuro di questo settore?
«La soluzione più a portata di mano è quello della stampa digitale, anche se servirà moltissimo tempo: si tratta di un vero cambiamento culturale, che tuttavia dovrà continuare a prevedere edizioni di nicchia per collezionisti e veri appassionati. Servirà anche rimettere a punto la filiera editore-distributore-edicola. Tante edicole chiudono e molte di queste, ancora attive, vengono cedute a persone che non sono del settore. Se chi gestisce l’edicola non è un vero edicolante anche la stampa viene penalizzata. Se tu chiedevi un’edizione di nicchia all’edicolante di una volta, chiamava il distributore e se la faceva portare. Oggi le edicole vendono i quotidiani e i settimanali principali, qualche testata a fumetti storica, ma tutto il resto viene molto spesso ignorato. E intanto le riviste invendute vanno al macero, con grande spreco di carta. Il meccanismo va rivisto, con la stampa gestita da personale che sa di cosa si sta occupando».

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