Super Mario!

L’attore e imitatore Mario Fiore ci mette la faccia

“Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita” (A. De Curtis)

 

Mario Fiore è un uomo di oltre 70 anni ben portati. Curato, ordinato e con un’evidente attenzione ai capelli, ancora folti e pettinati con cura. Tace.

So della sua vita di artista, fantasista, trasformista e cantante, e mi aspettavo un uomo spavaldo e chiacchierone. Invece no. Minimizza; dice che ha già fatto varie interviste, anche su quotidiani nazionali, che è stato girato un corto su di lui e che non c’è più niente da dire.

Confessa che ha ricevuto un colpo molto duro con la morte della moglie e che, se proprio voglio, mi porta del materiale.

Guardo le incredibili cartoline delle “facce” (mi dice che nascono da allenamenti instancabili davanti allo specchio, che gli procurano per qualche giorno dolore alle ganasce) e guardo il “corto”.

Questo film viene citato nel numero di Primo Piano del Settembre 2009:  a “You make me film” di quell’anno, fu presentato un documentario realizzato da Davide Guldoni e Michele Martinelli su Mario Fiore nella prima serata a tema libero. “Il protagonista d’eccezione, l’artista-cabarettista, correggese doc, era presente alla proiezione e ha regalato al pubblico alcune delle battute che lo hanno reso celebre. Informale, sincero, esilarante…”.

Dal recente incontro e dal “corto” esce il duplice ritratto di un personaggio talentuoso e di una persona riservata.

«Io sono nato a Correggio il 10-1-1941, miserabile. Eravamo cinque fratelli, in bolletta dura.[…] Sposato una volta sola, un figlio».

Continua l’intervista-documento con la scoperta del talento. Mario dice di aver cominciato a esibirsi a quattordici anni e i suoi primi sostenitori furono i vicini di casa in Borgo Vecchio. Nella trasmissione televisiva Telesquadra, a metà degli anni ‘50, fece il numero di mimo del domatore di pulci che Charlie Chaplin interpreta in “Luci della ribalta”. Poi cominciò ad imitare Stanlio e Olio…il treno, la tromba, la cornamusa e infine a cantare.

Partecipò al “Cantagiro”, con Mike Buongiorno, sempre come imitatore.

Dopo alcuni anni si esibì con una certa frequenza in un night club a Brescia, il Boomerang, dove, travestito da donna, faceva uno spogliarello comico insieme a un cantante di Correggio, certo Messori, che improvvisava uno stornello sul matrimonio. Si rese conto che il pubblico apprezzava molto i suoi numeri, le imitazioni, i mimi e riscuoteva un certo successo anche come cantante. Il cavallo di battaglia è sempre stato Elvis per la voce pastosa, resa tale anche “da qualche grappino e dalle sigarette…”. Quando l’intervistatore gli chiede perché lo fa e per chi lo fa, Mario risponde che prima di un’esibizione si sente dentro un’emozione fortissima, incontenibile e poi, dopo l’esibizione, prova la grande soddisfazione di vedere la gente stupita, contenta; quindi dice di farlo solo per sé e per quel poco o tanto di piacere che riesce a trasmettere al pubblico; non si permette di dire che è bravo, saranno gli altri a giudicarlo.

Provò prima con gli amici a stravolgere la faccia, dopo vari mesi di allenamento; da allora, gli è stato affibbiato l’appellativo di “uomo di gomma”. Gli amici ne rimasero entusiasti, e basta vedere le foto per rendersi conto di quanto siano veramente impressionanti. Dice che sono comunque il frutto di un allenamento e di una ricerca continui e faticosi, che la più difficile è la faccia di Braccio di Ferro, perché la faccia si accorcia della metà; per fare Frankenstein praticamente “si smonta”.

Nel terzo tempo del film viene inquadrato un bellissimo manifesto (anni ‘60?) che ritrae Mario Fiore in versione Gentleman inglese su una panchina con una bella ragazza; ebbene, questa foto pubblicitaria, scattata da Vanes Varini, comparve come gigantografia per reclamizzare la moda-pronta giovane “Day by day” sui bus di Londra per parecchio tempo, poi dappertutto, in tutto il mondo.

Comunque a Londra ritorna per un raduno di Elvis; più avanti dirà che si è esibito anche a Parigi e “un po’ dappertutto”.

Nessuna esibizione è preferita, tutte gli hanno dato tanta più soddisfazione, quanto più venivano richieste dal pubblico. Afferma sottovoce: «Se me lo chiedono vuol dire che piace…che valgo qualcosina. Per me è sufficiente. Nella vita basta poco per essere contenti…e i soldi contano, però, alla larga, se ti viene un infarto…Buona notte suonatori. Conta di più regalare un sorriso».

Il film si conclude con una potentissima interpretazione di un gatto in amore, che – mi dice – tira giù il teatro perché la gente non sente più i gatti innamorati, e poi con una ispirata quanto irriverente preghiera al vino.

Non ha rimpianti per non aver fatto l’artista di professione, perché nella vita ha avuto veramente delle grandi e belle soddisfazioni.

 

Dopo aver visto il film, mi faccio una domanda: perché questi giovani film-makers hanno trovato interessante girare un corto su Mario Fiore? Lo chiedo a Francesco Bellelli, che compare nel film come intervistatore, e lui mi risponde: «Come perché? Perchè Mario è Mario».

Non è solo per l’indubbio talento, per le straordinarie “facce di gomma”, per i mimi o per le sue interpretazioni di Elvis, è per le sue scelte di vita, penso.

È perché non ha inseguito la fama. Avrebbe potuto, era dotato e lo sapeva, ma questo avrebbe comportato una vita “pesante”.

Come dice nel corto: «Basta poco per essere contenti».

È affascinante perché ha cantato, si è travestito, ha sconvolto i lineamenti del suo viso, solo per sé, perché gli piaceva, per gli amici, per gli applausi scroscianti del pubblico e l’ebrezza che gli procuravano, per “arrotondare” e niente più.

Non si è fatto travolgere, si è accontentato, ma con quel poco è stato un uomo libero.

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