Storie e aneddoti della bassa nel ricordo di Zavattini

Il racconto di Adriana Malavolta primo classificato

Il 13 Ottobre 2019, al Teatro Sociale di Luzzara, si è svolta la giornata finale del concorso per racconti brevi, indetto dalla Fondazione Un Paese in collaborazione col Comune di Luzzara.

Dopo un breve filmato per ricordare Cesare Zavattini, il Sindaco di Luzzara Andrea Costa ha introdotto l’evento insieme a Gianni Mura, componente della giuria selezionatrice dei racconti.

L’attore Vito, altro innamorato di Zavattini, ha poi letto i 10 racconti, selezionati dalla Giuria tra i 98 arrivati in poco più di due mesi.

Alla fine dell’ispirata lettura, il pubblico in sala ha votato i racconti preferiti.

I primi tre classificati dal voto del pubblico:

  1. IL CIELO SOPRA FABBRICO di Adriana Malavolta, primo ex aequo con 36 voti;
  2. BITOLS di Carlo Favella, primo ex aequo con 36 voti;
  3. BASSA MAREA di Giacomo Giovanardi, con 26 voti.

Tutti i racconti selezionati possono essere letti e scaricati dal sito Fondazione Un Paese Luzzara.

Di seguito pubblichiamo il racconto di Adriana Malavolta, collaboratrice del nostro giornale, che ha vinto il primo premio ex aequo.

 

Il cielo sopra Fabbrico

Ero un cicloamatore. Dopo che sono andato in pensione, ho detto: “Prendo una bella bici da corsa e vado da Fabbrico a Casina tutti i giorni”.

Poi sono morto: un deficiente in macchina mi ha mandato giù per un bosco, lì da Puianello, dove un tronco mi ha fermato. Ho subito capito che stavo salendo in cielo, con una bicicletta fosforescente e “ladina” che non vi potete immaginare.

Sono arrivato da Dio (che assomiglia a Scalfari) e Lui mi ha detto: “Gigi, ti va bene il paradiso dei ciclisti ARCI UISP?” e io Gli ho risposto di sì.

Così, sono anni che pedalo per dolci colline verdi, ma Dio-Scalfari ha capito che non sono del tutto felice. “Cosa vuoi, Gigi?”-“Signore, così è troppo facile, voglio tornare a fare un po’ di fatica”.

Adesso mi sono quasi pentito: sto sorvolando la Fiuma, casa mia, con pedalate dolorose, i muscoli delle cosce che urlano, c’è un caldo della Madonna e la tutina che mi ha fatto Sant’Omobono è passata di sudore.

Allora, come premio alle fatiche, Dio mi ha dato il potere di vedere tutto insieme, senza spazio e senza tempo.

Vedo tutti gli affluenti che si buttano nel Po e il più piccolo girino dentro un fosso. Vedo mia moglie davanti alla Coop e com’era il parcheggio nel Giurassico, con delle specie di balene con la cresta che saltano fuori dalle onde.

Vedo i filari dei pioppi fino in Lombardia e una nutria coi piccoli nella tana. Vedo il Castello di Fabbrico, mai così bello. Vedo il mio meccanico che aiuta mia moglie a mettere le sporte della spesa in macchina.

Vedo una rana che salta nel Pleistocene.

Vedo il meccanico e mia moglie che mettono la spesa nel mio frigo e in fondo non mi dispiace.

Vedo il Gitàn che tasta cocomeri al mercato, aironi dritti e immobili da sempre e Virgilio bambino, assorto all’ombra di un salice.

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