Stipendi bassi, culle vuote

Meno reddito, meno nati: il nesso anche a Correggio

Per il quinto anno consecutivo i nuovi nati a Correggio si attestano sotto la soglia dei duecento.
Si pensava che l’uscita dall’emergenza COVID potesse rilanciare le nascite ma così non è stato, almeno non più di tanto: 161 nell’anno appena concluso, solo cinque in più rispetto al precedente 2022, ma quattordici in meno rispetto al 2021. Un dato inoltre ben lontano dai 200 nati nel 2018 e soprattutto dei 272 di dieci anni fa, con un calo del 41%.
A livello nazionale i dati disponibili relativi al 2022 parlano di 393.000 nuovi nati, per la prima volta da decenni sotto la soglia dei 400.000, con un calo del 2% rispetto all’anno precedente. In Italia i nati nel 2022 sono stati pari a 6,7 ogni mille abitanti (a Correggio 6,2), due punti in meno della media europea dell’8,7. Il nostro Paese presenta la cifra più bassa tra i ventotto Stati membri dell’Unione Europea: al vertice l’Irlanda con 11,2 ogni mille abitanti, Cipro con 11,1 e la Francia con 10,6. Più vicini all’Italia la Spagna (6,9) e la Grecia (7,3).
Dai dati pubblicati da Openpolis, il fenomeno pare diffuso prevalentemente al nord, in Puglia, Campania e nelle zone interne della penisola. L’Italia ha conosciuto il suo primo rilevante calo demografico tra il 2008 e il 2012, alla luce della crisi economica conosciuta in quegli anni. Tornando a Correggio, lo scorso anno la differenza tra nati e deceduti presentava un saldo negativo pari a – 57. Nel 2014 invece il dato era a favore dei nuovi nati, + 66. Correggio ha iniziato a vivere un declino demografico, pur in parte frenato dal trasferimento da Comuni limitrofi, da altre regioni d’Italia e dall’immigrazione dall’estero, che mina la sua crescita ed il suo progresso. Oltre al calo degli immigrati accolti legalmente, le ragioni possono essere molteplici e riferibili a più generali trend nazionali. Di certo pesa anche, se non soprattutto, la condizione economica delle giovani famiglie.
I salari e gli stipendi reali degli italiani sono pressoché fermi, col potere d’acquisto che viene eroso dall’inflazione. Negli ultimi trent’anni, dal 1991 al 2022, sono cresciuti di un misero punto percentuale, a fronte di una media del 32,5% nell’area Ocse (Fonte – INAPP: Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche). Prima di farsi una nuova famiglia, la maggioranza dei giovani è costretta a fare i conti con le proprie limitate possibilità retributive. Chi non ha genitori alle spalle in grado di aiutarli economicamente a trasferirsi in nuove abitazioni e a sostenerli nel mantenimento dei figli piccoli, si trova costretto a rinviare sempre più questa scelta di vita o, nel peggiore dei casi, a rinunciarvi forzatamente. È arcinoto che la ricchezza in Italia negli ultimi decenni si è redistribuita non più verso il basso, com’è accaduto tra gli anni Sessanta e Ottanta, bensì verso un numero limitato di persone già molto facoltose, a sfavore dei ceti bassi e medio-bassi. Bankitalia attesta che il 5% delle famiglie italiane più abbienti possiede il 46% della ricchezza totale. La metà più povera delle famiglie (per Bankitalia quelle che possono contare solo sul possesso dell’abitazione) detiene meno dell’8% di tale ricchezza. Una stima che non tiene però conto dell’evasione fiscale. Tornando alle retribuzioni dei giovani lavoratori dipendenti, districarsi nella foresta delle diverse tipologie contrattuali è molto complicato. Può essere utile invece riportare alcuni esempi in grado di dimostrare come i ventenni incontrino sempre più difficoltà ad aspirare ad un futuro stabile e sicuro. Ecco i risultati di una piccola e limitata inchiesta che ho condotto tra alcuni conoscenti, i cui nomi riportati sono di fantasia. C’è chi come Lorenzo, ventunenne studente universitario, ha scelto di lavorare part-time in un fast food per ventiquattro ore alla settimana, soprattutto nei week end (di sera e di notte), percependo dopo un anno di apprendistato una retribuzione mensile di poco superiore ai settecento euro. Poi c’è Elisa, vent’anni, da poco diplomata, che è rimasta stagista in un discount per un intero anno (ma ci vuole così tanto tempo per insegnargli a riempire uno scaffale?) a 480 euro al mese. Ora finalmente le hanno rinnovato il contratto, pur sempre a tempo determinato, per una durata che potrebbe raggiungere anche i tre anni prima di stabilizzarsi: il mensile è di poco superiore agli ottocento euro. Jacopo e Ilaria, rispettivamente trentadue e trentun anni, hanno fatto la scelta di diventare papà e mamma due anni fa, grazie al sostegno dei genitori che gli hanno messo a disposizione un appartamento e hanno contribuito generosamente alle spese dei primi anni di vita della loro bambina. D’altronde, lui da qualche anno occupato in un’azienda alimentare e lei educatrice d’infanzia, possono contare solo su due retribuzioni, rispettivamente di circa 1.400 e 1.300 euro al mese. Entrate insufficienti nei nostri territori per mantenere economicamente in modo dignitoso una famiglia di tre persone, con esigenze che saranno sempre crescenti con l’aumentare dell’età della bambina. Certo, le situazioni riportate sono solo alcuni esempi. Di sicuro c’è che il declino demografico della nostra comunità, causato da retribuzioni spesso non dignitose, ci impone di farci qualche domanda e di provare a darvi qualche risposta. A Correggio, come nel resto d’Italia, c’è una parte consistente del mercato del lavoro che ostacola economicamente i giovani che vogliono diventare genitori. Forse è la prima volta dopo circa sessant’anni di storia d’Italia. E non è una bella storia.

 

Nati a Correggio

(Fonte – Servizi demografici del Comune)

Anno                                               Totale
2004                                                     234
2008                                                     264
2014                                                      272
2018                                                     200
2019                                                       175
2020                                                      179
2021                                                       175
2022                                                      157
2023                                                      161

 

Deceduti
Anno 2004                                          228
Anno 2014                                           206
Anno 2023                                           218

Residenti al 31.12
Anno 2004                                     21.953
Anno 2014                                     25.905
Anno 2022                                      25.182
Anno 2023                                     25.242

 

Previsioni per il 2024 dell’Ufficio Studi Coop

L’intenzione ad avere figli è fotografata nell’ultima indagine nazionale condotta dall’Ufficio Studi Coop per il 2024. Accanto alla propensione ai consumi, è stato indagato anche l’interesse ad avere figli su un campione di età compresa tra i venti e i quarant’anni. Il 51% si dichiara per nulla interessata. Il 28% vorrebbe un figlio ma non gli sarà possibile. Solo il 21% è possibilista.

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