Spogliamoci così senza pudor

Il nastro rosso

Mi sono sempre domandata cosa spinga una persona, anzi una coppia, a praticare il nudismo.
Voglio dire, ci sono migliaia di motivi per farlo da soli: ok, ci raccontiamo che non è per attirare l’attenzione di altri, ma in fondo sappiamo che se un nostro amico ce lo proponesse, accetteremmo (ma accetteremmo? Vedi fine articolo) al solo scopo di farci due risate e commentare gli attributi altrui.

Questo almeno nel 90% dei casi: nudisti per una mezza giornata, solamente per poterlo raccontare una volta tornati dalle vacanze.

All’universo dei nudisti, manca però un 10%, che si concentra, almeno in Italia, nelle 10 strutture riconosciute dalla FENAIT (Federazione naturista italiana), alle quali si aggiungono le dieci spiagge in cui il naturismo è perlomeno tollerato.
Dunque è necessario distinguere fra il nudismo, inteso come semplice pratica di liberarsi degli abiti nelle zone balneari, e il naturismo, che è una filosofia di vita che vede l’essere umano come organico alla natura, alla quale è dunque necessario riavvicinarsi.

Grazie a questa distinzione si capisce che la domanda iniziale è mal posta: dovremmo chiederci piuttosto che cosa spinga una coppia a praticare il naturismo.
Due persone convinte di poter entrare in maggior contatto con la natura liberandosi delle vesti e dei costumi non avranno alcun tipo di problema a vivere questa situazione in una dimensione di coppia, perché non vedrebbero nel gesto alcuna malizia.
Come non vedono malizia anche coloro che praticano sporadicamente il nudismo, come esperienza che dura l’arco di una vacanza e che poi si lascia in soffitta per il resto dell’anno.

La domanda allora si trasforma: perché il nudismo riesce, ancora oggi, a scandalizzare?

Me lo chiedo ripensando all’estate scorsa: ero in Liguria con alcuni amici, e un paio di noi ha proposto di recarci in una spiaggia per nudisti che distava poco da noi. Siamo tutte persone adulte e libere da preconcetti (almeno così io credo) ma la maggior parte di noi non ha raccolto la sfida.
La nudità rimane ancora un tabù fra amici: forse non tanto la nudità degli amici ci mette in imbarazzo, quanto piuttosto la possibilità di essere nudi fra altre persone insieme ai nostri amici. Questo avviene nonostante la nostra società abbia sdoganato il nudo e l’abbia reso un brand.
Siamo abituati a vedere accostati al corpo, soprattutto a quello femminile, ogni tipo di prodotto: l’ammiccare di Belen da un cartellone pubblicitario non fa scalpore (anche se crea diversi incidenti), ma l’idea di stare nudi insieme ai nostri amici e ad altri ci traumatizza ancora parecchio.
Probabilmente il nostro pudore deriva non solo dalla nostra educazione, ma anche dal fatto che siamo abituati a pensare che solamente il corpo “bello” possa essere esibito. Dopotutto, la Belen del cartellone non ha rotolini sulla pancia, e nemmeno maniglie di cellulite.
Per gli uomini, credo conti anche molto la questione dimensioni: si sa, il confronto scatta naturale.

Allora, compito per l’estate: vergogniamoci meno, della nostra cellulite e dei nostri centimetri, e diventiamo nudisti per un giorno, se ne sentiamo il desiderio, senza lasciarci fermare.

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