Spaghetti e politica, l’Italia vista da lontano

Michela Grasso, influencer, è passata da Novellara

Ri(e)voluzione è il tema del Festival della Lentezza 2023, che ha inaugurato la rassegna di quenst’anno con un’anteprima organizzata dall’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, svoltasi a Novellara nel mese di marzo. L’Associazione è una rete aperta di Enti Locali che diffonde nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche di gestione dei territori attraverso l’attuazione di progetti concreti legati all’efficienza ed al risparmio energetico e, al contempo, promuovendo la partecipazione attiva dei cittadini alla vita della comunità. Il Comune di Novellara ne fa parte ed è stato scelto proprio per l’evento di apertura del Festival, che, nato come festa dell’Associazione, si tiene quest’anno nella vicina Parma.

A Novellara era presente Michela Grasso, una giovane influencer che ha raggiunto notorietà nel mondo della “generazione Z” con il suo profilo Instagram “Spaghetti Politics”. Michela ha animato un confronto dal titolo “Nuovi Orizzonti”, con l’intento di gettare un ponte tra la realtà e le nuove generazioni, andando al sodo delle questioni quotidiane. Lo ha fatto partendo dal citato profilo Instagram e dal suo libro, dal titolo “Il futuro non può aspettare”: un racconto chiaro, puntuale e senza pregiudizi della realtà circostante. Michela è di origine italiana, ha 23 anni, vive e studia ad Amsterdam da cinque anni e parla di politica.

Michela, come ti sei appassionata di politica?
«La politica è per me da sempre di grande interesse: fin dai tempi della scuola ero una cittadina e studentessa molto attiva. La politica è ovunque, non è solo quella che vediamo in Parlamento ed in Senato. La politica è scuola e sanità; la vediamo nelle nostre città, nelle strade, nei parchi».

Raccontaci il tuo rapporto con i social.
«Ho aperto Instagram in terza media, esattamente dieci anni fa, ma il vero utilizzo l’ho fatto quando sono arrivata all’Università e studiavo con tanti ragazzi stranieri. Nel mio corso c’erano oltre novanta nazionalità: ognuno aveva un background diverso con conoscenze diverse del proprio paese. Quando dovevamo portare notizie dei rispettivi paesi si parlava pochissimo dell’Italia: i giornali della penisola non sono in inglese e non hanno una sezione dedicata al lettore straniero. Così mi sono resa conto che gli stranieri non leggono nulla dell’Italia. In secondo luogo, per di più, ho capito che l’Italia viene descritta a stereotipi: la Mafia, gli spaghetti e così via. Da qui l’idea del nome del profilo Instagram. Nel 2019 ho deciso di creare questa pagina in cui parlo di politica italiana, in modo ironico ed in lingua inglese, giocando sugli stereotipi che avevo incontrato e cercando di cambiarne la percezione. In realtà mi sono presto accorta che il novanta per cento dei miei follower era italiano. Mi sono poi resa conto che la mia generazione faceva fatica a comprendere la politica italiana: in quel momento è cambiato il linguaggio di @spaghettipolitics. Così ho iniziato a parlare di politica estera, che in Italia viene raccontata molto poco, cercando di farlo col racconto delle notizie che di solito non vengono passate sui canali più importanti e dando sempre la mia opinione».

Quindi tu riporti notizie ma poi le commenti senza nascondere il tuo pensiero?
«Esatto, mi sono resa conto che la scelta delle parole che uso denota già il mio punto di vista, quindi io riporto la notizia ma poi cerco sempre di commentarla dicendo la mia».

Poi hai iniziato a creare delle infografiche sui temi che tratti, quando ancora in Italia non le utilizzava nessuno: come mai? 
«Avevo passato molto tempo negli Stati Uniti: lì venivano usate molto e così avevo scelto di provare ad utilizzarle per inquadrare dati anche sulla mia pagina Instagram. Comunicare ad un grande pubblico è comunque una grande responsabilità: la gestione della pagina, che per me non è un lavoro, è sempre stata molto impegnativa da gestire tra lo studio e i lavoretti necessari a vivere. Dai social è nata comunque l’opportunità di scrivere per giornali, riviste, siti internet, ciò che nell’ultimo anno è diventato un vero e proprio lavoro».

Qual è il tuo segreto nell’avere così tanti follower?
«Sicuramente il fatto che ci lavoro da molti anni: alcuni miei post sono diventati virali, ad esempio uno nel quale parlavo di razzismo, e da lì la pagina è esplosa».

Ritornando alla tua vita in Olanda, c’è un altro tema che ti è molto caro: quello della fuga di cervelli. Quali sono secondo te le ragioni che spingono un giovane a partire?
«Ho scritto un libro che racconta degli italiani all’estero: per un anno ho ricercato nella comunità estera italiana diverse persone che potessero raccontarmi una storia che valesse la pena di essere ascoltata. Attraverso questi racconti ho scoperto tutte le ragioni per cui gli italiani se ne vanno: dal tema economico e della ricerca di un lavoro più qualificato a ragazze di seconda generazione che lasciano l’Italia perché non considerate cittadine italiane o perché continuano a subire lo stereotipo ed il pregiudizio, rendendo molto più difficile trovare lavoro rispetto ai coetanei italiani. La diaspora all’estero coinvolgerà molti ragazzi giovani: la sua origine è la mancanza di qualcosa che qui invece c’è».

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