Sotto la guida ispirata di Olmes

Settant’anni di Ognibene Power, leader mondiale della meccatronica

A Reggio Emilia (Mancasale), al confine con Bagnolo, sorge la moderna sede di una delle principali realtà della meccatronica. Che ha le sue radici a Correggio, anzi a Fosdondo, dove settanta anni fa il trentenne meccanico di Fazzano Olmes Ognibene, coadiuvato dalla moglie Amneris, aprì una officina per assemblare ad uso agricolo residuati bellici e riparare macchine agricole, dando spazio al suo estro con la creazione di geniali prototipi, come trattori, cingolati e spaccalegna.

La storia di Olmes Ognibene, che oggi compirebbe cento anni, sembra un romanzo, e infatti è stata raccontata in un libro intitolato “Ho creato il mio mondo”, che riporta in premessa alcuni versi di Pablo Neruda: “Lentamente muore chi evita una passione, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce”. Figlio di braccianti agricoli e innamorato dei trattori, venne arruolato in Marina, subito catturato dai tedeschi per non aver aderito alla Repubblica Sociale ed internato in Germania. Liberato dopo quasi due anni di durissime condizioni di lavoro, affrontò un viaggio avventuroso per mezza Europa con una trentina di compagni, guidando un vecchio trattore a legna ottenuto dai francesi. Arrivato finalmente a casa, come qualche altro artigiano correggese imparò a demolire e riutilizzare il materiale bellico venduto negli arsenali militari, e nel 1953 registrò come impresa individuale la Ognibene Olmes”, che arrivò a contare una decina di dipendenti. Con l’avvento dei grandi produttori industriali di trattori, l’azienda si dedicò a costruire per le imprese locali attrezzature meccaniche di complemento: carrelli per il trasporto dei cingolati, pale caricatrici, impianti per rimorchi ribaltabili. Così arrivò a sperimentare i primi meccanismi oleodinamici: cilindri in cui uno stantuffo spinge l’olio trasferendo alle ruote la rotazione del volante. Nel 1963, con altri soci che avevano esperienza ingegneristica e commerciale, fondò una società specializzata nella produzione di pompe ed ingranaggi, che lavorava in condominio con la “Ognibene Olmes”, ma non ebbe fortuna. Cinque anni dopo i soci si ritirarono, la banca chiese il rientro dagli affidamenti e consigliò ad Olmes di far fallire la società.

«Fu per me una grande lezione: mio padre si rifiutò e, convinti i fornitori ad aiutarlo, unì le due società rischiando tutto. Diceva: “ricordati che Ognibene paga il nove del mese, mai un giorno dopo” e da allora fino ad oggi così è stato» racconta il figlio Claudio, oggi Presidente e CEO (Amministratore Delegato) del Gruppo. Con la sorella Cristina, Vicepresidente del Gruppo, rappresenta la seconda generazione della famiglia, ma in realtà nell’impresa Ognibene le due generazioni sono fortemente saldate. Claudio cominciò a lavorare in azienda nel 1971, a quindici anni, per sviluppare i progetti paterni. Quando compì sedici anni Olmes volle procedere alla sua “emancipazione”, per consentirgli di firmare contratti e assegni. Dopo essersi diplomato perito industriale si dedicò interamente all’azienda, fino a che nel 1990 andò a studiare management negli Stati Uniti: qui comincia la seconda parte della storia, quando la “Ognibene Olmes” diventa il “Gruppo Ognibene Power”.

«Quando sono entrato in azienda l’oleodinamica stava prendendo piede e noi acquisivamo nuovi clienti, così ci siamo concentrati su quel settore. Occorreva ampliare lo stabilimento a Fosdondo, ma non era possibile farlo per vincoli urbanistici. Allora abbiamo costruito il nuovo stabilimento nell’area industriale di Mancasale. Nel 1978 in Italia esplose l’inflazione e il costo del denaro cominciò ad oscillare tra il 20% e il 30%. Nonostante i buoni risultati produttivi e commerciali, l’azienda praticamente lavorava per pagare gli interessi su mutui e prestiti. Ricordo ancora l’angoscia degli anni ottanta. Comprendevo che per reggere quell’indebitamento dovevamo realizzare fatturati maggiori, quindi occorreva conquistare le grandi imprese. Ma nonostante l’affidabilità e le buone idee eravamo una realtà troppo piccola, venivamo considerati fornitori marginali. La svolta è avvenuta nel 1990. Con la svalutazione della lira, l’azienda tedesca leader nel nostro settore diventa meno competitiva in Italia, qualche altro concorrente accusa problemi, e noi, che già eravamo apprezzati in SAME e Carraro, siamo pronti a subentrare come fornitori principali prima in Lamborghini, poi in New Holland, poi nell’americana John Deere. In dieci anni passiamo da otto a sessanta miliardi di lire di fatturato, l’occupazione nel periodo raddoppia. La produzione viene riorganizzata per “isole”, introdotta in modo massiccio l’informatizzazione e il controllo-qualità, creato il centro di ricerca e sviluppo che oggi è composto da più di trenta persone e assicura l’innovazione e la personalizzazione di ogni prodotto. La produzione di pompe e spaccalegna è stata concentrata nella società partecipata BELL srl, divenuta leader nazionale del settore. Il management è cresciuto in competenze ed esperienza. Lo sviluppo e le nuove tecniche organizzative ci hanno costretto a cambiare di nuovo sede, perciò abbiamo costruito l’attuale stabilimento a Mancasale, al confine con Bagnolo. E poi abbiamo creato le società industriali all’estero, coordinate con la sede di Reggio Emilia. Abbiamo cominciato nel 2005 dal Brasile per finire nel 2022 con il secondo stabilimento produttivo in India. Questo è il presupposto fondamentale per vincere la concorrenza restando a stretto contatto con la realtà, le esigenze e i costi dei nostri clienti. E siamo diventati il “Gruppo Ognibene Power”, leader mondiale nel suo settore».

La terza generazione degli Ognibene si sta formando.
Il fondatore si è spento nel 2017, ma l’azienda opera ancora con la sua cultura. Tutt’intorno al grande ulivo voluto da Olmes corrono gli uffici, il resto del quadrilatero è occupato dallo stabilimento industriale. All’ingresso un totem-calendario tiene conto dei giorni in cui si sono registrati infortuni sul lavoro: ci fa capire che stiamo entrando in una realtà non solo economica ma anche etica. Chiediamo al Presidente: qual è il futuro prossimo della Ognibene? «Il piano quinquennale prevede un incremento rilevante degli importi del fatturato, sia in Italia che nelle sedi produttive di Brasile, India, Cina e Stati Uniti. Ma l’ulteriore evoluzione è l’introduzione della guida elettronica sui mezzi di lavoro, che, primi al mondo, stiamo sperimentando con i grandi OEM (produttori di componenti originali). Lo sforzo dello sterzo del sistema tradizionale viene azzerato ed è equiparato a quello delle più moderne automobili, consentendo ai mezzi di lavoro una normale circolazione su strada. Puntiamo molto su questo progetto, per cui abbiamo previsto un notevole ampliamento dello stabilimento di Reggio, con annesso un circuito per i test dei mezzi così equipaggiati». A settembre il Gruppo Ognibene Power ha celebrato con una grande kermesse i suoi primi settanta anni di vita, e, fedele alla sua natura sociale, in questa occasione ha voluto donare alla Croce Rossa di Bagnolo un’autoambulanza.

La seconda e la terza generazione della famiglia Ognibene. Da sinistra, dopo Stefano Maramotti, presidente della CRI di Bagnolo: Matteo Ognibene, Lorenzo e Gabriele Bombardo Ognibene, Irene Ognibene, la vice presidente del Gruppo Cristina Ognibene e il presidente e amministratore delegato Claudio Ognibene

 

È da quasi vent’anni impresa leader nei sistemi meccatronici di guida, azionati idraulicamente, per macchinari agricoli, macchine di movimento materiali e di movimento terra, e anche per auto e per navi. È un Gruppo di dimensioni globali ma tuttora a proprietà e direzione familiare. Nel 2023 arriverà a fatturare circa 260 milioni di euro, con 1.750 addetti (di cui seicento a Reggio Emilia, il 21% sono donne), in sei unità produttive che operano, oltre che a Reggio, in Brasile, Cina, Stati Uniti e due in India (queste ultime complessivamente occupano quasi ottocento lavoratori) e con due società commerciali, in Giappone e Germania. Negli ultimi cinque anni ha investito settanta milioni di euro nelle unità produttive altamente robotizzate. I suoi prodotti vengono per il 40% collocati in Italia e per il 60% all’estero, fornendo i sistemi di guida per le principali aziende trattoristiche del mondo.

Condividi:

Leggi anche

Newsletter

Torna in alto