Sopravvissuti? Meglio dire sopravviventi

Massini e Jannacci in teatro con Primo Piano

Stefano Massini e Paolo Jannacci sono stati i protagonisti dello spettacolo “Manuale di sopravvivenza”, che ha segnato il ritorno a teatro degli incontri organizzati dal nostro Circolo Culturale Primo Piano. Non poteva esserci migliore modo per riabbracciare il pubblico dopo un anno segnato dalle regole comportamentali anti-Covid.

Massini e Jannacci hanno regalato agli spettatori dell’Asioli un’ora e mezza di parole e musica, tra riflessioni sul presente e storie passate, aneddoti di vita di personaggi famosi e non, per dare uno spessore alla parola “sopravvivenza”.

«Quando si parla di sopravvissuti – ha detto Massini – nell’immaginario collettivo si pensa sempre a qualcosa lontano da noi: ai nostri progenitori che sono scampati alla guerra o a chi vive in Paesi in via di sviluppo. La situazione di emergenza sanitaria che ci accompagna da più di un anno e mezzo ha fatto sì che la nostra prospettiva sull’idea di sopravvivenza sia cambiata, perché la possibilità di morire ci riguarda da vicino. Se ci pensiamo, in fondo, tutti quanti noi siamo dei “sopravviventi”: ogni minuto il nostro corpo combatte milioni di battaglie contro agenti patogeni che ci assalgono continuamente. La battaglia per la sopravvivenza è una costante presente nella vita di tutti quanti noi».

Il monologo di Massini, tratto dalla rubrica che tiene su “Robinson”, il settimanale di Repubblica, è partito dal racconto di una storia ambientata a Parigi quasi un secolo fa. Un artista di strada dotato di scarse capacità, accortosi dell’insuccesso che riscuoteva sul pubblico, tentò il tutto per tutto, obbligando la sua figlioletta, che non lo aveva mai fatto, ad esibirsi in un doppio salto mortale, lanciandosi da un piedistallo. La bambina, terrorizzata, iniziò, suo malgrado, a salire i gradini della struttura pur di non contraddire il padre. Gradino dopo gradino, cantava la Marsigliese. Il padre cercava di zittirla, incitandola a fare in fretta. Qualcuno dal pubblico, però, lo bloccò, intimandogli di lasciare cantare la figlia che aveva una voce celestiale. Lì nacque il mito di Edith Piaf, sopravvissuta al doppio salto mortale.

Così cambia il significato ed il valore che diamo alla nostra vita, ogni volta che, da vicino, ci confrontiamo la morte.

Come i tanti protagonisti delle storie di Massini, a noi tocca confrontarci con il Covid e, per la prima volta, siamo noi ad aprire la strada a chi verrà dopo di noi, per quel che riguarda la cura di questa malattia. Proprio come prima di noi c’è stato chi è stato il primo e su sé stesso ha sperimentato l’edibilità di un tipo di cibo o l’efficacia di una medicina.

Con sapiente padronanza del racconto, Stefano Massini, supportato dalle sottolineature musicali di Paolo Jannacci, ha alternato ironia e drammaticità, concludendo i novanta minuti dello spettacolo con la classifica delle scuse più ridicole addotte da cittadini fermati durante i controlli svolti dalle forze dell’ordine nei mesi di “zona rossa”. Il numeroso pubblico dell’Asioli ha molto gradito la serata, con lunghi applausi finali.

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