Siamo liberi

22 APRILE 1945:

L’ENTRATA IN CORREGGIO DEGLI AMERICANI

É mattina, a Correggio. Una quiete silenziosa, quasi tombale, avvolge la città. Di tanto in tanto il rombo di un aereo va a disperdersi nel sereno di una calda giornata primaverile. La gente, chiusa nei caseggiati, ha ermeticamente sprangato le finestre. Aspetta. Con ansia, gioia, speranza e paura, aspetta. La piazza è sgombra, non c’è nessuno in giro, non v’è traccia di brigatisti neri. Da Porta Modena, in lontananza, rumoreggiano i carri armati americani diretti verso Carpi.

É  pomeriggio, a Correggio. Sono le ore quattordici. Dalla strada proveniente da san Martino in Rio, il rimbombo dei mezzi corazzati prende la direzione del borgo. La colonna raggiunge l’incrocio dei ‘Cappuccini’ e svolta a sinistra. Il primo carro s’annuncia con raffiche di mitra nell’aria. Dietro, un lungo transito di carri armati, camion e jeep. Improvvisamente uno scroscio di ‘evviva’, ‘urrà’ e acclamazioni di una folla in festa, che ha liberato l’angoscia dell’attesa. Un bambino curioso viene allungato alle braccia tese di un militare statunitense che lo alza sul carro per qualche secondo.

Dal centro storico, sbattono le persiane e si spalancano i portoni, e un fiume vociante si riversa  ai bordi del viale Vittorio Veneto dove s’infila la rumorosa carovana. I volti polverosi dei militari americani, dall’alto, sorridono goiosi e gettano caramelle, chewing-gum, cioccolata e pacchetti di sigarette. I bambini corrono e s’accapigliano entusiasti, i grandi non credono ai propri occhi nel maneggiare le famose sigarette Camel americane. Il popolo liberato ride, esulta, grida e intona i canti del movimento operaio e dell’internazionale, e gli inni partigiani.

É una grande festa per i correggesi e per quei giovanotti biondi, bruni e neri che si sbracciano sui camion, e che sorridono gioiosi. Ed è questo il regalo vero che la gente di Correggio riceve in quel 22 aprile 1945: il sorriso di quei giovani biondi, bruni e neri venuti da lontano.

Il testo è stato costruito sulle testimonianze di Wener Ghidini e Felice Testi, riportate su “Correggio 1900-1960”, vol. 4, di Antonio Rangoni.

 

 1945, 24 APRILE: L’ENTRATA IN REGGIO DEI PATRIOTI 

Alle ore 17 del 24 aprile sono entrato in Reggio, primo patriota della montagna ad annunciare al popolo l’ora della liberazione. Ho percorso le vie della città, mentre ancora s’udiva, al di fuori, il rombo del cannone, e ho gridato a quanti incontravo sul mio cammino che i patrioti scesi dalle montagne erano alle porte e stavano per entrare a compiere l’ultima tappa della Riscossa nazionale.

Al primo loro apparire, ho udito un applauso forte e sincero che si è propagato veloce per le strade percorse; è man mano cresciuto in un’onda d’entusiasmo e di commozione; si è tramutato, dopo minuti, in un’atmosfera elettrizzata dalla più spontanea e sconosciuta gioia del popolo.

Ho gridato con tutta la mia voce la prima parola di libertà dopo anni e anni di schiavitù; ho recato ai fratelli della città l’annuncio dell’arrivo dei ‘Volontari della libertà’; ho portato sul petto, per le contrade sino a ieri calpestate dallo straniero, il primo Tricolore simbolo della vera Italia.

Ho visto questo popolo reggiano uscire in massa dalle porte, sbucare di corsa dalle vie, aprire tutte le finestre, gettare mazzi di fiori; ho visto centinaia di braccia protese in un vano arresto, ed i volti di questa gente dischiudersi in un sorriso indimenticabile; ho udito una marea di voci di evviva, di grida, di sensazioni indicibili, e sopra tutto questo m’è giunto il calore di un applauso instancabile che la mia giovinezza mai ha raccolto.

Ed ho pianto. Ho pianto, perché l’ora che ho vissuto oggi è la sola che abbiamo attesa da tempo con ansia sfrenata, che è rimasta chiusa, soffocata, imprigionata in noi, durante le ore della nostra lotta clandestina, che è straziata da tutte le torture incise sui corpi dei Martiri, che è vilipesa dalle rappresaglie dello straniero, che è imporporata dal sangue dei nostri Caduti; ma è un’ora che in questa primavera di elevazione è sbocciata nella più rivoluzionaria purificazione a ridare al popolo la fiducia nella Pace, nella Giustizia, nella Libertà.

In quest’ora sino ad oggi sconosciuta, o forse incompresa, il sacrificio silenzioso e sublime di tutti i miei fratelli di lotta ha ricevuto nella manifestazione ardente del popolo la sua più alta consacrazione.

 Testimonianza di un partigiano di Reggio Emilia che si firma: il “Solitario”, presa da “Reggio Democratica”

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