Si presenta un nuovo palazzo, anzi antico

Un bel restauro in piazza Don Andreoli

La nostra curiosità per i palazzi che rinnovano il loro look, contribuendo a rendere sempre più bella la nostra città, ci porta oggi nella piazzetta che porta il nome di quel prete patriota che il duca Francesco IV fece decapitare nel 1822: don Giuseppe Andreoli. Qui si affacciano la Chiesa di San Giuseppe e il Convitto nazionale Rinaldo Corso, l’antico collegio degli Scolopi dove il prete martire insegnava la grammatica e la libertà.

Ed è proprio qui che da un po’ di tempo è oggetto di ristrutturazione un palazzetto diventato di proprietà, già dal 2017, di Ermes Vezzani, noto titolare dello storico ristorante correggese “Olimpia”.

Grazie alla cortesia di Ermes, posso vedere l’interno. I lavori sono quasi praticamente conclusi, mancano solo le finiture. Ci sono quattro appartamenti di circa 100 mq. cadauno ed un sottotetto di tipo monolocale. Il palazzetto è stato dotato di un comodo e funzionale ascensore. Sono stati consolidati i piani, con l’utilizzo di travi di rovere autentiche del 1600. La scala che va dal piano terra al primo piano è in marmo bianco, mentre quella che collega il secondo e l’ultimo piano ha le tavelle in cotto. La ringhiera è originale in ferro battuto e in alto si trova un bellissimo lucernario, magnificamente affrescato, che, per sua natura, dà luminosità a tutta la scala.

Piazza Andreoli era un tempo adibita a parcheggio, accessibile a tutti. In tempi più recenti è stata vietata al traffico e sistemata con qualche panchina che consente ai passanti e, soprattutto, ai ragazzi del Convitto che vi sostano all’uscita, qualche momento di relax urbano. Qui, negli anni settanta, lo ricordo bene, la Banda cittadina Bonifazio Asioli” teneva dei concerti. Forse per via di questa vocazione ormai dismessa, Ermes Vezzani mi confida che, chissà, gli piacerebbe collocarvi un locale di somministrazione e una distesa all’aperto, per farne un angolo di ritrovo collettivo, su misura. Si presterebbe sicuramente. Ma siamo ancora nella fase delle idee.

Dopo uno sguardo al presente e un’ipotesi gettata per il futuro che lo circonda, andiamo a curiosare nel passato di questo immobile. Dal 1959 l’edificio era di proprietà dei fratelli Magnanini. Uno di loro, Antonio, avvocato, esercitava la professione nella nostra città. Suo fratello, Giulio, fu per un decennio, ricorda Ermes, cliente fisso del ristorante Olimpia, a pranzo. La conferma che i migliori affari si fanno a tavola… azzardo io!

Nella sala principale è presente un fregio finemente dipinto con uno stemma di famiglia nel centro. Sui sopraporta si leggono le lettere “PC”. Che vorranno dire? Mi soccorre l’amico Alberto Cattania, appassionato di storia correggese. È la persona giusta per farci ripercorrere, partendo proprio da qui, una parte degli antichi fasti della Correggio di fine ottocento.

Il palazzetto era una proprietà della famiglia Cattania. Le sue origini risalgono al 1600 e a fine ‘800 venne ristrutturato e portato alle sembianze attuali. Era la residenza invernale di Tommaso Cattania (detto Masino) e di sua sorella Gabriella (detta Lella), figli di Paolo Cattania (lo stemma è infatti quello dei Cattania e di Paolo sono le iniziali). I fratelli Cattania amavano ricevere e circondarsi di tanti amici e conoscenti a volte provenienti anche da oltralpe. Erano soliti trascorrere la stagione estiva “in Villa”, l’elegante dimora di campagna (ora Venturini) in viale Timolini, cinquecentesca nelle sue origini e ristrutturata completamente a fine ottocento sempre da Paolo Cattania: lì si giocava a tennis, si dipingeva e ci si svagava giocando a carte, conversando, mangiando e bevendo.

La bella gente che faceva riferimento, per parentela, amicizia ed ospitalità a chi viveva nel nostro palazzetto, animava così la vita culturale e sociale di Correggio, anche se con diversa intensità a seconda della stagione. Teniamo presente, per inciso, che l’usanza della doppia residenza, quella invernale e quella estiva, tra i nobili ed i signori della nostra vecchia Correggio era molto diffusa. Potrei citare tra gli altri il caso della famiglia Taparelli, che migrava al mutar delle stagioni, fino a pochissimi anni fa, tra la bellissima villa che ne porta il nome in Via Carletti e la palazzina di Via Filatoio. Tornando a noi, in conclusione, i fratelli Cattania muoiono senza lasciare eredi e Masino vende la proprietà immobiliare di Piazza Andreoli nel 1970 all’avvocato Magnanini, con molti degli arredi e delle suppellettili contenute. Ritorniamo così alla storia dei nostri giorni, sperando che la “bella gente” di oggi possa animare, dopo la pandemia, con nuovo entusiasmo questa nostra bella piazzetta dove si presenta un nuovo palazzo, anzi antico.

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