Shakespeare a Correggio

La Compagnia Amatoriale che da generazioni calca i palcoscenici del territorio correggese con apprezzate interpretazioni di opere teatrali classiche sta pensando ad una nuova produzione. Ne parliamo col Direttore Artistico, che ha avuto l’idea di adattare una tragedia di Shakespeare, il “Giulio Cesare”.

«A dire la verità» confessa il Direttore «già dieci anni fa la Compagnia portò sul palcoscenico dell’Asioli “Molto rumore per nulla”, commedia del grande autore inglese che, pur scritta alla fine del millecinquecento, venne intesa dal pubblico come una satira delle convulsioni strategiche e delle vertigini oratorie dei nostri partiti attuali.»

 

Quindi avete già affrontato temi politici.

«Sì, ma in questo caso Shakespeare racconta esplicitamente un evento politico che tutti conoscono: la storia dell’uccisione di Giulio Cesare. Grande condottiero e grande oratore, amato dal Popolo, Cesare fu pugnalato dai congiurati repubblicani che si opponevano al suo progressivo farsi tiranno. Nei giorni scorsi tutti hanno assistito alla soppressione del governo di Mario Draghi, e le analogie sono tali che non possiamo non tenerne conto nel mettere in scena la tragedia shakespeariana. Altrimenti si creerebbe disorientamento nei nostri spettatori.»

 

“Analogie” mi sembra troppo. Sono passati più di duemila anni.

«Beh, giudica tu. Cesare/Draghi viene pugnalato in Senato, tanto per dire: uno realmente e l’altro metaforicamente. Entrambi sono i più popolari presso il Popolo perché i più abili nelle rispettive funzioni, di grande prestigio internazionale, benemeriti per i risultati ottenuti a favore della nazione. Poi, Cesare/Draghi viene messo sull’avviso del pericolo dalla moglie Calpurnia (il primo) e dal Presidente Mattarella (il secondo). Ma l’eroe sceglie di non fuggire al proprio destino solo per tirare a campare: anzi, sfida i congiurati con un memorabile discorso.»

 

Sono personaggi agli antipodi, un generale con manie di grandezza e un banchiere riservato e misurato. Ma convengo, la trama presenta qualche somiglianza che gli spettatori coglierebbero subito. Quindi hai deciso di adeguare il testo teatrale al contesto attuale? Hai trovato difficoltà a procedere in questo aggiornamento?

«Il problema sono i comprimari. I personaggi del “Giulio Cesare” sono mossi da una nobiltà di sentimenti, da una altezza di pensiero, da una grandezza tale che il pubblico si mette a ridere se li confronta con i politici attuali. Cassio, Bruto, Casca e gli altri congiurati rischiano, e alla fine perdono la vita, per un ideale di democrazia e per il bene di Roma. Adesso tu dimmi come un mio attore dovrebbe interpretare il congiurato più colpevole, Conte del cassio, che invece è mosso dall’invidia verso Draghi e la sua reputazione; e che nel suo personale delirio si illude che se toglie di mezzo il Governo lui verrà acclamato capo del movimento dei Grulli Parlanti, quelli che pensano che “nessuno è indispensabile”, “uno vale uno” e la competenza sia un pericoloso difetto.»

 

È una parte sicuramente scabrosa. Capisco che non ci sia la fila per proporsi d’interpretarla.

«Infatti ho la rivolta tra i miei attori, non vogliono saperne di interpretare certi personaggi. Non c’è nessuno che accetti di interpretare il bruto Salvini. Lui pugnala Draghi per poter tornare a fare il buttafuori al Papeete e restituire agli evasori fiscali ciò che non hanno pagato. Come potrebbe un attore recitare la parte che gli ha scritto Shakespeare, piena di dubbi e di angoscia, di nobiltà d’animo? Il Pubblico sghignazzerebbe immaginando il bruto.»

Capisco.

«Infine c’è il piùchematuro Silvio della casca, che partecipa all’assassinio solo perché vuole che venga collocato in Senato il suo busto di marmo a imperitura memoria. È difficile pronunciare frasi nobilmente retoriche quando il personaggio reale è un vecchio piazzista della politica che, per di più, racconta barzellette orribili e fa promesse surreali. Questi congiurati contemporanei hanno ambizioni modeste, sentimenti mediocri. E disprezzo per i bisogni della gente: non sono sufficienti epidemie, guerre, cataclismi, debito pubblico, povertà per sospendere i giochetti che riguardano solo i capi dei partiti politici?».

 

Fortunatamente il finale aggiornato del tuo “Giulio Cesare” sarà meno sanguinoso di quello storico, niente battaglia campale a Filippi, solo banali elezioni anticipate. Eh sì, più che una tragedia è un’operetta.

«Ricordati che ogni congiurato di Shakespeare colpisce sfilando alle spalle di Giulio Cesare per affermare l’atto politico, nobile e non personale, che sta compiendo. Sono onorevoli patrioti. Quelli di adesso invece cercano di nascondere la mano, negano addirittura di aver compiuto il tradimento, accusano il primo che passa di lì e finiscono per suggerire che si tratta di suicidio. Sono onorevoli paraculi. Insomma, i miei attori, soprattutto perché sono dilettanti, si vergognano a recitare queste parti. Verrebbero derisi in famiglia, e sul palcoscenico temerebbero l’ira dei cittadini/spettatori della platea.»

 

Tranquillìzzali, non ci sarà bisogno di vergognarsi. Due mesi sono sufficienti al nostro Paese per dimenticarsene felicemente. Shakespeare lo sapeva fin da allora: “Una notte di mezza estate” i congiurati diranno agli elettori (nuove “Allegre comari di Windsor”) noi vi promettiamo di fare “Come vi piace”. E tutto lascia supporre che a Filippi, questa volta, vinceranno i congiurati.

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