Set cusa te se? Te un… / Sai cosa sei? Sei un … Ribattezzare si può

Quando una persona nasce gli viene assegnato un nome. Come venga deciso e quanto incida questa scelta nella vita futura delle persone… è un mistero. Felice sarà felice? Serena sarà tranquilla? Un tempo si diceva Nomen omen, nel nome è già segnato il destino.

In molte comunità le persone vengono “ribattezzate” con un appellativo, da noi detto scutmai. Questo nuovo nome viene scelto in base alle caratteristiche fisiche, a particolari eventi, al lavoro, o all’abilità. Non si sa chi lo proponga, non si sa in quale momento, ma poi inizia a circolare e, se le persone lo condividono, viene informalmente adottato e accompagna la persona per tutta la vita. In alcuni casi diventa scutmai famigliare e si tramanda per generazioni.

Vi sono poi appellativi che vengono utilizzati per definire gli individui in funzione dei loro comportamenti, dei modi di fare, dello stile. Non sono termini utilizzati per una singola persona ma espressioni che stigmatizzano, definiscono un modus operandi, un atteggiamento verso il mondo, una condizione fisica o mentale. Compaiono raramente anche nei vocabolari. Analizziamone alcuni particolarmente incisivi.

Melcaghê. Malcagato.

È una persona maldisposta, con carattere irascibile e scontroso. Lascia trasparire una difficoltà nello stare al mondo, d’altra parte il suo approccio alla vita è avvenuto con difficoltà, in modo irrituale.

Lilò l’è caghê a l’arversa, l’è mia gnu fora cun la testa. A la levatrice al s’è presentê cun al cul.
Lui lì è stato messo al mondo alla rovescia, non è uscito con la testa, alla levatrice si è presentato col culo.

Fin dalla nascita si sono riscontrate notevoli difficoltà nell’assegnargli una precisa identità. L’aspetto lasciava trasparire un futuro improntato su un carattere sgradevole e maleodorante.

Quand l’è gnu fora i l’an tgnu inséma al badil per un po’.
I gh’la caveven mia a capîr s’lera un ragasol o un struns.

Quando è vento fuori l’hanno tenuto sul badile per un po’. Non riuscivano a capire se era un bambino o uno stronzo.

Cagoduro. Altezzoso.

Persona supponente, piena di certezze e di sussiego. Cammina a testa alta, schifato dalla mediocrità delle persone che incontra.

Al fa al cagoun. Fa il cagone (si dà delle arie).
Al gh’a la pusa sota al nes. Ha la puzza sotto al naso.

Il suo parere, che lui considera assolutamente autorevole, lo fa cadere dall’alto.

Quand al chega a s’leva in pe. A la fa gnir so d’inelta.
Quando caga (esprime la sua opinione) si alza in piedi. La fa scendere dall’alto.

Magnaseva. Mangia siepe.

Questo appellativo viene utilizzato per definire colui che vuole assistere agli eventi stando a diretto contatto con ciò che sta avvenendo. Si pone oltre la prima fila, attaccato alla siepe di recinzione, con la morbosa curiosità di vedere bene ogni particolare, con il trasporto emotivo che lo porta a sentirsi parte di ciò che avviene. La siepe per lui non è un ostacolo, ma un limite che rispetta. È un comodo “punto di appoggio” su cui adagiarsi per assistere allo spettacolo.

A differenza de l’umarel, che assiste ai lavori a qualche passo di distanza con le mani dietro la schiena ed elargisce ogni tanto qualche “prezioso” consiglio, al magnaseva desidera arrivare al limite, alla recinzione, vivere intensamente quello che succede e spesso urlare quello che pensa.

Lo spirito che lo anima è un misto di curiosità, partecipazione emotiva, agitazione.

Pésa in presia. Piscia in fretta.

Uomo frettoloso, superficiale, che vuole fare le cose con precipitazione, di “corsa”, senza i necessari approfondimenti. Nei modi di dire spesso la piscia e il modo di pisciare vengono presi come riferimento per descrivere gli atteggiamenti delle persone.

Al tign gnan la pésa. Uomo che non riesce ad essere riservato, a tenere un segreto.

A n’s’gh’arvisa gnan in dal piser. Non gli assomiglia nemmeno nel modo di pisciare (sono persone completamente diverse).

Insgner a piser seinsa alver la gamba. Insegnare ad affrontare le difficoltà della vita senza scomporsi.

Atteggiamento assolutamente contrario a veloce, sbrigativo, superficiale è quello di chi fa le cose con i tempi necessari e dovuti.

A péss e po’ a vegn. Piscio poi vengo.

Mel lave. Mal lavato.

Uomo sudicio, lercio, che non pone la necessaria premura nell’igiene personale. Persona senza arte né parte, che si presenta in modo inopportuno, sgualcito e senza stile. Per descrivere con efficacia l’atteggiamento che queste persone hanno con la cura della persona si utilizza un modo di dire:

Acqua bagna, sugaman leva. Acqua bagna, asciugamano lava.

L’acqua viene usata solamente per bagnarsi lo stretto necessario, il sapone è completamente assente; l’asciugamano, utilizzato per togliere il bagnato, viene investito di “magici poteri detergenti”. A volte, in alternativa, vengono adoperati altri termini: cricloun, grincia; alcuni vocaboli simili come spurcacioun e melnet di solito vengono caricati anche di altri significati e servono per definire una persona sporca, eccessiva, inopportuna anche da un punto di vista morale e sessuale.

Brega buiuda. Braga bollita.

È un individuo senza nervo, privo della necessaria forza per affrontare le situazioni e i problemi. Nei modi di dire le braghe vengono spesso usate come metafora per parlare della condizione dell’uomo.

Eser in breghi ed tela.
Essere in braghe di tela.

Essere privo delle necessarie dotazioni, di indumenti adeguati e quindi essere in difficoltà.

Caler al breghi. Calare le braghe.

Arrendersi di fronte a situazioni e problemi considerati insuperabili.

Quand al ciapa na buiuda al dvina smuladegh. Quando prende una bollita diventa molliccio.

La bollitura è un trattamento capace di togliere rigidità, di rendere morbida la stoffa.

Piangerai. Uomo lamentoso.

Questo appellativo definisce un uomo mai contento, che si lamenta continuamente della sua condizione, che si ritiene ingiustamente sfortunato e desidera ardentemente quello che non ha. Infelice cronico.

Al pians cme na vida taieda. Piange come una vite tagliata.

A n’è mai cunteint. S’al gh’a un al vol du, s’al gh’a du al vol tri… Non è mai contento se ha uno vuole due, se ha due vuole tre…

In alternativa vengono usati anche altri termini: piangloun, lamento, gnola.

L’è tuta na gnola. È un lamento continuo.

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