Secondo Morgotti, dalla Russia con ardore

I diari della famiglia donati all’archivio diaristico nazionale

Nell’Ottobre 2018, a quasi cinque anni dalla morte della sorella Luciana, Catia Morgotti ha donato le lettere dal fronte, il quaderno manoscritto del padre e la ricerca della sorella all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR).

Molte famiglie correggesi hanno avuto familiari coinvolti nella seconda guerra mondiale. Di queste esperienze traumatiche, se non addirittura tragiche, resta spesso solo un ricordo sfocato e impreciso, destinato a sbiadire fino a perdersi con le nuove generazioni.

Nel caso della famiglia di Secondo Morgotti, la morte, avvenuta nel 2000, spinge la figlia Luciana a intraprendere una tenace ricerca storica per avvalorare i racconti orali dei familiari, le lettere e il “quaderno” del padre sulla partecipazione alla Campagna di Russia nel 1942 e la successiva prigionia.

Tutti gli uomini giovani di casa Morgotti vengono spediti ai vari fronti: Rino in Africa Orientale;  Primo sul Fronte Greco Albanese; Giuseppe sul Fronte Orientale Francese (per morire poi sul Fronte Greco Albanese nel 1941); Ivo ed ancora Rino militari in Italia (quest’ultimo finisce in un campo di internamento tedesco per soldati italiani); infine, Secondo sul Fronte Russo, da qui in un campo di concentramento di prigionieri militari in Russia.

Secondo parte per il servizio militare il 27 gennaio 1942 e ritorna a Mandrio, nell’aia di casa sua dove la madre stenta a riconoscerlo, il 27 Luglio del 1946. Un turbinio di vicende che hanno coinvolto il nostro concittadino insieme a circa 230.000 uomini, di cui 82.000 morti e “dispersi”, 32.000 feriti e congelati.

Dalla ricerca di Luciana esce la figura di un uomo che sopravvive alle avversità facendo appello a tutte le sue forze: disperato coraggio, una certa dose di incoscienza unita alla risolutezza, affabilità, sentimento e determinazione.

Una vita vissuta quasi come un romanzo popolare, che nessuno ha mai scritto, sulle risorse e le capacità umane di sopravvivenza nelle situazioni più estreme e tragiche.

Poco dopo aver terminato la ricerca e la stesura delle vicende dei familiari e del padre, Luciana muore prematuramente nel 2013.

Tutto questo lavoro di raccolta e ricerca avrebbe dovuto rimanere nell’esclusivo ambito familiare, ma più tardi, durante le vacanze, Catia Morgotti scopre e visita l’Archivio Diaristico Nazionale a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo.

«Dal 1984, la cittadina ospita infatti, nella sede del municipio, un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche. Quarant’anni dopo la fine della guerra, in un’ala di questo edificio, è sorta una casa della memoria: una sede pubblica per conservare scritti di memorie private. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di studiosi e giornalisti anche fuori dall’Italia. L’Archivio, ideato e fondato da Saverio Tutino, serve non solo a conservare, come un museo, brani di scrittura popolare: vuole far fruttare in vario modo la ricchezza che in esso viene depositata. Uno di questi è la memoria contadina di Clelia Marchi, scritta su un lenzuolo matrimoniale.

Nel 1991, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale». (Fonte: Fondazione Archivio Diaristico Nazionale)

Secondo Catia, far custodire questi documenti della famiglia in una struttura dedicata costituisce un’occasione, forse l’unica, per conservare la memoria non solo dei propri cari, ma di tutte le persone comuni, travolte dagli eventi della Storia: una possibilità che chiunque possieda questo genere di scritti dovrebbe poter conoscere e valutare, per aggiungere ulteriori dettagli ad una delle pagine più tristi ed oscure della storia dell’umanità.

 

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