Se le guerre incrociano vita e destino

La libertà sa di fragole, di Sarvish Waheed nato a Correggio

Come nasce “La Libertà sa di fragole”?
«Il libro è nato, almeno idealmente, nel momento in cui sono venuto a conoscenza della storia di Aliou, ragazzo maliano, scappato da una guerra di cui nessuno, apparentemente, sa nulla. La guerra in Mali ha al momento 300-400 mila sfollati e dal 2012 il Paese è perennemente in conflitto. Il numero di morti è molto difficile da quantificare. Così ho deciso di interessarmi alla sua situazione, cercando di coglierne i sentimenti e di approfondire la conoscenza sul suo passato e sul suo status di rifugiato. Ho scoperto una persona molto disponibile e collaborativa. Nel libro, parallelamente alla sua storia c’è quella di Cristina, una ragazza di Reggio Emilia. Il romanzo in sé, per dovere di fluidità e di privacy, è in parte romanzato ma è assolutamente ispirato a fatti realmente accaduti».

Perché proprio un libro?
«Ho sentito il dovere di lasciare per iscritto una storia che mi era stata, in un certo senso, affidata. La mia necessità di raccontarla nasce sicuramente dal fatto che sono un italiano di seconda generazione, i miei genitori sono pakistani. Originariamente provengo da un Paese anch’esso perennemente in conflitto, perciò sono cresciuto guardando la vita da due prospettive. Ritengo di essere stato fortunato, di avere avuto una possibilità. Non voglio che si releghi tutto questo al caso o al destino, trovo profondamente ingiusto che io abbia tutto e Aliou no».

Pensi che il luogo di nascita possa essere un privilegio?
«Nessuno decide dove nascere, già di per sé questo assunto manca di ragione. Ma dato che le cose stanno inevitabilmente così, allora il minimo che possiamo fare noi “fortunati”, nati nella parte giusta del mondo, è raccontare, aiutare e fare luce su storie come questa. Al posto loro potevamo esserci noi. Lui è riuscito a scappare, ma un suo amico è morto fra le sue braccia durante il viaggio nel deserto. Non riusciamo neanche lontanamente ad immaginare tutto questo. E allora, non è una fortuna essere dove siamo e con tutti i comfort che abbiamo? Immaginiamo di andare in piazza e dover assistere al linciaggio o l’amputazione di un arto ad una persona che è colpevole di aver rubato o fumato. Questo è quello che accade oggi nel Nord del Mali a causa degli estremisti islamici».

Che rapporto hanno i giovani di oggi con la parola “guerra”?
«Al di là della guerra russo-ucraina, noi italiani non viviamo una grande guerra o conflitti interni. Siamo figli, a mio parere, più di problematiche a livello personale. Spesso il conflitto è con se stessi, con lo stress lavorativo, con le aspettative altrui. Il disagio cresce a livello famigliare, interpersonale. A proposito di questo, ho sentito la necessità di creare un personaggio femminile, Cristina, che stesse scappando da una guerra non fisica ma personale, interiore».

Che conflitti vivono i protagonisti Ismael e Cristina?
«Poco prima di Natale, Cristina vede Ismael (protagonista ispirato ad Aliou), un senzatetto maliano che ottiene qualche spicciolo dando una mano con i carrelli della spesa. Il suo sorriso gentile le dà sicurezza: così, con un atto di fiducia, dopo aver litigato e discusso col suo ex, Cristina invita Ismael a scaldarsi nel suo appartamento davanti ad una tazza di tisana alla fragola. Iniziano a parlare del Mali e piano piano Ismael inizia a confidarsi. La causa del conflitto nasce dalla volontà della regione Nord, a maggioranza Tuareg, di staccarsi dal resto del Paese. Nel 2012 il movimento nordico che voleva l’indipendenza fece l’errore di allearsi con gli estremisti di Al-Qaeda e altri gruppi islamisti. Il problema è prettamente di tipo etnico. Ismael per la prima volta riuscirà a far luce sul proprio passato e a farsi una nuova vita, e Cristina a fare pace con se stessa e con la propria famiglia».

Quale messaggio desideri far arrivare ai lettori?
«Vorrei fare luce sulla situazione in Mali, ma non solo. In Africa ci sono tantissime altre guerre, lo scopo di questa storia è anche questo, fare in modo che più persone si sensibilizzino; solo così potremo metterci nei panni dei meno fortunati e dei migranti. Attraverso le pagine del libro vorrei anche mettere in risalto il conflitto tra le generazioni occidentali, troppo poco comunicative con le istituzioni, con i propri cari. La psicologia, il benessere mentale e l’instabilità emotiva sono sottovalutate. Aumentano i depressi, i suicidi fra giovani, spesso ciò che manca è empatia. Non è anche questa una guerra?».

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre”. È una citazione da insegnare alle nuove generazioni?
«Penso che si debba educare alla gentilezza. Quanto può essere importante l’amore famigliare e di tutti quelli che ci circondano nel poter affrontare una certa situazione? Secondo me tanto, e la prima cosa per risolvere questo tipo di conflitto interiore e interpersonale è l’empatia, affiancata alla comunicazione. Il parallelismo nel libro è anche questo: Cristina lotta internamente e Ismael fisicamente ma sono entrambi in guerra, entrambi alla ricerca della libertà. Quale soluzione migliore se non un incrocio di destini volto a guardare il mondo dell’altro? Colori diversi, culture diverse e un solo obiettivo: la libertà».

La tua pubblicazione è stata resa possibile grazie a Bookabook. Di cosa si tratta?
«Il manoscritto è stato selezionato da questa casa editrice milanese. Si tratta di un’editoria diversa, dove anche i lettori sono i protagonisti della vita dei libri. Una volta ricevuta la risposta positiva è partita la campagna di crowdfunding, che si poneva come obiettivo i duecento preordini. Con il loro aiuto e mettendo le mie forze in campo si è generato un passaparola incredibile. Ho percepito un sostegno costante attorno a questo progetto. Le copie stanno già arrivando fra le mani dei primi sostenitori, tuttavia la data ufficiale di pubblicazione, nelle librerie (fisiche e online) e su Amazon, sarà il 7 luglio. A chi vorrà intraprendere questo viaggio letterario auguro una buona lettura!»

Sarvish Waheed nasce nel 1989 a Correggio. Figlio di genitori pakistani, cresce a contatto con culture e religioni diverse. Vive e lavora per parecchi anni fra Berlino, Londra, Dublino e Amsterdam, approfondendo così i temi che gli stanno più a cuore, come le seconde generazioni, l’integrazione e l’immigrazione. “La libertà sa di fragole”, edito da Bookabook è il suo romanzo d’esordio.

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