Scene da un’elezione

Lorenzo Favella, candidato riluttante, alla moviola

Lorenzo Favella chi? Può osare tale domanda un correggese? Sceneggiatore per cinema e tv, romanziere, una vita passata a Roma nel mondo dei film, del teatro, della cultura. Lorenzo è tornato da un po’ nella sua Correggio, quella del “bambasoun”, culla della sua creatività, come per altri noti che abitarono in quel palazzo. Tornato e subito candidato, buona volontà, alle amministrative in appoggio a Fabio Testi. Ogni passaggio elettorale è stato da lui “sceneggiato” simpaticamente e puntualmente sui social: le “cronache del candidato riluttante” sono andate fortissimo. Eccoci qui con lui a urne chiuse e con il primo cittadino, Fabio Testi, già in carica.

Dai Lorenzo, non fare il riluttante con Primo Piano! Dicci: com’è andata? Hai trovato molti candidati riluttanti in quei giorni? E per la carica di primo cittadino?

«Di candidati riluttanti alla fine c’ero solo io. E nemmeno per davvero, visto che non mi sono affatto risparmiato pur di scrivere le cronachette ogni notte, per darle in pasto ai lettori ad ora di colazione. Perché a poco a poco questo pretendevano! Se sgarravo di un paio d’ore, non mancavano di farmelo notare. Un inferno. Nel quale mi sono gettato in modo del tutto incosciente, ma in fin dei conti divertendomi un sacco, senza che me lo avesse chiesto nessuno. Per quel che riguarda i quattro veri candidati a sindaco, direi che nemmeno loro si sono risparmiati. Anzi. Hanno dato vita a ben otto dibattiti! Otto! Una cifra monstre, una cosa che non si è mai vista, o almeno io non ricordo niente di simile. Oserei definirlo un eccesso di democrazia. Ma insomma, si vede che nessuno voleva sottrarsi al confronto e sì, c’è stata gara vera. Poi, tutti a dire che fare il sindaco, di sti tempi, è un lavoro ingrato, e però … non deve nemmeno essere così privo di gratificazioni, se questi quattro duellanti non si sono mai sottratti alla sfida».

Con l’occhio di uno sceneggiatore della tua tempra, quale scenetta elettorale ricordi di più?
«In realtà, i dibattiti si sono svolti all’insegna del massimo fair play. Non ricordo battibecchi accesi. Forse la scenetta più curiosa è stata quando Roberto Cesi mi ha puntato, alla fine del dibattito organizzato proprio da Primo Piano, fuori dal Centro Sociale 25 aprile. Sapeva delle mie cronachette e forse si era innervosito vedendomi ridacchiare ad una sua battuta, sul fatto che gli indiani fanno parte di una comunità “che non dà fastidio”, ma bisogna che non giochino a cricket con i pakistani, “perché in quel caso litigano”. Non pensavo avesse così voglia di interloquire con me. Cosa che per altro mi ha fatto piacere, perché il personaggio è anomalo e mi ha incuriosito da subito. Tutto è andato bene tra noi, intendiamoci, ma il breve scambio si è svolto sotto gli occhi del pubblico presente e la curiosità si è accesa. Il giorno dopo, tutti in attesa della cronachetta, dove avevo promesso di riportare quanto ci eravamo detti. Ho pure trovato un incipit inatteso, citando D’Annunzio e l’impresa di Fiume, perché in fondo solo in una situazione simile io e Roberto Cesi ci saremmo potuti trovare fianco a fianco, come veramente successe tra sindacalisti rivoluzionari e arditi».

Ti aspettavi questo lieto fine? O hai vissuto un per niente tranquillo weekend di paura?
«Devo dire che non ho mai avuto dubbi sulla vittoria di Fabio, fin dal primo dibattito che si è svolto a Prato, dove è apparso da subito il più preparato tra i candidati. Avevo poi assistito alla presentazione della coalizione “Si può fare” al Caffè Principe e avevo percepito una atmosfera piuttosto dimessa, oltre che un’alleanza poco naturale. Simone Mora mi è poi apparso come un ragazzo che si fa voler bene, ma non sufficientemente incisivo per cambiare il prevedibile corso degli eventi. Di Roberto Cesi si è detto, ha dichiarato di essere riuscito ad allestire una lista in soli tre giorni e ce l’ha fatta. Che altro dire? In fondo, sono contento che tutti e tre gli sconfitti siano entrati a far parte del Consiglio comunale. Il loro sforzo è stato premiato. Anche nell’immediata vigilia, i dubbi per me erano solo sulla percentuale della vittoria di Fabio. Ho vinto una scommessa con un amico, andando più vicino al risultato finale».

Tra Roma e Correggio che differenza c’è nell’amministrare una città e nel candidarsi a farlo? Sono differenti le cronache di città?
«Le differenze sono ovviamente enormi. L’unica cosa che le unisce è il sistema elettorale, con l’elezione diretta del sindaco. Per il resto, quando mi chiedono quale sia stato il sindaco migliore nei miei anni a Roma, ben trentatre, spesso non so cosa rispondere. La complessità di una grande città sfugge al giudizio sommario del semplice cittadino, che pure è tenuto ad esprimersi in ogni contesa elettorale e che finisce per votare in base alla vicinanza politica. Entrare nel merito delle problematiche da affrontare, in una metropoli, è estremamente difficile. Faccio un esempio di quanto sia tutto più semplice in una realtà come Correggio. Come ho descritto in una cronachetta, in seguito al primo dibattito svoltosi a Prato, ero passato alla Galera per farmi una birretta defatigante e ci ho trovato Fabio. Gli ho potuto chiedere direttamente cosa diavolo fosse sto Forsu di cui si era parlato tanto. Non ci avevo capito un accidente. Grazie a questo incontro fortuito, Fabio mi ha spiegato tutto. A Roma, una cosa simile semplicemente non può accadere».

Tra social e presenza, quale mezzo è stato più influente secondo te sull’esito del voto?
«Io credo che in una città delle dimensioni di Correggio, il passaparola, le chiacchiere tra amici e familiari siano gli elementi che più determinano la volontà di voto. I social, che ne sono una espansione, vengono dopo. Anche perché nei social, molto polarizzati, non c’è gran travaso o scambio di opinioni. Ciascuno tende a rimanere legato alla propria bolla di appartenenza. Infatti, sono rimasto stupito e felice di apprendere che le mie cronachette venivano lette a destra e a manca. Spero per il mio tono volutamente impolitichese».

Hai conosciuto Fabio Testi attore? Che film vedi e con che parte assegnata per il Fabio Testi di Correggio?
«No. Mai conosciuto il Fabio Testi attore. E non farei un film sul nuovo sindaco di Correggio. Troppo serio, il nostro Fabio. Non fa ridere. E non è certo questo che vogliamo da lui». Del resto amministrare è una cosa seria. Ma che il nostro nuovo Sindaco ami ridere e sappia anche far ridere in compagnia è comprovato da diversi… testi.

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