Salvare l’ambiente: Greta non è sola

Le guardie ecologiche volontarie, qui e ora

Erano in tre. Avanzavano verso di me con passo sicuro, in divisa verde scuro. Ero appena salito sull’argine della Fiuma, solo, nel mare verde delle valli di Novellara. Scesi dalla mountain bike con un po’ di apprensione. Poi vidi il gufetto ferito che uno di loro teneva in mano. E capii la loro missione salvifica.

Intuendo la mia esitazione iniziale, gentilissimi, mi dissero che erano Guardie Giurate Ecologiche Volontarie e facevano vigilanza sugli argini dei canali della bassa. Tempo dopo quel primo incontro eccomi qui, con altri tre di loro, per parlare delle GGEV, l’organizzazione di volontariato cui appartengono, che opera a tutela dell’ambiente e della natura. Con Maria Luisa Borettini, di Fabbrico, già insegnante di Liceo, presidente delle GGEV reggiane dal 1997 e tra i fondatori dell’associazione a Modena e a Reggio, sono con me due noti correggesi doc: Gianna Cattini, una vita di lavoro in Comune, volontaria al CEIS da tanti anni e al GEV dal 2014 e Davide Magnani, commerciante, già consigliere comunale, volontario CRI, GEV dal 2012.

Imitando quel gufo, ora adulto e sicuramente ristabilito, percorriamo a volo d’uccello la storia delle GGEV con la Presidente.

«Siamo un prodotto dell’impegno civile tipico degli emiliani» dice Maria Luisa. «Le associazioni ambientaliste come Legambiente e Greenpeace hanno avuto un ruolo importante nel diffondere la consapevolezza che il rispetto dell’ambiente è fondamentale per il futuro dell’uomo. Per non restare solo alla denuncia del problema, la Regione Emilia Romagna con la legge 23/89 diede un assetto giuridico e organizzativo a movimenti di volontari che fino ad allora avevano operato in modo spontaneo e discontinuo. Nacquero così le GGEV, costituite da volontari motivati da un forte senso civico, amanti della natura e dell’ambiente ma soprattutto informati e preparati».

 

Come si diventa GGEV?

«La Regione ha preteso serietà e responsabilità. È necessario dimostrare buona condotta, frequentare un corso di formazione sulla materia ambientale e sulla relativa legislazione e sostenere un esame finale piuttosto impegnativo davanti a una Commissione Regionale. Poi c’è il giuramento davanti al Prefetto che con un decreto ti nomina GGEV. Sei un pubblico ufficiale con una unica dotazione: il cartellino di riconoscimento. Le armi sono vietate. Se poi non svolgi attività per due anni o salti i corsi di aggiornamento vieni sospeso».

 

I tre mi spiegano poi le regole di condotta: non si esce mai soli, ma almeno in due; per ogni uscita deve essere redatto un verbale descrittivo; utilizzo rigoroso dei mezzi in dotazione e obbligo della divisa di ordinanza, di colore verde bosco. Nella provincia di Reggio le GGEV sono circa 146, di cui 8 a Correggio. Giuridicamente l’Associazione è una O.D.V. (Organizzazione di Volontariato) ed opera in convenzione con decine di Enti Pubblici, come ARPAE, la Provincia, la Bonifica, L’Ente Parchi, l’Università di Modena e Reggio, e 24 Comuni, tra cui Correggio; collabora inoltre con altre associazioni come LIPU, SPI, AUSER, AUSL e altre.

Presidente, quali sono le principali attività delle GGEV?

«Partirei dall’educazione ambientale. Siamo attivi in un centinaio di classi elementari, alcune scuole medie e materne di tutta la provincia e realizziamo progetti per far conoscere animali, piante, parchi, la tipologia dei rifiuti, le energie alternative. Rilevante è diventata l’attività di Vigilanza su Caccia e Pesca.

Da quando la Provincia ha ridotto drasticamente le sue guardie e le Guardie Forestali sono passate all’arma dei Carabinieri per i reati più gravi, ci siamo presi l’impegno di essere più presenti sul territorio. E i cittadini e gli Enti pubblici ci chiamano e contano su di noi. Contro bracconieri e pescatori di frodo abbiamo purtroppo mezzi limitati.

I pescatori locali sono corretti, collaborativi, ci aiutano a segnalare situazioni di inquinamento. Non è così per alcuni gruppi di pescatori stranieri, spesso dell’est Europa, senza scrupoli nel saccheggiare ambienti lacustri protetti per impossessarsi di pesce di qualsiasi specie, come avvenuto qui a Correggio nell’oasi di via Imbreto.

Lo stesso per la caccia: tra cacciatori locali e altri in mobilità da altre regioni vicine, come Toscana o Lombardia, che sembrano arrivare con lo scopo di predare tutto il possibile. Alcuni gruppi in particolare non rispettano le oasi di protezione, rovinano colture e sparano in prossimità degli allevamenti e delle case, mettendo a rischio l’incolumità delle persone.

Poi facciamo vigilanza sulla raccolta di funghi e tartufi, sull’abbandono dei rifiuti e sulle corrette modalità della raccolta differenziata, sul rispetto del verde e della flora protetta, sulla protezione degli animali e sul rispetto dei parchi. Per restare nella bassa, collaboriamo nel gestire aree protette come il Parco Secchia a Rubiera, l’oasi di Budrio a Correggio, le casse di espansione del Tresinaro a Rio Saliceto, le Valli a Novellara e Reggiolo. Infine siamo anche noi nella Colonna Mobile della Protezione Civile e monitoriamo il rischio idrogeologico, gli argini di fiumi e canali, gli incendi boschivi e gli inquinamenti».

 

A voi, Gianna e Davide, GGEV correggesi: nel nostro Comune, quali le attività più frequenti? Quali le maggiori infrazioni che rilevate?

«Con il Comune abbiamo una convenzione, appena rinnovata, che prevede, oltre alla citata gestione dell’oasi di Budrio, il controllo sull’abbandono rifiuti, il regolamento del verde per l’abbattimento e il reimpianto degli alberi, il controllo dei cani al guinzaglio. Verifichiamo il corretto utilizzo delle compostiere, che a Correggio sono circa 350; poiché riducono (del 30%) i rifiuti alla fonte consentono di ottenere uno sconto sulla TARI.

Controlliamo le piante monumentali (la quercia di via del Medico a Correggio è protetta da una legge nazionale ed è una delle sette piante censite in provincia) e la stabilità degli argini. Molta attenzione la dedichiamo alla prevenzione della “processionaria“, una farfalla che nidifica sui pini: quando si trasforma in bruco disperde delle setole nell’aria che possono provocare delle polmoniti. Le infrazioni più frequenti sono l’abbandono e la mancata differenziazione dei rifiuti, i tagli di alberi senza permesso e i cani liberi. Ma, possiamo dirlo, nel corso degli anni c’è stato un notevole miglioramento nei comportamenti dei cittadini».

 

Due ultime considerazioni, Maria Luisa: l’identikit del volontario GGEV e i progetti futuri.

«I volontari sono generalmente pensionati, amanti della natura, della vita all’aria aperta, con del tempo a disposizione. I giovani, per motivi di lavoro e famiglia, ci sono ma possono essere meno presenti. I nuovi volontari sono sempre ben accetti: chi vuole informarsi o fare una prima esperienza può visitare il nostro sito www.ggev.re.it e contattarci.

Il raggruppamento GGEV di Reggio Emilia è secondo in Regione, dopo Bologna, come qualità dell’attività svolta e come numero di soci attivi. In questi giorni di gennaio stiamo collaborando con LIPU ed ASOER al censimento, dell’avifauna che sverna nei nostri laghetti, oasi, canali, giochi di caccia, golene del Po.

Viene fatto, Regole COVID permettendo, in tutta Europa in contemporanea, da più di 20 anni. A Correggio si dedica almeno una giornata ai laghetti di Fosdondo, alla ex Drago, in via Imbreto e in via Farmacista a Mandrio».

 

Quella natura selvaggia che sogno e cerco con la bike, a Correggio, diciamolo, non esiste più. Esistono però selvaggi comportamenti che possono compromettere il nostro territorio, quella casa comune che ci è affidata come amministratori responsabili. Le GGEV sono i nostri tecnici operativi che cercano di averne cura. Grazie a voi, amici.

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