Saluti da Correggio

Nella biblioteca di Correggio è conservato un volumetto dalla pittoresca e allegra copertina, intitolato: Saluti da Correggio. Con sottotitolo: Immagini in cartolina, 1900-1950. Se lo si sfoglia adagio, l’antica storia di Correggio risorge e si srotola in anacronistiche inquadrature in bianco e nero, e non solo, che non finiscono più di meravigliarci: ma quant’era bella Correggio nel passato! Pur in superati fotogrammi che propongono la visione di una città che alla fine del secolo XVIII e nei primissimi anni del XIX era ridotta al massimo deperimento, non si può fare a meno di provare rimpianto per quei tempi e luoghi perduti, per quelle mura, quelle porte, quei bastioni e quei fortilizi oggi scomparsi perché sacrificati alla modernità. E subito zampilla prepotente la domanda: chi e perché ha voluto e permesso il disfacimento di queste gloriose testimonianze, rimaste solamente – e per fortuna – in fotografia? L’attenuante più proclamata dai governanti del tempo era che la miseria serpeggiante fra le classi disagiate avesse indotto la comunità a procurare lavoro tramite lo smantellamento delle architetture più vecchie, che stridevano con l’idea della città moderna.

Il curatore del libro, Alberto Ghidini, precisa di aver voluto, con questa pubblicazione, offrire un approccio iconografico al processo evolutivo della città, proponendo un rapporto col passato attraverso una memoria “povera” e “popolare” come la cartolina illustrata. Le cartoline pubblicate sono il risultato di scelte parziali operate sulla base della consultazione di diverse centinaia di esemplari, conservati in raccolte private e pubbliche.

Le vicende della fotografia e della cartolina correggesi incontrano, alle loro origini, la figura del pittore-fotografo Gildaldo Bassi (1852-1932), che opera a Correggio intorno alla seconda metà degli anni Settanta dell’Ottocento. Risale al 1880 l’esecuzione di una serie di vedute urbane che Bassi diffonde in un album, in occasione dell’inaugurazione del monumento al Correggio di Vincenzo Vela. Le riprese in esterni di Bassi sono una quarantina circa; di interni ve ne sono cinque delle chiese maggiori. Il fotografo tenta di animare qualche foto con la presenza dei
cittadini, inseriti in campi lunghi; anche se questi sono visti come elementi complementari del “quadro”. Con ricchezza d’informazioni, notevole chiarezza di particolari e scrupolo documentativo, egli costruisce il mito iconografico di una piccola città che, pur denunciando la decadenza fisiologica, conserva i segni dell’antico splendore. Consapevole che di lì a poco molte trasformazioni sarebbero avvenute, con intelligenza e intensità fissa nell’obiettivo le ultime immagini di una città che generazioni di correggesi consumeranno successivamente, rimpiangendo un bene perduto per sempre.

Dalle sue fotografie nasce la cartolina illustrata correggese, che si appropria di quelle immagini antiche usandole come mezzo di comunicazione visiva di largo consumo. Una delle prime serie conosciute di cartoline risale all’incirca al 1900 e risulta edita dallo Stabilimento Grafico Sternfeld di Venezia. Allo stesso anno e ai due successivi possono essere assegnate altre edizioni: una di color azzurrino in cui appare come editore, a fianco dello Sternfeld, Gaetano Scaltriti di Correggio; e almeno altre due, rispettivamente azzurrina e bianconera, in cui risulta come unico editore il solo Scaltriti. Le prime cartoline, se confrontate con gli originali del Bassi (che erano di 21×20) appaiono ridotte a un piccolo formato che le trasforma in mini-quadretti, quasi preziose miniature tali da promuovere un effetto decorativo. Per alcune di queste, il risultato viene accentuato attraverso una ricerca di effetti mutuati dalla fotografia pittorica con aggiunte manuali sul fototipo originale,
di cieli nuvolosi squarciati dal sole; in altre, per converso, si cerca di operare dei tagli in modo da eliminare tutti i possibili elementi antidecorativi, come l’ammasso di foraggio nella piazza dell’orologio. Scaltriti ha propagandato il maggior numero di cartoline correggesi, fino al 1950. La fotoincisione permetteva di riprodurre a colori i fototipi bianconeri e così, verso il 1909, la ditta S. Finzi di Correggio lanciò sul mercato locale un tipo di cartolina a più colori. Il risultato è quello di attualizzare un’immagine che era stata fissata trent’anni prima, e di avvicinarla al pubblico anche a costo di banalizzarla, per il motivo di implementare le vendite.

Oltre a Scaltriti e Finzi, altre cartolerie di Correggio si cimentarono in una civile gara concorrenziale: tra il ’10 e il ’20 si ricorda Camillo Gandolfi, per l’ottima qualità delle immagini e per la ricchezza di informazioni che trasmettono. Negli anni Trenta cresce la marea delle cartoline, si producono nuove immagini e si manifesta una tendenza ad accentuare gli aspetti monumentali e artistici. Del 1934 circa sono le prime panoramiche aeree della città, scattate dal tenente Mario Villani. Tra gli anni ’40 e ’50 si aggiornano immagini note, integrandole con alcune novità che documentano le trasformazioni urbane, dai giardini pubblici al riattamento degli edifici. Fra i correggesi, oltre agli amatori Montessori

e Villani, occorre ricordare Ginepro Manzotti, un professionista scrupoloso attivo in città verso la fine del 1919; seguito dal 1941 dal figlio Aldino, che gli subentra pienamente nell’immediato dopoguerra. Negli anni Cinquanta Correggio si trasforma, muta ritmi e abitudini di vita. ‘Si è fermato per sempre un ritmo di vita che durava da secoli, quello del passo dell’uomo e del cavallo.’ Diminuisce l’importanza della cartolina come il più diffuso mezzo di comunicazione visiva prima dell’avvento della televisione, e si assiste a una ripresa nelle opere pubbliche che dipinge un paese in continua metamorfosi. Ma dietro le trasformazioni di facciata, è sepolto quel mondo correggese che risorge nelle antiche mitiche cartoline.

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