Ritroviamo il nostro pane quotidiano

Si riapre il sipario sui luoghi della cultura

Come potremo frequentare i luoghi della cultura in un mondo che esce di nuovo alla luce? Prima di rispondere a questa domanda, proviamo a mettere a fuoco per un momento il ruolo che l’arte e la cultura hanno avuto durante questi mesi di clausura forzata: tanti di noi si sono affidati, magari anche solo per poco tempo, al sollievo che musica, cinema e letteratura sanno procurare all’animo umano. Più o meno inconsapevolmente abbiamo utilizzato l’arte per quello che è: cibo per il cuore e per la mente. Negli stessi giorni in cui facevamo incetta di lievito madre, abbiamo trovato un senso al tempo che passava anche grazie al lavoro degli artisti. L’arte è un fiume che nasce da mille affluenti, la si può trovare nel ritornello di una canzone che passa per radio, nella voce di un interprete che sa emozionarci, nell’architettura di uno scorcio che ci accoglie dalla finestra di casa, nella frase di uno scrittore che passa casualmente mentre scorriamo la bacheca di un social network, oppure nello sguardo di un fotografo che ha fissato in una istantanea quello che potrà diventare una nostra fonte d’ispirazione…

Bene. Quale migliore occasione di questa serrata per riflettere sull’importanza che la produzione culturale ha nella vita di ognuno di noi. Quanto del nostro immaginario, dei nostri desideri, delle nostre stesse scelte di vita è influenzato dall’arte? Tantissimo, al punto tale che quasi non ci facciamo caso. Diamo per scontato che la musica, il cinema, la letteratura facciano parte del nostro quotidiano. Come il pane.

In questo mese di giugno riprendono tutte le attività e quindi anche quelle culturali: riaprono musei e teatri, cinema e biblioteche. Come per tante altre attività lavorative, anche il settore della cultura sta facendo i conti con le disposizioni date dal Governo per la riapertura. A Correggio sono molti i luoghi della cultura e dell’arte che possono essere frequentati dal pubblico, perciò abbiamo cercato di capire come ci si sta muovendo nel nostro territorio per garantirne il funzionamento.

Abbiamo chiesto al sindaco Ilenia Malavasi di illustrarci il percorso che l’amministrazione comunale sta seguendo in questa fase: «I primi servizi che abbiamo riaperto al pubblico sono stati la Biblioteca e la Ludoteca, dove abbiamo riattivato il servizio di prestito e restituzione. Successivamente abbiamo consentito l’accesso al Museo Il Correggio e al centro di documentazione Correggio Art Home. Queste riaperture sono per noi dei chiari segnali della nostra volontà di restituire rapidamente alla comunità la piena fruizione dei nostri luoghi della cultura, nel pieno rispetto delle disposizioni sanitarie. La cura e la valorizzazione del patrimonio culturale della nostra città è sempre stato un carattere distintivo delle amministrazioni correggesi e noi proseguiamo su questa strada con convinzione: salvaguardare la formazione culturale di una comunità è uno dei valori che muove il nostro agire quotidiano di amministratori. Per quest’estate stiamo verificando la possibilità di realizzare degli eventi per riappropriarci di quella socialità che ci è stata sottratta durante il lockdown. Ritengo che il momento che stiamo vivendo ci offra la possibilità di reinventare nuove modalità di condivisione dei nostri spazi urbani e di fruizione di eventi dal vivo: Correggio ha sempre dimostrato di saper generare  nuovi percorsi creativi, saprà farlo anche stavolta».

Il direttore del Teatro Asioli di Correggio Alessandro Pelli ci ha confermato la ripresa delle attività nella prossima stagione, con un ottimismo che va di pari passo con la discesa della curva del contagio. Una stagione teatrale 2020/2021 che era già stata progettata prima della chiusura di marzo e che vede quindi già definito un calendario di eventi. Le variabili che restano aperte sono ancora diverse e dipendono dall’allentamento progressivo delle prescrizioni: in particolare il direttore fa riferimento alla  distribuzione del pubblico in sala, e di conseguenza anche alla sostenibilità economica degli spettacoli ospitati. Un aspetto inoltre da non sottovalutare è quella che Pelli definisce “sostenibilità estetica”: «come verranno allestiti gli spettacoli o i concerti, se il distanziamento e i dispositivi di sicurezza dovranno essere mantenuti dagli artisti sul palco?». Per il direttore va in ogni caso fatto il possibile per non rinunciare alla dimensione sociale dello spettacolo dal vivo,  per sostenere quella fruizione collettiva dell’arte che è alla base della nostra civiltà.

E per il cinema? Anche per la Multisala correggese Cinepiù al momento si stanno attendendo le disposizioni a livello nazionale per definire al più presto una data di riapertura.

Se questa è la situazione a Correggio, dove ancora una volta si dimostra la cura e l’attenzione per questo settore, permetteteci ora un’analisi su quanto sta avvenendo a livello nazionale. Come in tanti altri settori, la pandemia ha bloccato quello che era un sistema produttivo fragilissimo. Non fragile per quanto riguarda il fatturato prodotto o il numero di addetti impiegati. Gli ultimi dati che abbiamo sono del 2018: in Italia le industrie culturali producono da sole 35,1 miliardi di euro di valore aggiunto (il 2,2% del complessivo nazionale), dando lavoro a 500 mila persone (il 2,0% degli addetti totali). Un contributo importante arriva anche dalle industrie creative, capaci di produrre 13,8 miliardi di valore aggiunto, grazie all’impiego di quasi 267 mila addetti. Lo spettacolo dal vivo genera 8,2 miliardi di euro di ricchezza e 145 mila posti di lavoro, mentre alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico si devono 2,9 miliardi di euro di valore aggiunto e 51mila addetti.

Dove sta dunque la fragilità, davanti a questi numeri che sembrano così solidi? In questi mesi di chiusura dei luoghi di fruizione della cultura, che proprio per la loro stessa funzione sono stati (giustamente) i primi ad essere chiusi per evitare la diffusione del contagio, ci si è resi finalmente conto che gran parte di questo sistema si sosteneva grazie alla precarietà contrattuale dei lavoratori del comparto produttivo. Questo vale certamente anche per tanti altri settori dell’economia, dalla ristorazione fino al parrucchiere e alle palestre: chi lavora con il pubblico respira l’incertezza economica dovuta al rischio d’impresa. In questo paese, la particolarità di chi intraprende un mestiere legato all’arte e alla cultura è che lo ha fatto spesso anteponendo la passione per il proprio lavoro alla difesa dei propri diritti di lavoratore: questo atteggiamento nasce anche dall’idea diffusa che occuparsi di cultura sia un’attività dopolavoristica e occasionale, mentre abbiamo appena visto quanto valore aggiunto creino queste attività. L’arrivo della pandemia rischia di essere il colpo di grazia per migliaia di lavoratori, ma può anche essere l’occasione per regolamentare finalmente questo settore, per farlo ripartire con maggiori garanzie e tutele. La risposta quindi alla domanda iniziale di come si potranno frequentare di nuovo i luoghi della cultura dipende direttamente dall’impegno che tutte le parti in gioco (Stato, imprese e lavoratori) sapranno impiegare per trovare delle soluzioni condivise e sostenibili. Perdere questa occasione significa semplicemente perderci tutti. Questa dunque è una strada possibile: riuscire a condividere un interesse comune da tutelare, confrontarsi sulla redistribuzione delle risorse e sulla valutazione delle capacità, recuperando quella volontà di cooperazione che è alla base della nostra migliore tradizione.

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