Ritrovarsi a sessant’anni, un piacere

I correggesi nati nel 1959 fanno festa

Gli amici ti conoscono a fondo e, nonostante ciò, ti vogliono bene. I primi di solito sono i coetanei, che hanno frequentato con te la scuola, la parrocchia, e questo ha avvicinato anche le proprie famiglie. É un modo sicuro per non scomparire nella folla, far parte con altri nell’orchestra della vita. Poi gli anni trascorrono in fretta, si diventa adolescenti, si cerca una maturazione personale, valori, atteggiamenti, il lavoro, la propria famiglia. A trent’anni desideriamo ritrovare i coetanei, siamo più sicuri di noi, possiamo finalmente assumerci delle responsabilità.

Potrebbe essere ciò che è accaduto ai nati nel 1959 a Correggio, che anche quest’anno si sono ritrovati per rinsaldare i vincoli d’amicizia che li legano.

Incontro Elsa Schiatti, che con Ivan e Canny, è un punto di riferimento sicuro per il gruppo e che questa mattina, sorvegliata dalla mamma e dal gatto Beethoven, ci racconta com’è iniziata l’avventura.

«Vent’anni fa, alla soglia dei nostri quaranta, abbiamo deciso di ritrovarci tutti. Paolo Lugli è andato in Comune e si è fatto dare gli indirizzi dei nati nel 1959 ed eravamo più di duecento; poi è andato alle Scuole Elementari e alle Scuole Medie e il gruppo si è allargato anche a quelli che avevano vissuto la loro infanzia a Correggio. Abbiamo inviato una lettera a tutti e “all’appello” della prima cena al President eravamo circa 120».

Immagino sia stato emozionante. Chi ti ha aiutato nell’impresa?

«Oltre a Paolo, Sabrina Carboni, Stefano Veroni e Livia Ligabue. La gioia dell’evento è stata tale da convincerci ad istituire un ritrovo ogni cinque anni».

 

Mi sembrano tempi lunghi, se ci sono interessi comuni, nuovi legami, qualche matrimonio…
«Infatti ora si è deciso di trovarci ogni due anni. A proposito di sposati ci sono Sabrina e Stefano, Susanna e Marcello. Ma desidererei ricordare anche chi non c’è più: Alessandro Cipolli, Marco Mariani, Stefano Ruozzi, Graziano Reverberi, Raimondo Violi e Gianni Reverberi. Nel tempo siamo leggermente calati, ma non così tanto. A quest’ultimo incontro alla Locanda Sant’Agata di Rubiera eravamo circa ottanta. Sono saliti sul treno in corsa anche Massimo Maggi e Domenico Mangano. Questo quinto incontro è stato vissuto con tanto entusiasmo. Ho visto arrivare le persone contente di ritrovarsi, felici di esserci. Ora che la posta è un po’ obsoleta utilizziamo i media: abbiamo un gruppo su WhatsApp con più di cento persone, che utilizziamo anche per compleanni, auguri, feste dei novelli pensionati. Ci ritroveremo di nuovo già in ottobre».

 

Siete una potenza, il gruppo tiene; ci sono idee, qualche proposito per il futuro?
«Sì, ho lanciato l’idea di crearci un rifugio, che non vuole essere una casa di riposo, ma una dimora dove noi potremo avere un luogo di riferimento quando saremo vecchi; ci conosciamo tutti, sarà nostro e, quando decideremo di andarci, troveremo gli amici. Credo ci vorrà molto spazio. Una prima idea è stata la ex caserma dei Carabinieri, perché è centrale, spaziosa, verde. Poi si è pensato ad una villa sulla strada per Rio. Si definisce una quota minima e ognuno compra le quote disponibili, quindi investe. Le quote possono essere lasciate in eredità».

 

Elsa si appassiona al progetto, sembra avere le idee chiare. Intanto la mamma si è svegliata dal pisolino e il gatto Beethoven si stira. Non possiamo che augurare a lei e ai nati nel ‘59 salute, serenità e che i sogni possano avverarsi.

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