Rita Zappador, agente di star musicali

Euforia e disagio nella vita del vero artista

Rita Zappador, correggese di adozione, è un vulcano di energie, una che risponde ai messaggi ad orari anche improbabili.
Lo fa anche se magari è da tutt’altra parte in Italia o nel mondo, impegnata a seguire un artista nel suo tour.
Dal 1988 Rita lavora come segretario artistico nel campo della musica classica, mentre dal 1999 si occupa di musica contemporanea.
Lou Reed, Patti Smith, Joe Jackson, Elvis Costello, Asaf Avidan, Joan as Police Woman… vi dicono qualcosa?
Rita ha lavorato con tutti loro, ma la lista delle sue collaborazioni è sterminata.

Da cosa nasce il tuo lavoro? Passione per la musica o per l’organizzazione di eventi?
«Sono diplomata in pianoforte, sono stata musicista e la musica è da sempre la solida e ferma base su cui poggia la mia vita spirituale e quotidiana.
Ma ho anche frequentato il Conservatorio e Lettere a Bologna: senza questi capisaldi della mia formazione non sarei stata in grado di affermarmi in un settore fortemente maschilista e anglo-americano-centrico.

La virata sul management ed organizzazione è stata però casuale.
Con alcuni amici musicisti nel lontano 1988 abbiamo pensato di promuovere noi stessi come musicisti e nel contempo altri che facevano il nostro stesso mestiere.
In pochissimo tempo abbiamo capito che il vero business stava nel promuovere a tempo pieno gli artisti.
Abbiamo lasciato le nostre attività (principalmente l’insegnamento) per buttarci a capofitto in quella scommessa.
Sono stata un’agente di classica per 10 anni. Ho poi deciso di aprire ad artisti non classici per curiosità e analisi di mercato… ed eccomi qui».

So che hai avuto una collaborazione con Correggio e hai portato alla nostra Festa grandi cantanti.
Cosa ricordi di questa esperienza?
«Ricordo molto bene Patti Smith alla Festa dell’Unità di Correggio!
La sensazione è sempre stata di enorme partecipazione, folle esultanti, “spirito alto” da grande metropoli europea più che da cittadina di provincia.
Provo una grande nostalgia per quegli appuntamenti…»

Sei a stretto contatto con personaggi famosi e forse capricciosi.
Ti trovi a tuo agio? Hai degli aneddoti da raccontare?
«Essere artisti non è facile, innanzitutto per la pressione cui si è quotidianamente sottoposti.
A noi rimangono impresse la fama e il piacere della popolarità quando guardiamo una star della musica, ma le carriere sono fatte di alti e bassi e il pubblico può essere crudele nel sancire la fine di un artista… a volte anche inspiegabilmente.
Inoltre il merito e la qualità non sono un faro nelle scelte delle masse e spesso vengono penalizzati gli artisti di talento e innovativi a favore di personalità più grigie e poco interessanti.
Di fronte a questo continuo esame, le certezze si sfaldano e si vanno a cercare altrove, a volte anche con scelte sbagliate come certe storie di dipendenze di molti nostri beniamini.
Inoltre sono convinta che la creazione artistica spesso dipenda da una percezione “alterata” della realtà, che esula dalla piatta normalità: il sentire dell’artista è acuto, doloroso, conflittuale, a volte morboso e malato.

E da lì escono le opere d’arte migliori.
Inoltre l’ossessività, il furore dionisiaco con cui ci si dedica alla propria arte tende a distaccare le persone da ciò che per noi è quotidiano e normale e a portarle in piani dove non si riesce più ad analizzare lucidamente e logicamente gli aspetti della propria vita o della propria carriera.
Insomma essere veri artisti è molto difficile e a volte si assiste a manifestazioni di “capriccio” che invece nascondono solo un profondo disagio.
Voglio molto bene all’eventuale disagio dei miei artisti, lo capisco e lo coccolo…»

Condividi:

Leggi anche

Newsletter

Torna in alto