Ricerca scientifica internazionale: Italia protagonista

Olivia Levrini organizzatrice del Congresso ESERA a Bologna

Dal 26 al 30 agosto, presso il Palazzo della Cultura e dei Congressi di Bologna, si è svolto il congresso della European Science Education Research Association (ESERA).

Il congresso è stato organizzato dal gruppo di ricerca in Didattica della Fisica del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna, coordinato dalla professoressa Olivia Levrini, nominata Ambasciatrice della città di Bologna 2019.

Olivia è una cittadina di Correggio, ha frequentato le scuole del Principato dal nido al Liceo Classico “R. Corso” prima di conseguire la laurea in Fisica presso l’Università di Bologna. Durante l’intervista ha sottolineato che deve molta della sua passione per la conoscenza alle scuole di Correggio, nelle quali si aveva l’impressione di “fare cose importanti” e “che il mondo entrasse nelle classi”.

ESERA è la più importante associazione europea di RICERCA in Didattica delle scienze, nata in Inghilterra nell’aprile 1995. I suoi obiettivi sono migliorare la qualità della ricerca in didattica della scienza in Europa, fornire un forum per la collaborazione nell’educazione scientifica tra comunità in diverse parti del mondo, che cercano di rispondere a grandi temi quali: Cosa significa capire? Quali sono i modelli cognitivi specifici dell’apprendimento scientifico? Perché comprendere la chimica, la fisica e la matematica innesca meccanismi del capire che hanno anche riflessi emotivi come il rifiuto o la sensazione di essere messi alla prova.

Durante I 5 giorni di eventi, a Bologna sono arrivati 1600 ricercatori da 58 paesi di tutto il mondo per assistere alle 800 presentazioni presenti. Un’attenzione particolare agli studenti di Dottorato e ai giovani ricercatori ai quali sono stati dedicati eventi e borse di studio. L’Italia non ospitava questa conferenza dal 1997 a Roma. Il tema scelto scelto è “The beauty and the pleasure of understanding: engaging with contemporary challenges through science education”.

Il tema della Bellezza, ci spiega Olivia, è stato scelto anche per la storia universitaria di Bologna: l’ispirazione è arrivata da un bassorilievo del museo medievale della città nel quale sono raffigurati degli studenti che ascoltano con piacere un insegnante.

Il tema è stato scelto puntando alla bellezza come motore di trasformazione, cambiamento e coinvolgimento in un mondo sempre più complesso e conflittuale.

Le sfide contemporanee che sono state discusse hanno riguardato i cambiamenti climatici, l’intelligenza artificiale, il multi-culturalismo, il problema dell’alfabetizzazione scientifica, il tema del genere e il ripensamento delle discipline per interpretare la contemporaneità.

Nella giornata d’apertura lo scrittore islandese Andri Snær Magnason è intervenuto sulla necessità di inventare nuove forme di narrazione per parlare delle profonde trasformazioni che stanno coinvolgendo il Pianeta: ha raccontato che in Islanda la mitologia collettiva racconta i ghiacciai come esempio di eternità, come interpretare allora il loro scioglimento secondo una narrazione comune e tramandabile?

Le sessioni più popolate sono state quelle riguardanti scienza e società, ad esempio su come affrontare le fake-news sui temi a forte impatto scientifico o come affrontare la multiculturalità nelle classi valorizzando la ricchezza rappresentata dai differenti linguaggi, oltre alle sessioni relative alla formazione degli insegnanti.

Una delle soddisfazioni più grandi per Olivia e il suo team è stata la riflessione di un ricercatore straniero che ha affermato che, col congresso di Bologna, “l’Italia ha mostrato che può essere di nuovo protagonista nella ricerca in didattica delle scienze a livello internazionale. E questo è di grande soddisfazione perché, a differenza dei paesi nordici, è un settore che ha molto sofferto per le politiche nazionali e non è affatto semplice tenere il passo e mantenere standard di qualità altissimi con gruppi di ricerca fatti essenzialmente da ricercatori precari o insegnanti volontari”.

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