Reagire e agire al tempo dell’incertezza

Franco Mosconi: la sfida per le imprese del nostro distretto

”Malgrado le infauste profezie sulla sua crisi o addirittura la sua fine, il modello emiliano d’impresa è vivo e vegeto, pluri-ammirato e invidiato anche nella capitale economica del Paese, Milano: ve lo posso garantire”. Questo l’attacco del professor Franco Mosconi, studioso di distretti industriali, autore di diversi volumi e docente di economia e politica industriale all’Università di Parma. L’economista era relatore al meeting annuale dello Studio Morandi, dal titolo “La sfida per le imprese al tempo dell’incertezza”, tenutosi nel Cortile del Palazzo dei Principi il 22 settembre scorso. Un pomeriggio decisamente interessante sia per gli scenari tracciati da Mosconi che per i riferimenti normativi e le novità legislative che richiedono nuovi assetti organizzativi alle imprese, minuziosamente illustrati dall’avvocato Giulio Morandi. Il folto pubblico composto da imprenditori e manager delle più importanti realtà industriali correggesi, clienti dello studio, come da rappresentanti del mondo bancario, finanziario e professionale, ha seguito con molta attenzione e apprezzato visibilmente l’iniziativa. La pandemia e la guerra in Ucraina hanno chiuso ogni pertugio per esplorare quell’orizzonte temporale in cui l’impresa programma assetti, investimenti, relazioni produttive, vissuti sociali. Dunque vita dura, caratterizzata da un’incertezza disarmante. Tuttavia, ha detto Mosconi, il nostro distretto industriale, tra i più forti dell’Emilia-Romagna e dell’Europa, ha saputo reagire allo shock post pandemia. Si chiama “metamorfosi” la chiave della sua salvezza. Ha saputo organizzarsi in filiere manifatturiere strategiche: alcune imprese sono cresciute qualitativamente e dimensionalmente fino a diventare leader globali (meccatronica, automotive, biomedicale) che, come tali, “guidano e curano” queste filiere puntando su eccellenze produttive, sull’export e sulle relazioni internazionali. Anche nei settori più tradizionali (moda, alimentare, ceramica) tale crescita qualitativa è stata impressionante, diventando fattore decisivo di capacità competitiva. L’Emilia-Romagna vanta il primo posto in Italia dell’export pro-capite ed è un crocevia fondamentale per gli investimenti diretti da e con l’estero (IDE). Il professor Mosconi ne ha ascritto il merito non solo alla lungimiranza di un illuminato ceto imprenditoriale, ma soprattutto alla “apertura al mondo” tipica della nostra terra e al vettore della “conoscenza” sviluppata da Atenei e Agenzie pubbliche e private, sempre molto curiosi e orientati alle relazioni internazionali. Il peso dell’industria in senso stretto sul valore aggiunto totale dell’economia emiliano-romagnola è del 28%, superiore di dieci punti percentuali al corrispondente dato nazionale. Qui sta la forza propulsiva dell’innovazione che contagia anche il settore dei servizi, postulandone assetti più evoluti e più orientati al mercato. La pandemia due anni fa ha inflitto un colpo durissimo alle catene globali delle forniture e del valore. L’Est asiatico si è fermato per l’emergenza sanitaria e ha fatto mancare semilavorati e materie prime, pezzi decisivi per il valore aggiunto dei nostri distretti industriali. Lo shock da offerta è stato pesantissimo per tutta Europa. Poi la guerra funesta della Russia contro l’Ucraina ha creato un grande, inedito, disordine mondiale. Uno tsunami di cui non si intravede la fine. Anzi. I costi del gas e dell’energia per le imprese dell’Emilia Romagna (dati Confindustria) sono passati da 900 milioni di euro nel 2019 a 8-9 miliardi nel 2022; il prezzo del pane, per Eurostat, è cresciuto per le famiglie del 18% tra l’agosto 2021 e l’agosto 2022; inflazione ha superato l’otto per cento. Inevitabile il rallentamento della crescita. E pensare che venivamo da anni di tassi zero e inflazione zero! Una virata repentina, spiazzante, che mette a dura prova famiglie e imprese. Ora il tempo è segnato dalla de-globalizzazione o reshoring (il ritorno a casa dell’industria). La sfida per l’Europa, cui sono chiamati i suoi distretti industriali più attrezzati come il nostro, è quella di riposizionarsi come leader globale nei settori strategici fondamentali. Il “Green Deal” per la neutralità climatica, il “Next Generation EU”, la politica della BCE e della BEI (Banca europea degli investimenti) ne sono gli strumenti di accompagnamento e stimolo più importanti. Ma, viene da chiedersi: la crisi ha generato almeno una nuova consapevolezza politica diffusa? Il professor Mosconi pensa positivo. La politica europea oggi c’è. La vede distintamente. E La politica italiana, fa capire, non può permettersi di farne a meno o prenderla sottogamba.

Ma rientriamo nei cancelli delle nostre imprese. Malgrado il ribasso generalizzato degli indici, da noi c’è stato un forte rimbalzo della produzione e dell’export: sono dati incoraggianti. Il commercio mondiale cresce ancora, anche se meno di prima: malgrado tutto, buone notizie. Le nostre imprese devono continuare a perseguire quella metamorfosi fin qui riuscita: rafforzare la crescita dimensionale, irrobustirsi, dotarsi di spalle larghe. Sì, sono le spalle larghe che consentono alle filiere integrate verticalmente di sviluppare la ricerca e gli IDE, risorse preziose per la nostra realtà economica. Mosconi ha richiamato infine il ruolo delle banche e della politica. In un “capitalismo bancario” come il nostro, la salute degli Istituti di credito è fondamentale. E qui in Emilia non possiamo lamentarci. Così come una politica che spinga sulla conoscenza e sulla competenza, sulla falsariga dell’impegno della Regione Emilia-Romagna per la creazione di reti di eccellenza sempre più integrate ed efficienti, la “Data Valley”, i tecnopoli, le Università.

Insomma in gioco c’è il gioco di squadra, che richiama la responsabilità di tanti attori. Il mondo che verrà, in questo contesto di incertezza, non è un appannaggio degli economisti. Anzi, loro stessi dovrebbero essere più consapevoli delle loro mancanze e debolezze; lo auspicava già nel 2009, dopo Lehman Brothers e la crisi dei mutui subprime, l’autorevole Dani Rodrik, guru di Harvard. Piuttosto, quel che c’è sul piatto oggi è pane per uomini coraggiosi. Perché per operare in questo turbolento ed imprevedibile mercato serve coraggio, molto coraggio. Che, d’altronde, è la più ammirevole delle virtù umane: parola di John F. Kennedy, 1955. Questo il messaggio conclusivo del professor Mosconi. Tanti gli applausi e tanti gli stimoli che ci propone.

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