Ragazzi… ma è l’italiano più famoso del mondo!

I nostri studenti ricordano Il DIVIN Poeta

Settecento anni fa moriva Dante, l’italiano più famoso del mondo. Chi se ne intende dice che sul Podio della Poesia di Sempre ci sono lui, Omero e Shakespeare (scegliete voi in quale ordine). Non male.

In tutte le scuole superiori italiane si dedica ampio spazio alla Divina Commedia: l’inferno in terza, il purgatorio in quarta, il paradiso in quinta. Io, nelle mie classi, faccio un’ora a settimana di Dante.

Così, per celebrare insieme a lui l’anniversario dantesco, ho deciso di chiedere ai miei studenti cosa ne pensano, se Dante è ancora attuale o no.

Alcuni di loro sono all’ultimo anno di liceo, altri stanno facendo il primo anno d’università.

 

Ecco cos’hanno scritto:

Siamo nel canto V dell’Inferno dantesco. Il Poeta si trova davanti Paolo e Francesca, i due giovani innamorati per antonomasia e Francesca, raccontandogli quello che è stato il loro amore (adultero), descrive una scena meravigliosa.

La terzina si apre con il ricordo dei due che si trovano a leggere per diletto, per gioco quasi, la storia di Lancillotto, di come “amor lo strinse”: eroe “arturiano” protagonista di un’ulteriore storia d’amore, anche questa adultera, con Ginevra, moglie di re Artù.

I due quindi sembrano coinvolti in questa storia, in quanto la stanno vivendo sulla propria pelle (Francesca infatti era sposata) e così comincia per loro una sorta di immersione in questo mondo fantastico, nel quale rifugiarsi e nascondersi…

Questa terzina, a parer mio, nonostante i secoli continua ad essere molto attuale per un motivo davvero semplice: l’Amore sarà sempre una passione in cui tutti prima o poi si imbatteranno e quindi… cosa c’è di più attuale dell’Amore?

La genialità di Dante non sta nel mettere in scena un amore straordinario, sarebbe troppo banale. Il loro estraniarsi li ha portati ad allontanarsi dalla vita in tutti i sensi. Dante sembra dirci quindi in modo chiaro che l’amore ha due facce, una splendida, da “sogno”, l’altra fatale, mortifera…

Concetti estremamente attuali ed ai quali bisogna porre attenzione!

 

Manuel D.

Nel XXVI canto dell’Inferno Ulisse convince i suoi compagni a partire oltre le colonne di Ercole. Egli ricorda loro che la missione terrena dell’uomo è quella di arricchirsi e migliorarsi culturalmente ogni giorno, conoscere e imparare. La conoscenza e la cultura sono il bene sommo. Infatti Dante è importante studiarlo, leggerlo e apprezzarlo anche ora, nel XXI secolo, perché è fonte di enorme bellezza e cultura. Magari da un punto di vista pratico può sembrare “inutile”, in questa società che cerca sempre l’utile e il fine di ogni cosa, ma la cultura è alla base della società. La cultura è la libertà, la vita e il bene.

 

Hajar H.

Per me leggere la Divina Commedia è stata un’esperienza unica: è come fare un lungo esame di coscienza, un viaggio dentro di sé ed alla scoperta di ogni sfaccettatura dell’uomo.

Ogni verso di Dante è un combattimento con la propria anima, regala spunti di riflessione meravigliosi, prospettive nuove. Più la leggi più ti rendi conto che è Dante a leggere te. Ti puoi identificare in Dante stesso e nelle anime che incrocia.

Ti mostra quali sono le strade per l’Inferno e quali per il Paradiso. Dagli errori che ti presenta, tramite i suoi incontri, puoi imparare a non sbagliare il bersaglio.

Ecco perché Dante è uno dei maestri migliori che abbia mai conosciuto.

 

Alessandro B.

Purgatorio, quinta cornice: Dante e Virgilio vengono sorpresi da un terremoto e dal coro del “Gloria in excelsis”, intonato da tutti i penitenti. Il poeta Stazio, appena apparso, spiega nella prima delle due terzine che il terremoto non ha origine naturale, ma avviene ogni volta che una delle anime è pronta per salire in Paradiso, e per questo tutto il monte esulta ed osanna Dio.

La seconda terzina contiene il concetto più interessante a mio avviso dell’intera cantica: quando esattamente si finisce l’espiazione e si accede al Paradiso? La risposta di Stazio è semplice: l’anima rimane nel Purgatorio finché non crede di essere abbastanza degna: non vi sono costrizioni o ordini divini e imprescindibili, e la prova dell’avvenuta purificazione è lasciata al libero arbitrio del penitente.

 

Alessandro G.

Penso che il tema dell’invidia sia sempre molto attuale, quindi mi è venuto in mente il passaggio nel canto III del paradiso, in cui Dante, parlando con Piccarda e Costanza nel cielo della luna, chiede se loro non desiderino essere più in alto nei cieli e, quindi, più vicine a Dio.

Mi ha sempre colpito come Dante punti l’attenzione sul domandarsi se in Paradiso anche le anime beate provino sentimenti terreni come l’invidia; soprattutto è interessante come Dante si chieda se si può essere gelosi anche dell’amore che altri beati più in alto possono ricevere da Dio e dare a Dio, quindi di una cosa estremamente pura, la più pura e, di conseguenza, non umana in modo assoluto.

Credo che l’invidia venga sperimentata tutti i giorni da chiunque e che soprattutto l’invidia legata all’affetto sia molto particolare: l’amore in ogni sua forma non può essere dato solo ed unicamente in modo volontario, eppure se una persona che amiamo non ci ricambia, questo ci fa provare un dolore misto a senso di inadeguatezza. Inoltre spesso si prova invidia per cose materiali possedute da altri, più che spirituali, e quindi astratte. Nel paradiso di Dante tutto ciò che è materiale distoglie l’attenzione dall’unica cosa che conta, ovvero l’amore legato a Dio.

 

Matilde D.

Secondo me la Divina Commedia è una potentissima arma a doppio taglio: può mutarsi nella “gemma della mente” oppure in un flagello nelle mani del professore di lettere, a seconda che venga apprezzata o no dagli studenti. È una parte obbligatoria e sostanziosa del programma del triennio, e quindi il modo in cui viene insegnata è determinante. Personalmente, avendo sperimentato nel mio percorso scolastico vari approcci didattici, ritengo che il miglior modo per affrontare l’opera e generare interesse sia “attualizzarla” il più possibile. Questo verbo però spesso perde di significato poiché se ne abusa, ecco quindi cosa intendo: spiegare le scelte narrative, i dialoghi con le anime ed i pensieri di Dante come se fosse esattamente un uomo comune con pregi, difetti e preoccupazioni fa avvicinare, secondo me, gli studenti all’opera. Di conseguenza si evita che i ragazzi dietro i banchi vedano la Commedia come un pesante fardello da trascinarsi dietro per tre interminabili anni, troppo lungo da studiare e soprattutto inutile visto che risale al 1300. Penso dunque che l’opera di Dante sia molto attuale, specie poi negli aspetti di critica etica, sociale, politica e religiosa. Un approccio meno rigido e schematico alla Commedia, che permetta di attualizzare ed interpretare più liberamente i suoi temi pur rispettando i canoni tipici dell’analisi di un’opera del genere, può far trovare ad ognuno delle piccole risposte, delle piccole soluzioni ad alcune domande e problemi della vita. Questo, almeno, è valso per me.

 

Mirco S.

Nel canto XIII del Purgatorio Dante fa intendere che, col caratterino che aveva, gli sarebbero toccati alcuni secoli di Purgatorio, cornice dei superbi.

Mi piace pensare che i secoli di Purgatorio toccatigli fossero sette, e che proprio in questi giorni se ne stia decollando verso le sfere beate insieme a Beatrice… (di nuovo).

Condividi:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Leggi anche

Newsletter

Torna su