Ragazze in campo, nel nome di Milena

Il calcio delle donne fra Correggio e San Martino

Mentre l’Italia del calcio saliva sul tetto del mondo, il 9 luglio 2006, tanti bambini scendevano in piazza a festeggiare i propri idoli. In loro compagnia vi erano anche tante bambine, le amiche del cuore con cui condividere serate d’estate o quelle spedite in porta ai calcetti per fare numero. Le immagino quelle bambine appassionate, che osservano in assoluto silenzio la partita dalle file più arretrate, che si mantengono 90 minuti in punta di piedi per intravedere lo schermo della tv coperto dalle teste degli amici maschi.

Eppure anche loro al triplice fischio finale hanno gridato, hanno gioito, hanno vinto. Con lo stesso diritto dei maschi, ma con la sola differenza che, rispetto ai propri coetanei dell’altro sesso, giocare a calcio per una femmina non è solo una battaglia contro gli avversari, ma in primis all’interno delle mura di casa, nel proprio giro di amicizie.

 

Le storie di vita delle #ragazzemondiali contenute nel libro edito da Aliberti “Quelle che… il calcio. Le ragazze del Mondiale” di Milena Bertolini e Domenico Savino, sono scandite dalle medesime paure, umiliazioni, negazioni. E le parole sono sempre le stesse, ma ogni volta si fanno più pesanti: «Perché NO, perché è uno sport da maschi, perché così non sei femminile, lascia perdere». In quelle pagine, però, emerge con maggior forza la voglia di riscatto, il profondo amore di un genitore, la gratificazione di una rivincita, il coraggio di non arrendersi neanche di fronte alle mura più alte.

Questa storia ci viene raccontata da chi ce l’ha fatta, da chi ha saputo trasformare, attraverso la propria ostinazione, un “no” categorico in un “perché no?” interrogativo.

Milena Bertolini, l’allenatrice della Nazionale femminile, nasce nel 1966 a Correggio, piccolo paese abituato da sempre a far parlare di sé per le proprie eccellenze.

Milena sarà ospite di Primo Piano lunedì 16 settembre. Inizia fin da piccola a giocare a calcio insieme a cugini nelle campagne di Lemizzone, fino a quando a tredici anni entra a far parte della Correggese, storica compagine locale che aveva costituito anche una squadra femminile.

La Correggese femminile continuerà a esistere anche negli anni a venire, mentre Milena sarà destinata ad alzare importanti trofei sia da giocatrice che da allenatrice.

Nel settembre 2018 la Correggese femminile rischia di scomparire, ma la voglia di mantenerla ancora in vita porta le giocatrici a scendere a compromessi. Se si vuole continuare a partecipare al campionato regionale FIGC serve un campo in cui allenarsi e l’innesto di nuove leve. Così nasce l’ U.S Sammartinese femminile, che racchiude il rodato gruppo Correggese a cui vanno ad aggiungersi altre atlete.

Immaginiamo queste ragazze in cerchio in mezzo al campo, mentre si guardano negli occhi e pensano che il tempo e le società possono cambiare, ma che l’amicizia e la passione per il pallone restano per sempre.

Perché in quel rettangolo di gioco non si allena solo il fisico, ma anche la mente e il cuore. E ce lo ricorda Milena, quando nel proprio libro riporta la celebre frase zen: «Puoi produrre il suono di due mani che battono l’una contro l’altra. Ma qual è, il suono di una mano sola?».

Sta proprio qui la forza di una squadra, nel saper unire quei battiti di mani, sia per incoraggiarsi sia per ammonirsi, perché è bello vincere, ma è anche importante e inevitabile perdere.

E tutto ciò che si viene a creare in campo lo si vive anche fuori, ad esempio viaggiando insieme con destinazione Francia, per assistere alla prima delle azzurre ai Mondiali. Per chi ama davvero il calcio, l’esordio di una Nazionale è un momento da vivere da pochi metri. Perché bisogna stare tutti uniti e tenersi per mano, e dall’Italia come si fa?!

L’Australia gioca da favorita, ma deve fare i conti con una squadra di giovani sognatrici, che per la prima volta hanno su di loro gli occhi di un Paese intero. E allora anche i pronostici cadono e diventa solo ed esclusivamente una questione di centimetri di campo da conquistare.Così ci pensa Barbara Bonansea a insaccare in rete di testa al 95’, all’ultimo respiro di una gara giocata in totale equilibrio.

Le ragazze del calcio esplodono in un’esultanza scomposta, di quelle che ricordi anche a distanza di decenni. Perché il sogno sta diventando realtà, anzi, la realtà inizia a essere anche meglio del sogno.

E il giorno dopo la Gazzetta dello Sport dedica un ampio spazio alle ragazze del calcio, abituate a microscopici trafiletti a fondo pagina. Rosa su rosa sta davvero bene e incomincia a pensarlo anche qualche maschietto.

Le #ragazzeazzurre escono ai quarti contro una superiore Olanda. Il sogno finisce in campo, ma non fuori.

Di questo Mondiale ricorderemo l’onestà, l’educazione dentro e fuori dal campo, l’uso elegante dell’italiano ai microfoni dei giornalisti, le dediche con le lacrime agli occhi.

Sotto molti aspetti Francia 2019 ci ha ricordato quel magico 9 luglio di tredici anni fa. Non portiamo a casa una coppa, ma una vittoria sì, quella di chi ha vissuto ciò che neanche poteva immaginare o augurarsi.

Le bambine che in punta di piedi cercavano di accaparrarsi qualche pixel di tv ora entreranno con passo deciso nelle scuole calcio dei propri paesi.

 

É la storia di Mia. Quattro anni e grinta da vendere. Il campionato del mondo delle proprie eroine, Mia l’ha visto comodamente dal divano in compagnia di sua cugina Annalisa, che milita nella U.S Sammartinese ma che avrebbe voluto iniziare a giocare a calcio già molti anni fa. Al triplice fischio finale contro la Cina, l’Italia passa ai quarti ed entra nella storia. Mia esce in balcone e sventola con orgoglio il tricolore affermando “anche io giocherò a calcio”. Non c’è immagine più autentica, non c’è vittoria più grande.

A tutte le Mia d’Italia, che possano un giorno trovarsi in campo a intonare l’inno di Mameli davanti al mondo intero.

 

Campioni d’Italia “SUPER PLUS” a Correggio

Giornate gioiose il 6/7 luglio per lo sport correggese: la società U.S. San Prospero, nell’ambito della sua opera a supporto di chi pratica il calcio come momento socializzante e educativo a sostegno di ragazzi diversamente abili, ha partecipato alle finali nazionali di calcio C.S.I di calcio a 5 nella categoria Super Plus in quel di Cesenatico e, battendo Lombardia e Sardegna, ha conquistato il titolo di Campione D’Italia.

Con estremo piacere onoriamo questi ragazzi, i loro accompagnatori e dirigenti in questo momento di grande soddisfazione. Prossimamente approfondiremo con un servizio più ampio la nascita e le finalità di questa realtà sportiva e sociale.

Ecco i componenti di questo fantastico gruppo: Mora Gabriele (allenatore), Bortolotti Andrea, Ferrari Maicol, Mori Cesare, Zini Carlo (Presidente), Acerbi Fabio, Bottazzi Fabio, Parmeggiani Luca, Zavaroni Matteo (allenatore), Covizzi Matteo Andrea, Tondelli Andrea, Nonnato Luca, Ligabue Luca, Peluso Luca, Ferrillo Mario.

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