Qui si coltiva Paulonia, ossigeno puro

Maestosa, elegante e con un enorme fogliame carnoso e dal colore verde intenso. Non è di certo passata inosservata la pionieristica coltivazione di Paulonia che, da due anni a questa parte, ha incuriosito chi si è trovato a transitare sulla Statale per Reggio o su via San Prospero immediatamente fuori Correggio. È una pianta insolita per il nostro territorio: fino ad ora eravamo abituati a scorgerla molto raramente e per un esclusivo utilizzo ornamentale. In risposta alle crescenti problematiche ambientali ed oggi più che mai anche energetiche, l’interesse nei confronti di questo albero molto particolare si sta ritagliando un proprio spazio. A Correggio il primo a voler toccare con mano le peculiarità della Paulonia è stato il dottor Alessandro Vezzani, che ha messo a dimora nel suo terreno, sulla una superficie di un ettaro, 540 piante.

Come sei arrivato a questa scelta?
“L’idea è partita dal desiderio di non abbandonare all’incuria l’appezzamento di terreno attorno alla nostra abitazione. Certo potevo creare un vigneto ma questa scelta impone esperienza e meccanizzazione. Quindi perché non creare un polmone verde? Mi sono messo alla ricerca di un’essenza arborea che potesse ripulire in modo significativo l’aria che respiriamo: così sono arrivato a scoprire che la Paulonia ha tale proprietà. Leggevo che un ettaro di queste piante assorbe, nell’arco di un anno, l’anidride carbonica prodotta da un’auto che abbia percorso ben 100.000 km. Inoltre abbatte le polveri sottili con la peluria delle sue enormi foglie cuoriformi. Soluzioni ottimale! Una delle prime cose che mi sono chiesto è stata se questa pianta di origine asiatica avrebbe sopportato il clima della pianura padana: dalle informazioni che ho raccolto ho scoperto che vegeta agevolmente fino a più di quaranta gradi centigradi e sopporta temperature che scendono fino a -10°C. Il fatto che necessiti di un terreno abbastanza sciolto, con un buon drenaggio ed una falda idrica abbastanza superficiale mi ha fatto rendere conto di avere le carte in regola e così ho messo a dimora le piante”.

Fra i tanti possibili utilizzi di questa pianta tu quale hai scelto?
“Il legno che si ottiene dalla Paulonia è decisamente interessante. La sua densità è intermedia tra quella del pioppo e quella della balsa, molto compatto e ben lavorabile, tanto che viene utilizzato per realizzare surf, suppellettili, mobili ed in particolare quelli per i transatlantici: per questo è chiamato anche alluminio del legno. Per ottenere un buon legno occorre adottare un sesto d’impianto che deve essere di quattro metri per quattro ed il tronco va privato di rami fino a sei metri di altezza, come nel caso della mia coltivazione. La pianta ha una crescita molto rapida: nel giro di otto o nove anni raggiunge un diametro fra i ventotto e i trentacinque centimetri, misurati ad un metro di altezza. La chioma invece può raggiungere sedici metri di altezza”.

Quindi nei prossimi anni ci regalerà anche splendide fioriture?
“Lo spettacolo della fioritura, che dovrebbe apparire già nel maggio del prossimo anno, coronerà questo piccolo progetto green. I fiori raccolti in grappoli tingeranno la piantagione di lilla. Ed in questa fase entrerà in scena un insetto cardine della vita sulla terra: l’ape. Con l’aiuto di un caro amico apicoltore, Giovannino Sacchetti, sono stati collocati un buon numero di arnie per ottenere miele di Paulonia che, a detta di esperti del settore, ha un sapore e proprietà molto particolari”.

Ma la Paulonia potrebbe avere anche utilizzi alternativi?
“Diversamente, con un sesto di metri tre per tre, si può produrre legno per biomassa, utile per ottenere cippato e pellet con un taglio del bosco più frequente”.

Sei soddisfatto?
“Volendo fare il punto su questa avventura che hai definito pionieristica, posso confermare che di avventura si tratta. I fornitori delle piantine sono pochi, ma seri: queste, una volta messe a dimora, hanno una crescita talmente veloce da stupire chiunque. Il bosco cresce in modo esponenziale e questo ti appassiona. Poi il legno è un materiale vivo, non inquina, ed oltre alla sua utilità nei settori citati viene impiegato anche nella bioedilizia, nella coibentazione termica ed acustica. Certo la crescita della pianta va seguita regolarmente: nel primo anno si lascia vegetare e all’inizio del secondo va praticato il cosiddetto “taglio tecnico”, ovvero il taglio del fusto al piede appena sopra al colletto. Da questo cresceranno tre polloni dai quali si sceglierà il più robusto e possibilmente orientato sottovento, al fine di ridurre il rischio di schianti a causa delle raffiche. Il lavoro continua negli anni successivi per eliminare le gemme ascellari e i rami fino all’altezza di sei metri, per evitare in tal modo la formazione di nodi nel legname che andremo a ottenere. In teoria all’ottavo/nono anno si praticherà il taglio finale degli alberi, anche se l’avventura non finisce qui: a questo punto si riparte, ma non da zero visto che le radici non vanno tolte e le cosiddette ceppaie ricacceranno: da queste di nuovo si potrà scegliere il pollone più vigoroso per la ricostruzione dell’arboreto. Il bosco rinasce sulle vecchie radici e il ciclo potrà ripetersi anche quattro o cinque volte”.

Producendo ancora ossigeno, sottraendo anidride carbonica e regalando bellezza anche a Correggio.

 Una pianta multifunzione, salva pianeta

La Paulonia è un elegante albero a foglia caduca originario della Cina e del Giappone che arrivò in Europa nel 1834: il naturalista tedesco Philip Franz von Siebold, di ritorno da una visita in Giappone, portò alcuni semi in omaggio ad Anna Pavlovna Romanova, figlia dell’allora Zar di Russia Paolo I. Per questo motivo viene talvolta identificato come “albero della Principessa”, anche se oggi viene molto più frequentemente definito albero anti-smog per la sua straordinaria capacità fotosintetica che lo rendono in grado di assorbire trenta tonnellate di anidride carbonica l’anno. Una quantità che è di dieci volte superiore a quella dei comuni alberi dei quali normalmente ci circondiamo. È una pianta a foglia caduca che si adatta bene a vari tipi di terreno e sopporta senza problemi sia il caldo estivo che il freddo invernale. Le caratteristiche del suo legno, leggero, ignifugo e resistente sia ai tarli che all’umidità, sono straordinarie tanto da renderlo ricercato anche per la costruzione sia di pipe che delle famose chitarre Fender. La Paulonia è sicuramente una pianta estremamente attuale ed importante dal punto di vista ambientale, non solo per la sua funzione purificatrice dell’aria ma anche perché resistente alla siccità e poco esigente dal punto di vista idrico nonostante l’entità della sua massa fogliare. Oltretutto è dotata di un apparato radicale che viene definito ad ombrello perché costituito da una sorta di doppio sistema radicale: una porzione si espande in senso orizzontale e potrebbe essere definita superficiale, che però raggiunge 1-1,5 metri di profondità, mentre l’altra è fittonante e si spinge fino ad otto metri; questo garantisce alla pianta un ottimo ancoraggio e la rende particolarmente adatta anche ad un utilizzo per il contenimento di smottamenti e frane. Quella che è sempre stata considerata una pianta esclusivamente ornamentale, poco vulnerabile anche dal punto di vista fitosanitario, oggi, per le sue caratteristiche, sta vivendo un momento di particolare considerazione anche dal punto di vista della coltivazione agraria come pianta cosiddetta “multifunzione”.

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