Qui il savoir faire vuol dire umanità

La Magiera Ansaloni opera al servizio degli anziani

Capita spesso di vedere fermarsi nelle case intorno a noi alcune auto bianche, con scritto sul fianco “Magiera Ansaloni”. Stanno lì un po’ e poi se ne vanno. Cosa fanno? Portano sollievo, competenza, umanità.

Una famiglia con anziano non autosufficiente ci ha stimolato ad approfondire il tema. «La nostra è una società che invecchia: nella regione Emilia Romagna gli ultraottantenni sono circa 360.000. L’invecchiamento è una fase naturale della vita, ma quando l’autonomia se ne va nelle famiglie nasce un senso di incertezza. Ci si chiede come fare ad affrontare la nuova situazione, davanti alla quale ci si sente sempre impreparati. Sapere di poter contattare qualcuno è importante per non sentirsi soli. La prima persona a cui ci si rivolge è il medico di famiglia, che informa sui servizi presenti sul territorio e aiuta a ricevere gli ausili. Lo Sportello SAUB ascolta le esigenze e, nell’arco di pochi giorni, un gentile corriere consegna delle strumentazioni necessarie. Questo è solo un piccolo passo: c’è bisogno di un’assistenza. Questo compito lo svolge l’Azienda di Servizi alla Persona Magiera Ansaloni. Si contatta la referente del servizio di assistenza domiciliare Paola Panini, che si presenta a domicilio insieme all’assistente sociale Marta Pignedoli. Con dolcezza parlano con l’anziano (che non ne vuol sapere di avere estranei in casa), cercando con pazienza di fargli capire l’importanza dell’aiuto che possono offrire a lui e alla moglie, che ancora ogni giorno lo alza, lo lava e lo veste. La mattina successiva arriva l’operatrice, che con dolcezza saluta l’anziano, lo conduce in bagno, gli parla in dialetto, cerca di farsi accettare. Gli chiede se ha dei figli, dei nipoti… e con delicatezza lo lava, gli fa la barba e lo riveste. Un servizio importantissimo».

Su questi temi abbiamo intervistato Paola Panini. «La Magiera Ansaloni ha come finalità l’organizzazione ed erogazione in forma diretta di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari rivolti ad anziani. Attualmente ha circa centoquaranta dipendenti, in gran parte personale socio sanitario, oltre a personale di coordinamento, amministrativo e tecnico. I soci sono i Comuni afferenti al Distretto di Correggio. Opera sui sei Comuni dell’Unione Pianura Reggiana con il servizio di assistenza domiciliare, gestisce tre case residenza anziani e centri diurni a Campagnola Emilia, Rio Saliceto e San Martino in Rio, oltre al centro diurno di Rolo», ci racconta.

Da quanti anni siete operativi?
«L’ASP è nata a maggio 2008, a seguito della trasformazione dell’Istituzione Pubblica Assistenza e Beneficenza di Rio Saliceto; negli anni seguenti anche altri Comuni hanno conferito tramite contratto di sevizio le varie attività che oggi gestiamo: domiciliari, semi residenziali e residenziali.

Magiera Ansaloni ha un totale di centotrentatre posti nelle strutture residenziali (Campagnola, Rio Saliceto e San Martino), quarantatre nei centri Diurni (Campagnola, Rio Saliceto, Rolo e San Martino) ed in media oltre duecento utenti (comprensivi della consegna dei pasti a domicilio) che usufruiscono del servizio di assistenza domiciliare».

Che finanziamenti ricevete?
«L’Emilia Romagna è la Regione italiana che destina più risorse alla non autosufficienza: nel 2022 il fondo regionale ha erogato 457 milioni di euro, più o meno la stessa cifra che il fondo nazionale investe su tutto il territorio. Una parte della retta dei nostri utenti (fino a quasi il 50%) viene coperta dal Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (FRNA).

Nel corso degli anni vi sono state anche alcune donazioni private, effettuate soprattutto da familiari ed associazioni, grazie alle quali riusciamo a portare avanti specifici progetti. Per noi sono altrettanto importanti le “donazioni” fatte sotto forma di riconoscimento dell’impegno, della professionalità e dell’umanità con cui cerchiamo ogni giorno di far stare bene tutti quelli che assistiamo: un sorriso, un gesto cortese molto spesso ripagano delle difficoltà e delle fatiche che porta con sé l’attività di cura».

Abbiamo poi posto alcune domande alle operatrici. Perché avete scelto questo tipo di lavoro?

Giulia B – «Il motivo principale è l’empatia che nutro per le persone anziane: sembrano fragili, ma hanno dentro tanta forza e tante cose da dire».

Sabrina – «Penso che non ci sia una risposta univoca, il motivo è dentro ad ognuna di noi».

Sonia – «Mi rendeva felice pensare che sarei riuscita a portare del bene ed un sorriso a chi ne aveva bisogno».

Tamara – «Penso che sia più un desiderio che viene dal cuore: credo si senta il bisogno di svolgere questo lavoro».

Luciana – «Ritengo che prendersi cura delle persone sia davvero la cosa più importante, anche se spesso veniamo sottovalutati. Aiutare chi si trova in una condizione di disagio può essere di vitale importanza per loro ed arricchisce noi come persone. Questo è un lavoro che non si impara, non si insegna, è un lavoro che ti risuona dentro sempre».

Sara – «Più che una scelta è un desiderio: poter aiutare chi è più fragile di te. Il desiderio di prenderti cura di un corpo stanco, di una mente confusa, di un’anima sola, di dar sollievo ad una malattia non con una pillola ma con un sorriso, con racconti di vita che sono fuori da quella stanza».

Quali sono gli aspetti più difficili?

Giulia B – «Il logorio del fisico ed il senso di impotenza davanti alla morte, che lascia un senso di vuoto incolmabile».

Sabrina – «Quando ti affezioni e poi li perdi… un pezzetto del nostro cuore se ne va con loro».

Sonia – «Ci sono alcuni aspetti faticosi: carichi di lavoro pesanti, gestione dell’emotività, responsabilità».

Tamara – «Sicuramente fare il primo passo: entrare in casa delle persone, riuscire a non essere invadenti e a divenire parte della loro quotidianità con calma, senza forzare i tempi e senza invadere i loro spazi».

Luciana – «I primi giorni non sono facili: bisogna iniziare un percorso di conoscenza reciproca, dobbiamo dare un po’ di noi stesse per avere un po’ della loro fiducia».

Sara – «Ogni situazione è diversa, ma per me l’aspetto più difficile è quello di doversi confrontare con la solitudine e l’abbandono in cui vivono molti anziani».

Quali le soddisfazioni?

Giulia B – «Le soddisfazioni sono quotidiane e continue. Il mio lavoro mi ha migliorata come persona: l’incontro con l’altro e l’accompagnamento al fine vita ti danno la possibilità di instaurare rapporti unici. Uno scambio umano molto importante che mi ha reso la persona che sono oggi».

Sabrina – «Ogni giorno so che ci sono persone che mi aspettano: per me è una grande soddisfazione. Aiutarli nella cura personale, poter fare una battuta per ridere insieme… questo mi gratifica tanto».

Sonia – «Aiutare gli altri avendo la possibilità di fare la differenza nella vita delle persone, diventare un punto di riferimento per chi ha bisogno e per la sua famiglia, accompagnata dal loro riconoscimento e gratitudine».

Tamara – «Il piccolo sorriso che ci si scambia appena varchiamo la soglia, ma ogni tanto anche le brutte parole: con il tempo abbiamo capito che è sempre un modo di accoglierci, perché comunque ci stanno aspettando. Credo che il regalo più grande sia sapere che i nostri nonnini ci attendono».

Sara – «Questo lavoro ti riempie di orgoglio. Arrivi a fine giornata sentendo di essere stata utile, anche solo per aver cambiato un pannolino».

 

L’Azienda pubblica di Servizi alla Persona (ASP) trae origine dall’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (IPAB) denominata “Opera Pia Casa di Ricovero Magiera Ansaloni”, la quale a sua volta trae origine dalle volontà testamentarie di Clementina Radeghieri vedova Ansaloni (deceduta a Rio Saliceto il 1° dicembre 1942) e del di Lei nipote Mario Magiera (deceduto a Correggio il 3 agosto 1947), che con testamenti olografi  destinavano il loro patrimonio allo scopo dell’istituzione di una Casa di Riposo per anziani inabili.

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