Qui due chiese crearono una Piazzetta

La Piazzetta delle suore è uno dei punti più interessanti della città. Fin dai tempi antichi era un punto basso, forse un acquitrino, poi orto contornato da modeste costruzioni cui si accedeva dall’antica Contrada lunga (oggi via Cairoli), da via del Carmine e da via del Filatoio. Divenne piazzetta in seguito alle costruzioni delle chiese del Carmine e di santa Chiara (ex chiesa della Trinità).

Un po’ di storia

Nell’anno 1593, dipinta sul muro sotto un portico del Castello dei Signori da Correggio, viene scoperta un’immagine, ritenuta miracolosa, della Santissima Trinità. Intorno all’immagine sorge una devozione spontanea che, nel 1596, dà avvio alla costituzione della Confraternita della Santissima Trinità che, sostenuta dalle offerte di privati devoti, fa costruire un modesto oratorio denominato ‘della Trinità’. Situato nella zona sud della città, nel quartiere detto ‘la Montagna’, l’oratorio viene terminato intorno al 1598 e poi ampliato nel 1613. Pochi anni dopo, nel 1617, la Confraternita si trova costretta a cedere due terzi dell’edificio ai frati Carmelitani di Mantova, giunti a Correggio l’anno prima per volere del Principe Siro e inizialmente collocati nel Convento con Oratorio di san Rocco (eretto nel 1502 dalla Confraternita di San Sebastiano). La situazione forzatamente coabitativa fra le due istituzioni molto diverse (una di regolari, l’altra di laici devoti) provoca attriti e incomprensioni di vario genere. Nel 1658 il Priore della Confraternita della Trinità,
Agostino Zuccardi, decide di risolvere la questione vendendo ai Carmelitani il terzo di proprietà della chiesa con sagrestia, che assume il titolo di Chiesa e Convento del Carmine.

Intanto Zuccardi ottiene dal Duca Rinaldo d’Este di poter erigere una nuova chiesa della Trinità. Il luogo scelto si trova nell’unico spazio disponibile che s’allarga proprio dinanzi all’antica sede della Confraternita, venduta ai Carmelitani. Il 22 agosto 1663 cominciano i lavori per l’erezione del nuovo Oratorio e, invano, i Carmelitani inviano proteste sia al Duca che alla Curia romana, in quanto la nuova chiesa della Trinità sarebbe sorta proprio accanto alla loro chiesa del Carmine, affacciandosi entrambe sulla medesima piazza. Ma i lavori proseguono e il 7 novembre 1666 la nuova Chiesa della Trinità viene consacrata.

Successivi ragguagli sulle due chiese: del Carmine e della Trinità

L’esistenza della Chiesa e del Convento del Carmine si concluse nel 1768, quando il Convento venne soppresso e la Chiesa adibita, in seguito, ad abitazione per indigenti. Assunse lo scutmai (soprannome) di Ca’ ed gòma (casa di gomma) per via della moltitudine di persone ivi dimoranti. Oggi è proprietà privata.

L’esistenza della Chiesa della Trinità è tuttora in corso e ha la sua storia. Dalla sua consacrazione del 1666, rimase alla Confraternita fino alla prima metà del Settecento, poi cambiò appartenenza. Il motivo fu che le suore terziarie francescane di santa Chiara (nel 1711 ridotte a clausura vescovile e nel 1739 a clausura pontificia) che risiedevano in un’abitazione a ridosso della chiesa, a causa dell’aumento costante delle vocazioni abbisognarono di più proficue rendite e di adeguati spazi. Dunque, nel 1740 il Duca Francesco III d’Este assegnò loro i beni della Confraternita che venne soppressa, e la bella Chiesa della Trinità modificò l’intitolazione in Chiesa di santa Chiara. Nel 1824-25 la Chiesa e il Convento subirono nuovi adattamenti, su progetto dell’architetto Francesco Forti, per accogliere le suore cappuccine di Spilamberto, chiamate per dirigere un educandato femminile. Nel 1866 giunsero nuove soppressioni dello Stato italiano che incamerò tutti i beni del Convento, lasciando alle suore solo una pensione per sopravvivere. Dal 1887 la proprietà dei locali tornò alle Cappuccine, per opera di un gruppo di volontari che permise loro di continuare l’opera di insegnamento fino al 1912. Dal 1920 divenne scuola privata sostenuta dalla Divina Provvidenza. Nella seconda metà del Novecento, a causa della scarsità di vocazioni, l’attività di insegnamento fu sospesa e, oggi, all’interno del Convento resta una minuscola comunità di monache Clarisse cappuccine.

Curiosità

All’inizio del Novecento una grande croce di legno marrone, alta quasi quattro metri, si ergeva a sinistra della Chiesa di santa Chiara, quasi addossata al muretto che nascondeva un orticello. Era appellata ‘al crusòn ed Vinsinsoun Vecchi’, fatta erigere da un certo Vincenzo Vecchi, a sue spese, si diceva per ottenere la remissione dei propri peccati. La croce, corrosa alla base dall’umidità, crollò non senza rischiare di travolgere una donna ‘gobba’ che passava, quindi finì in un qualche camino.

 

La storiografia è estrapolata dai testi di Valter Pratissoli in: ‘La ricerca storica locale a Correggio’, anni 2005 e 2008.

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