Qui Dubai e volo per il mondo

La correggese Giorgia Gherardi hostess per Fly Emirates

Giorgia Gherardi è una ragazza correggese di ventitre anni. Ha frequentato il Liceo Corso, con indirizzo linguistico. Dopo la scuola ha iniziato a lavorare come hostess, prima a Berlino e successivamente a Dubai, dove risiede attualmente.

Dopo il diploma hai letteralmente “preso il volo”, perciò partiamo dalla domanda che ci viene spontanea: cosa ha fatto nascere in te il desiderio di fare un lavoro così particolare?

«Ho sempre avuto la passione per il viaggio: partendo dal mio percorso scolastico, grazie anche ai progetti proposti dall’istituto, ho fatto diverse esperienze all’estero, negli Stati Uniti, in Germania, in Irlanda e adesso negli Emirati Arabi. Ogni singola esperienza mi ha arricchito a livello personale e mi ha messo a confronto con una realtà culturale nuova ed originale.

Mi sono interessata al lavoro di assistente di volo per diversi motivi: in primo luogo per poter vedere il mondo, ma anche per conoscere persone con background differenti dal mio. Non mi sarei mai immaginata quante possibilità il mio lavoro potesse offrire. Ho allacciato stretti contatti con diverse culture, dalle quali ho assimilato nuovi comportamenti e modi di pensare».

Nel tempo hai lavorato per più compagnie aeree, fino ad arrivare in una tra le più apprezzate e tra le più ambite in cui lavorare, Fly Emirates. Quali sono i fattori che ti hanno spinta a cambiare compagnia? Quali sono i pro e contro rispetto ad una realtà diversa?

«Premetto che ho iniziato a lavorare per Ryanair subito dopo le superiori. Ho successivamente lavorato per sei mesi per una compagnia charter, Smartlynx, al termine dei quali ho deciso di fare il colloquio per una compagnia internazionale di lungo raggio. Se alcuni fattori esterni non avessero influito sulle mie scelte, probabilmente non avrei lasciato le mie compagnie precedenti.

Ho iniziato a lavorare per Emirates da gennaio 2022. A parte i numerosi vantaggi, tra cui l’affitto pagato presso un appartamento a Dubai, Emirates mi dà la possibilità di viaggiare in tutto il mondo. In questi sei mesi i miei orizzonti si sono notevolmente ampliati. Posso dire di essere soddisfatta: i valori che passano all’interno della compagnia sono il rispetto tra i colleghi ed il lavoro di squadra. Mi sento parte integrante di un’organizzazione lavorativa più ampia e valorizzata per quello che posso offrire. Nonostante la mia carriera sia il lavoro dei sogni, ci sono alcuni aspetti negativi da non sottovalutare. I turni variabili e impegnativi, l’assenza di una routine e la carenza di sonno sono da tenere in considerazione: è necessario mantenere il corpo allenato e seguire una dieta equilibrata per sopportare ritmi intensi».

Tra un volo e l’altro hai abbastanza tempo per riuscire a visitare con sufficiente calma i vari luoghi in cui soggiorni, oppure sono molto più toccate e fuga? Qual è il paese preferito?

«Il tempo tra un volo e quello di ritorno è decisamente poco. In media stiamo solo un giorno nello stesso posto, prima di ritornare a Dubai. Per ora ho viaggiato in posti pazzeschi tra cui la Malesia e le Filippine, ma anche l’Australia e l’Africa. L’aspetto positivo è che tra i colleghi c’è sempre qualcuno che vuole organizzare un safari o una gita in giornata: a Durban, in Sud Africa, dove abbiamo nuotato con gli squali! Ritengo che ogni Paese abbia qualcosa da offrire, ma il mio preferito è la Nuova Zelanda. Panorami mozzafiato, vigneti e colline verdi, è decisamente il luogo adatto per le camminate in mezzo alla natura».

Negli Emirati Arabi ci sono delle differenze legislative, culturali e tradizionali rispetto all’Italia: hai incontrato una mentalità maschilista? Quanta strada manca da percorrere in tema di diritti delle donne?

«La differenza tra la cultura europea e quella araba si avverte. Da un lato la popolazione locale, radicata nelle tradizioni e nella cultura del Paese, dall’altro gli stranieri, che portano novità. C’è da specificare che a Dubai la maggior parte dei cittadini sono immigrati, per cui non ho avvertito una discriminazione nei miei confronti in quanto straniera o donna. Dubai è basata sul rispetto tra le varie culture ed è inevitabile che le regole sull’abbigliamento ed il comportamento siano più rigide rispetto ad una società più occidentale. Per vivere a Dubai è sicuramente necessario eliminare i pregiudizi ed avere una mentalità aperta. Stando in questo Paese ho avuto l’occasione di conoscere meglio gli aspetti positivi della cultura musulmana, più conservatrice e morigerata ma accogliente e ospitale. Nonostante ciò, la cultura e la religione si intersecano, per questo le donne spesso sono soggette alla decisione del marito o del padre e non hanno la stessa libertà che abbiamo in Italia. Viviamo un periodo storico in cui le opportunità per i giovani non sono confinate soltanto all’Italia e nemmeno all’Europa: certo, questa è un’ottima notizia, d’altro canto però l’immensa varietà porta inevitabilmente ad una maggiore difficoltà nelle scelte da prendere».

A quali persone consiglieresti questa esperienza? Quali stimoli può dare?

«Il mio consiglio è di scegliere una strada che possa rendere felici. Dalle mie esperienze in altri Paesi, ho imparato ad essere indipendente ed aperta mentalmente, eliminare i pregiudizi e vedere le cose da un altro punto di vista: spesso non sono come appaiono o come si pensa. Ho imparato soprattutto il valore del sacrificio e del duro lavoro. Se vi rendete conto di avere fatto scelte sbagliate potete sempre cambiare strada: avete investito su voi stessi, quindi non è stata una perdita di tempo. Dagli errori si impara sempre, le esperienze che avete fatto vi serviranno come lezione in futuro. Consiglio quest’esperienza a chi vuole farsi una seconda opinione, perché la realtà in cui viviamo non è l’unica possibile, e a chi non ha un’idea specifica rispetto al proprio futuro, poiché riscoprirete voi stessi. Ma soprattutto la consiglio a chi è un appassionato viaggiatore 
come me!».

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