Quell’antico ospedale per “li poveri infermi”… ma non tutti

L’antico Ospedale di San Sebastiano

Fino alla seconda metà del Seicento, entro le mura correggesche non esisteva un ospedale destinato alla cura dei malati, anche se Correggio era stato provvista fin dall’antichità di qualificati ospedali esterni alle mura cittadine. Poiché questi venivano spesso devastati da furti e saccheggi, che ne minavano la sopravvivenza, fu necessario ripensarne la collocazione.
Il 13 aprile 1683 la Confraternita di san Sebastiano di Correggio, a cura del suo Priore Girolamo Arrivabene, inviò una richiesta al Duca Francesco II d’Este di Modena perché concedesse un “guasto di case per la fabbrica dell’Ospedale che si è determinato di erigere in questa Città per li poveri infermi”. Il guasto di case era posto nella cosiddetta “contrada delle Ca’ nove”, tra l’attuale via Marconi e via del Carmine. Il Duca concesse l’area a patto che l’erigendo stabilimento restasse laico e soggetto in tutto alla Giurisdizione secolare. L’edificazione venne finanziata dalle offerte dei benefattori del luogo, tra i quali la nobildonna Lucrezia Bernieri che donò un orto contiguo, e la Confraternita che mise a disposizione due case. I lavori iniziarono nel 1689 e terminarono nel 1700, e l’ospedale venne nominato “San Sebastiano”.
Il fronte principale si affacciava sulla “contrada delle Ca’ nove” (attuale via Marconi), il fronte minore sulla “Piazza Castello” (attuale corso Cavour) e il lato a nord-ovest su “via della Montagna” (attuale via del Carmine). La facciata, in stile barocco, mostrava sopra il portone d’ingresso la scritta “Aegrotantium saluti” (per la salute delle persone malate), che è tuttora visibile.
Inizialmente la fabbrica era composta da due grandi corsie per uomini e donne, con al centro un Oratorio al quale poteva accedere anche il pubblico.
Nessuna memoria ci fa conoscere per certo il nome dell’architetto, anche se il disegno pare doversi attribuire ad Antonio Mota, Vicepriore della Confraternita e amico confidente di Francesco Contarelli, commissario a Ferrara per il Duca di Modena. Con l’andare del tempo i locali principali vennero man mano ampliati. Intorno al 1770 la Confraternita acquistò gli ultimi edifici fatiscenti della contrada per ricavare complessivamente mq. 2000 di orti, prova di quanto fossero importanti all’epoca. Alla fine del Settecento tutta la zona della contrada era occupata dallo stabilimento ospedaliero, che copriva un’area di mq. 7300.
Il regolamento del 7 maggio 1777 disponeva che l’ospedale fosse aperto ai “poveri” della Città e del Principato e, solo in caso di necessità, ai forestieri. Le regole per accedervi erano severe e, nonostante la laicità richiesta dalla Giurisdizione ducale, si doveva rispettare il primato dell’assistenza religiosa. Del vitto e delle cure, unico responsabile era il medico che doveva visitare gli infermi due volte al dì.
A titolo di curiosità, si riportano alcune direttive per l’ammissione al ricovero:
possono accedere solo gli infermi di Correggio città e del Principato (Rio Saliceto, Campagnola e Fabbrico), salvo qualche forestiero che vi si trovi, privo di ogni necessario sostentamento e a discrezione degli Ufficiali;
non si ricevono quei poveri che siano afflitti da mali incurabili (ciechi, storpi) e “cancerosi” (malati contagiosi), non potendosi sostenere la spesa;
all’entrata il povero infermo dovrà spogliarsi dei suoi abiti e beni, consegnandoli all’assistente di turno. Se risanato, gli verranno riconsegnati all’uscita. Nella degenza dovrà vestire una camicia bianca e un berrettino bianco;
saranno accettati solo i “poveri” infermi che all’ingresso si confesseranno al sacerdote residente nel luogo, il quale vigilerà affinché non manchi loro il religioso sollievo per l’anima, sia in caso di guarigione che di passaggio all’altra vita;
i malati meno gravi dovranno assistere alle funzioni religiose tenute nell’oratorio interno all’ospedale, fare la Comunione e pregare in favore dei benefattori che, con le loro offerte, hanno contribuito e continuano a sostenere la cura dei malati.
L’antico ospedale di San Sebastiano restò in funzione fin dopo un quinquennio dalla costruzione del nuovo ospedale, che fu inaugurato il 14 novembre 1915 (per chi voglia approfondire si rimanda al volume: “14 novembre 1915, Solenne inaugurazione del nuovo Ospedale di Correggio” curato da Fabrizia Amaini, Iames Amaini e Giulio Bursi). Nei primi anni, infatti, il nuovo ospedale fu esclusivamente addetto all’accoglienza dei feriti della Grande Guerra.
Il vecchio fabbricato ospedaliero, con case annesse, fu messo all’asta dalla Confraternita per affrontare, col ricavato, le spese necessarie per l’avviamento del nuovo ospedale che, pur costruito dal Comune, fu ad essa dato in gestione. La conduzione del nuovo ospedale prese avvio il 30 aprile 1920.

Con il Cristianesimo, le sofferenze dei malati divennero un tema centrale. Il primo concilio di Nicea, nel 325 d.C., spinse la Chiesa Cattolica a provvedere anche ai poveri, alle vedove e ai forestieri, stabilendo la costruzione di un Ospedale (hospitale) in ogni città dotata di Cattedrale. Venendo l’hospitale inteso come ostello (hospitium) per viaggiatori e pellegrini, o dispensario per soccorso dei poveri, o ambulatori per feriti, o case per ciechi, zoppi, anziani e malati di mente, si ubicava spesso lungo le strade principali o ai crocevia di esse.
Preposti al servizio ospedaliero erano spesso le Confraternite di Misericordia di san Sebastiano (soccorritore dei martirizzati e dei sofferenti) che provvedevano anche alla sepoltura dei miseri soli.
La funzione principale degli ospedali medievali era quella dell’adorazione di Dio. La maggior parte di essi comprendeva un Oratorio dotato di un ecclesiastico o di monaci, che avevano il compito di aiutare il sofferente tramite la preghiera. L’adorazione era in molti casi una priorità più alta delle cure, e serviva come modo per alleviare i disturbi dei malati e assicurare la loro salvezza in caso di morte.
La funzione secondaria degli ospedali medievali era la carità ai poveri, ai malati e ai viaggiatori. La carità fornita dagli ospedali si manifestava col mantenimento a lungo termine degli infermi, l’assistenza a medio termine dei malati, l’ospitalità a breve termine ai viaggiatori e la distribuzione regolare di elemosine ai poveri.
Nel XVIII secolo, sotto l’influenza dell’Illuminismo, iniziò a prevalere il moderno ospedale laico, che provvedeva esclusivamente alle esigenze terapeutiche e disponeva di medici e chirurghi qualificati.

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