Quel primo incontro non si scorda mai

Quel primo incontro non si scorda mai

Passano gli anni, ma la Giornata Mondiale della Gioventù – GMG resiste al tempo e, ultimamente, anche alla pandemia da Covid. Si tratta di un evento ideato da Papa Giovanni Paolo II a metà degli anni ottanta per incontrare i giovani di tutto il mondo: prima nella Diocesi di Roma poi in tutti i continenti, ogni due o tre anni. Un’occasione per radunare tante persone, conoscere culture diverse, scambiarsi storie di vita e di fede. Oggi, con i social, siamo abituati a sbirciare nelle vite altrui e seguire in tempo reale qualsiasi cosa accada sulla Terra, perciò forse potrebbe sembrarci una cosa un po’ banale e scontata, ma l’intuizione del Papa polacco è stata avveniristica e
ha segnato la vita di milioni di ragazzi e ragazze in giro per il mondo.

Quest’anno la GMG torna in Europa, dopo l’edizione del 2019 a Panama: Lisbona si prepara quindi ad accogliere centinaia di migliaia di adolescenti e giovanissimi da tutte le latitudini… Correggio inclusa! Sono infatti più di duecento i ragazzi che partiranno dalla nostra città per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà dal 26 al 31 luglio 2023. Tra loro tanti giovani che prestano servizio come educatori, catechisti e animatori dei ragazzi più piccoli, con cui condividono un cammino spirituale durante l’anno. Ci raccontano i preparativi Francesco Ragazzi e Teresa Oleari. «Io ho già partecipato a quella del 2016 a Cracovia, un’esperienza davvero arricchente», racconta Francesco. «Io invece ne ho vissute di più essendo un po’ meno giovane: sono stata a Parigi nel 1998, a Roma nel 2000, a Toronto nel 2002 (appena un anno dopo l’attentato alle Torri Gemelle), a Colonia nel 2005 e a Madrid nel 2011. Quest’anno non parteciperò, meglio lasciare il testimone agli educatori più giovani, ma sto dando una mano con l’organizzazione», ci spiega Teresa.

Se doveste spiegare a chi non la conosce che tipo di esperienza è, cosa direste?

Teresa: «Sono innanzitutto giorni di festa, di musica, di incontro e condivisione con ragazzi di tutto il mondo».

Francesco: «È l’occasione per sentirsi parte di una chiesa giovane e mondiale. Anche io, ripensando alla GMG, penso subito all’atmosfera di grande entusiasmo che si respira ai diversi eventi».

Com’è una giornata tipo alla GMG?

Teresa: «Partirei dicendo che la GMG è un’esperienza che richiede un po’ di fatica e sacrificio, perché è vissuta in uno stile di grande semplicità. Dormiremo sempre in palestra e i confort saranno pochi: quando si muovono certi numeri di persone è inevitabile. Sono però aspetti che si ricordano con gioia, anche perché la fatica è superata dalla carica che pervade l’evento. Alla mattina si partecipa a catechesi tenute da vescovi da tutto il mondo, poi al pomeriggio si ha il tempo di visitare la città, partecipare ad eventi particolari come la festa degli italiani o la Via Crucis il venerdì. Il tutto termina con una serata di riflessione e di incontro di tutti i partecipanti con il Papa, il sabato sera, e con la messa conclusiva della domenica mattina».

Francesco: «Noi poi avremo prima qualche giorno vissuto come diocesi di Reggio Emilia. Arriveremo a Lisbona in pullman: il viaggio è molto lungo, così faremo tappa a Barcellona e Madrid dove la visita delle città sarà accompagnata da momenti di catechesi del nostro vescovo Giacomo Morandi. Avremo il grande onore di poter dire la messa nella Sagrada Famiglia per tutti i milleottocento giovani reggiani che parteciperanno alla GMG!».

L’associazionismo, il volontariato e la realtà parrocchiale hanno subito un sensibile calo di partecipazione durante il Covid, eppure l’affluenza alla GMG dei giovani reggiani sarà molto rilevante. Come leggete questa adesione?

Teresa: «L’esperienza della pandemia ci ha ricordato, tra le altre cose, l’importanza di far parte di una comunità con cui affrontare sia le gioie che le difficoltà. La Giornata Mondiale della Gioventù trasmette questo senso di unità, questa sensazione di non essere mai soli – in questo caso nel vivere il proprio cammino spirituale – e di essere parte di qualcosa di più grande in cui ognuno, dal suo piccolo angolo di mondo, porta la sua esperienza».

Come state affrontando questi mesi di preparazione all’evento?

Francesco: «Stiamo facendo degli incontri con i ragazzi per capire meglio il senso della GMG: quando si è là si vive tutto a mille e qualche aspetto rischia di sfuggire. Abbiamo avuto la testimonianza di adulti che hanno vissuto le GMG passate, mettendone in luce vari aspetti che ancora oggi risultano per loro significativi. Chi ha ricordato la serata della GMG del 2000 a Tor Vergata con Papa Giovanni Paolo II, chi ha parlato del rapporto che è rimasto con le famiglie da cui sono stati ospitati a Toronto e a Cracovia, o chi racconta di aver trovato l’amore proprio durante la settimana della GMG».

Teresa: «In più c’è tutta una serie di eventi di autofinanziamento che stiamo facendo per aiutare le famiglie dei ragazzi a sostenere il costo della partecipazione. Abbiamo serate cinema, tornei di bigliardino e pinnacolo, una lotteria con in palio prodotti Apple; la sera di Pasqua la famiglia Formentelli ha offerto un concerto gratuito in cui abbiamo raccolto più di mille euro dalle offerte dei partecipanti. E ancora non abbiamo finito!».

Concludendo, qual è il ricordo più bello della vostra esperienza di Giornata Mondiale della Gioventù?

Francesco: «Della GMG di Cracovia ricordo l’atmosfera di festa e l’impressione di vedere persone veramente da tutto il mondo: ho fatto firmare la bandiera italiana che avevo a persone di stati diversi e in breve tempo l’ho finita! Ricordo bene anche la messa dei giovani italiani, caratterizzata da un forte messaggio di speranza: eravamo nel pieno degli attentati dell’ISIS in Europa e anche la partecipazione alla GMG era segnata da un certo timore».

Teresa: «Ogni GMG è diversa: ricordo alcune catechesi bellissime a Colonia, gli incontri e gli scambi con i ragazzi di tutto il mondo. Partecipare ai momenti di preghiera di altri paesi, il silenzio di raccoglimento a Madrid, i canti nella metropolitana e la serata finale a Roma con il Papa. Un’esperienza di vera gioia che riecheggia per tutta la vita!».

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