Quel flauto magico che ha incantato il mondo

news-novembre-2015

Quel flauto magico che ha incantato il mondo

Griminelli festeggia 40 anni di carriera all’Asioli

 
Nelle orecchie gira e rigira, fresco di palcoscenico, il suono di quel flauto magico che ha già incantato il mondo. È il flauto del correggese Andrea Griminelli, ospite d’onore al Pavarotti d’oro 2015 organizzato dalla nostra Pro-loco qui al Teatro Asioli. Scatta la standing ovation del pubblico dopo la magistrale esecuzione dell’aria più nota della Carmen di Bizet.
E adesso siamo qui con lui, il maestro Griminelli, che accoglie ed abbraccia tanti amici correggesi con la consueta cordialità.

Caro Andrea, ogni volta che vieni a Correggio, vederti e sentirti è una emozione per tutti noi, come vedi.
«Non lo è meno per me, te lo assicuro. Purtroppo negli ultimi anni ho potuto venire a Correggio un po’ meno spesso. Gli impegni professionali che mi portano ovunque, la famiglia con due splendide bimbe di due e quattro anni che vivono con me a Roma… Però a Correggio ho le mie radici. Qui c’è mia madre e tanti amici.
Qui mi sono sposato con Rossana, qui ho i ricordi dell’infanzia. Ecco, vorrei per le mie figlie l’infanzia che io ho avuto qui».

Ma è davvero così speciale l’infanzia made in Correggio?
«Massì! Io sono cresciuto davanti al negozio di elettrodomestici dei miei genitori in Corso Mazzini, per strada e sotto i portici. Quei portici! Mi ricordano le infinite “vasche”, la gente che ti parla, la qualità della vita. Anche in Giappone, che adoro, o in America, o in qualunque altro luogo di un mondo che per me è diventato piccolo, non trovo ciò che ritrovo a Correggio, un posto che rimane unico».

Ancora qualche flash back?
«I meravigliosi anni delle radio libere. Nei mitici settanta curai per un biennio i programmi di musica classica di Radio Attiva che trasmetteva da un garage. Che sensazione di libertà!
E poi la scuola. La media Marconi e l’incontro fortunato con la prof di musica, Maria Motti, la mia talent scout. Galeotto fu un disco di Severino Gazzelloni che lei mi regalò. In una settimana imparai a suonare il flauto: fu amore per sempre. La Motti mi organizzò i primi concertini al Convitto, al Contarelli e in varie chiese.
A Reggio, a quindici anni, alla Società del Casino ci fu il mio vero esordio professionale, perché ricevetti un rimborso spese. Ero al settimo cielo. E poi ci misi un discreto impegno: al mattino studiavo ragioneria all’Einaudi e al pomeriggio frequentavo il Peri a Reggio.
Dopo il diploma venni assunto nelle orchestre Rai di Torino e della Fenice di Venezia e come docente di flauto al Conservatorio di Ferrara; non male per un ventenne, no? Ma il mio sogno era di diventare un concertista solista. E convinsi la mia famiglia che dovevo abbandonare il posto fisso e perfezionarmi nello strumento, dato che avevo vinto il concorso di ammissione alla più grande Università del flauto del mondo a Parigi. E così cominciò la mia vita di giramondo».

Leggi l’articolo completo su Primo Piano di Novembre 2015

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